Chevalier Montrachet grand cru Clos des Chevaliers monopole 2020

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  • Jean Chartron
  • 2020
  • Grand cru
  • Vinificazione : Egrappé/uve diraspate Egrappé/uve diraspate
  • Vitigno : Chardonnay Chardonnay
590,00 €

Iva inclusa

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terroir unico, oggi suddiviso tra venti proprietari, ricercatissimo dagli appassionati, ubicato appena sopra il mitico “Montrachet” ed un'area boschiva, esteso per 7.59 ha. Jean ci racconta che negli anni '70, con la benedizione delle autorità legislative in materia, riuscì a far annettere al cru 0,25 ha di “Cailleret”, il cui terreno incolto in quell'area del 1er cru, fu asportato dall'area originaria e depositato sulla roccia madre nella nuova ubicazione, che fu proclamata facente parte degli Chevaliers. Chartron appartiene alla ristretta elite di vignerons che possono vantare di possederne una quantità maggiore (0.47 ha), rispetto agli altri quindici. Il climat, esposto ad est-sud-est, tocca i 300 metri d'altitudine, suddivisa in tre terrazzamenti, con caratteristiche dei suoli distinte: in alto la presenza di marne oolitiche è massiccia, mentre nella parte sudista prevalgono striature ferrose, condivise con il “Montrachet”. Lo Chevaliers è un prodotto distintivo rispetto al nobile dirimpettaio, che riluce di una classe e di una finezza composta e scintillante proprie, con tratti sauvage, spiazzante per l'anima gusto-olfattiva, unica e luminescente per traccia salina. Un diamante purissimo, quindi, che vive di luce propria ed attraversa il tempo con nonchalance estrema. Annata 2020 che ci ha avvolto in un'aura speciale dalla prima olfazione, stordendoci e costringendoci a cristallizzare una first impression entusiastica da 97 punti di partenza: un innamoramento istantaneo, folgorante, che ha imbrigliato i nostri organi di senso; l'olfatto è una reale nebulosa d'aromi, in cui svettano frutto della passione, olio d'agrumi dolci, crema pasticcera, pasta di mandorle, freschi fiori primaverili di campo, polvere pirica, e delicati rimandi di un rovere in via di assimilazione. Palato teso, fresco, attraversato da una scia elettrica minerale che ricorda le rocce di una grotta marina, patinato, griffato da una vena tartarica ispirata, poi ancora il burro d'alpeggio, la pasta di mandorle ed, infine, paiono rotolare da una copiosa cesta intere schiere di agrumi e mele verdi. Finale lunghissimo, da Montrachet, in cui svetta un frutto fulgido nuovamente, si inabissa e riemergono note gessose. Imperdibile, unico. Pronto a sfidare i decenni a venire. Apogeo di apertura [2030-2050]

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