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BORGOGNA 2014: ANALISI CLIMATICA E PROSPETTIVE DI UN MILLESIMO SORPRENDENTE

"Septembre fait le vin". Anche il neonato millesimo 2014 non si sottrae al celeberrimo adagio borgognone, anzi, ne rappresenta un meraviglioso spot. Promette classe, personalità e seduttività la nuova annata, prossima al debutto commerciale massivo (qualche domaine lo ha già posto in vendita) ed all'evento che ne celebrerà l'esordio sulla scena internazionale, i "Les Grands Jours 2016" (21-25 marzo).

Pertanto, poiché la nuova annata in commercio è ai nastri di partenza della distribuzione, abbiamo ritenuto opportuno sottoporre al nostro pubblico un’analisi preliminare del millesimo, che si propone di esplicitare le fasi chiave dell’andamento climatico del ciclo vegetativo marzo-settembre 2014, e di evidenziare le impressioni vendemmiali che ne sono immediatamente scaturite, nonché le nostre sensazioni dopo i numerosi tasting dalle botti e da bottiglia, ai quali abbiamo avuto accesso.

Non c’è alcun dubbio; il volto di questo millesimo possiede i connotati dei tre momenti cruciali che ne hanno determinato la timbrica:

1° momento coincide con il mese di marzo, estremamente soleggiato (228 ore di luce complessive; addirittura un +39% rispetto alle medie del periodo e secondo, nell’intera annata, solo al mese di giugno) e molto siccitoso (-67% delle piogge rispetto alle medie); ciò ha determinato un inevitabile accelerazione (avvertibile soprattutto dopo la metà del mese) del ciclo vegetativo delle viti; successivamente, il mese di aprile, contraddistinto da un +25% di soleggiamento ed +21% di aumento delle temperature, rispetto alle medie, ha impresso un ulteriore accelerazione a tale precocità, assecondando quello che ha costituito il vero leitmotiv di questa bassa primavera; ha poi fatto seguito un mese di maggio regolare, contraddistinto da temperature adeguate e precipitazioni esigue (-47% rispetto alla media).

2° momento è rappresentato dall’andamento climatico dei tre mesi centrali estivi; in particolare, nel mese di giugno, le temperature hanno cominciato subito a lievitare vertiginosamente: si è passati, nello spazio di 4 giorni, da una massima (esigua) di 18.6°, registrata il 4 giugno, ad un’impennata verticale della colonnina di mercurio, sino a 35.4°, registrati il giorno 9, autentica giornata record per il caldo; ciò ha inciso molto sul fenomeno delle fioriture e sul debutto anticipato dell’allegagione; nei successivi mesi, quelli di luglio ed agosto, mentre le temperature si sono mantenute di poco al di sotto delle medie del periodo, le due variabili climatiche che in questo vitale bimestre hanno profondamente inciso sono state: 1) l’estrema piovosità, che ha apportato un’inaspettata freschezza del clima; alcuni dati, allo scopo di meglio comprendere il fenomeno, che si rivelerà cruciale per cogliere l’essenza di questo millesimo: le ridondanti precipitazioni (a questo proposito si è parlato esplicitamente di “étés indiens”), hanno determinato la bellezza di 260.3 mm complessivi; quindi, nei mesi di luglio ed agosto la piovosità è stata eccezionale e da consegnare agli almanacchi: rispettivamente +100% e +66%, rispetto alle medie mensili di riferimento; agosto, in particolare, è stato il mese più piovoso dell’anno, dopo quello di novembre(!); ad abundantiam, infine, un parallelo intrigante: rispetto alla più recente e caldissima estate 2015, c’è stato un +45% di precipitazioni; 2) l’improvvisa scarsità delle ore di soleggiamento (solo 361 contro le 496 medie del periodo), quindi di ciò che sino a quel momento aveva sovrabbondato; il rapporto con la luminosissima estate 2015 è impietoso: -36% di ore di luce; ciò, inevitabilmente, ha impresso una frenata improvvisa alla grande accelerazione vegetativa che era parso uno dei tratti distintivi dell’annata in corso; tutto questo ha inciso sull’importante e conseguente fenomeno della ritardata invaiatura degli acini. La bizzarria di questa seconda fase ha, però, trovato il suo culmine espressivo nella giornata del 28 giugno; in questa data fatidica si è registrata una violentissima grandinata, che ha devastato, per il terzo anno consecutivo, ancora una volta, la Cote de Beaune, con epicentro il consueto triangolo Beaune-Pommard-Volnay, compromettendo di gran lunga le rese (a Pommard, in particolare, il 50% del raccolto è andato perduto ed alcuni climats, classificati 1er cru, sono stati devastati in percentuali che si attestano al 90%); dalla furia devastatrice degli elementi, in Cote de Beaune, per fortuna, si sono salvate le aree di Montrachet, St Aubin, Savigny e Corton, non coinvolte nel fenomeno.

3° momento, infine, coincide con il lieto fine di quest’annata viticola e ciò che ne ha sancito la svolta positiva; infatti, lo scrigno prezioso che racchiude il meglio di questo millesimo è tutto concentrato nelle prime tre settimane di settembre, contraddistinte da tempo soleggiato ed asciutto: in particolare, i primi diciassette giorni del mese hanno elargito temperature ideali per il perfezionamento delle maturazioni delle uve e per le operazioni vendemmiali: hanno oscillato tra i 20.7° ed i 28.7°, senza registrare un solo millimetro di pioggia e chiudendo il sipario dell’annata approssimandosi di molto a com’era cominciato: con ben 224 ore di luce (una replica sostanziale di marzo); insomma, un settembre vero deus ex machina provvidenziale, che è stato capace di incidere profondamente sul carattere di un'annata che, sino a quel momento, ha rischiato seriamente di passare alla storia come una tra le più fresche, umide e piovose mai ammirate a queste latitudini; la douceur settembrina ha, quindi, consentito la piena maturazione fenolica delle uve, contribuendo al loro buono stato di salute complessivo, con risultati davvero sorprendenti. Il Bureau interprofessionel des vins de Bourgogne lo ha ufficialmente ribadito, affermando che “la 2014 è stata un’annata generalmente molto positiva sotto il profilo della sanità delle uve"; ciò, nonostante non siano stati sporadici gli episodi di marciume acido, soprattutto nei vigneti di pinot noir, nei quali l'agente interferente più devastante si è rivelato, ancora una volta, il moscerino drosophila suzukii. Quanto ai quantitativi, la produzione borgognona, in rapporto a quella che l’ha preceduta, ha fatto segnalare un +9%.

Impressioni e considerazioni sui vini di questa annata: vi è unanimità tra i vigneron nel valutare questo millesimo addirittura eccellente per gli chardonnay, che sono accreditati vantare equilibri straordinari (acidità esemplari), che, grazie al loro carattere preciso, definito e compiuto, porteranno in dote un grandissimo potenziale di invecchiamento; un particolare: le fermentazioni alcoliche e malolattiche si sono palesate mediamente molto lente e ciò marcherà inevitabilmente lo stile degli chardonnay di questa annata, ricalcando l’accezione di alcune precedenti, come la 2005 e la 2010; sul fronte del pinot noir, i vini evidenziano grande raffinatezza e charme, colorazioni generalmente vivide ed intense, dalle accezioni gustative estremamente centrare sulla componente fruttata, contraddistinte da estratti dai tratti nobili e da tannini morbidi e piacevoli, profilati sulla finezza, figli di un’annata fresca, quindi estremamente ideale per questo cepage. I nostri ripetuti assaggi da botte ci hanno sorpreso e ci trovano perfettamente in linea con le attese e concordi con quanto rilevato dagli organismi locali competenti. Il millesimo trasuda classicismo e sembra esaltare le prerogative migliori dei due vitigni; con il dovuto rispetto, ed in concordanza con più di qualche vigneron, abbiamo rinvenuto alcune tracce degli echi migliori della celeberrima annata 2010, della quale, però, estremizza evidentemente alcuni aspetti, e, rispetto alla quale, paga uno spread di equilibrio generale complessivo; ma le distanze non paiono poi cosi ragguardevoli; sottoporremo necessariamente alla prova del tempo e dei numerosi assaggi che faranno seguito gli input che abbiamo ricavato e che vi abbiamo sottoposto.

 

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Bisaglia Francesco

 

 

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