L'annata 2026 in Borgogna. Analisi dinamica.
Lo staff redazionale ripropone una rubrica che resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo '26, quindi sino al raccolto delle uve principali coltivate in Cote d'Or, chardonnay e pinot noir. Al termine di ogni mensilità considerata, da marzo a settembre (con doveroso incipit circa l'andamento dell'inverno che precede il nuovo millesimo), si propone di fornire ai nostri lettori un report dinamico sugli accadimenti meteo principali, corredato anche dall'analisi di alcuni parametri che riteniamo essenziali per comprendere al meglio l’andamento dell'annata viticola.
INVERNO 2025-2026
Portate a termine le vendemmie '25 sotto temperature settembrine assolutamente in linea con le medie del periodo, anche ottobre ha calcato le medesime orme: la temperatura media registrata è stata di 13.9 gradi, segnando solo un leggero plus di 0.2 gradi sopra la media nazionale francese. Pertanto, siamo lontani dai record registrati nel medesimo lasso di tempo dell'anno 2022 (+3.5 gradi oltre la media) e dell'anno 2023 (+2.7 gradi oltre la media). Ottobre ha conosciuto un piacevole alternarsi tra periodi di clima fresco (prima settimana) e poi via via più mite nella seconda metà del mese. Un ottobre borgognone complessivamente addirittura con valori complessivi leggermente inferiori alle medie stagionali (fino a -0.3 gradi). A seguire, novembre si è palesato un mese di forti contrasti: una prima metà che ha perseverato in mitezza arrivando a sfiorare i venti gradi, cui ha fatto seguito una seconda quindicina di giorni con un'ondata di freddo ragguardevole, che ha realizzato minime che hanno sfiorato i valori record del 1985, registrando a Beaune un -6,8 gradi nella notte del giorno 23, con massime che hanno toccato i 2.3 gradi. Insomma un novembre con una pluviometria regolare e nettamente double face, che ha fatto da capello introduttivo all'arrivo dell'inverno in Cote d'Or.
Dicembre sterza decisamente verso la mitezza già dal giorno due, e si acclimata su questi standard sino al giorno dodici, con temperature decisamente sopra le medie, che toccano massime con apice di 15.4 gradi il giorno 8, fomentate da venti da sud, ed alternati da qualche debole pioggia. A seguire, il mood non cambia sino al 23 dicembre, con minime mai sotto lo zero. Ma l'ultima settimana, quella che abbandona il tardo autunno e decreta l'inizio formale dell'inverno, da Natale a Capodanno, manifesta i toni di un promettente generale inverno: il freddo comincia a mordere, trascinando le medie del periodo addirittura sotto di 4 gradi; si toccano i -7 di notte e le temperature diurne sono di poco sopra lo zero. Un inizio in pompa magna, in stile 2010, con qualche spruzzata di neve, che, però, nel computo delle medie finali del mese, non ha compensato l'andamento mite delle prime tre settimane. Tirando le fila: nel complesso si è trattato di un mese piuttosto mite per la coda d'autunno restante, con un surplus termico di oltre un grado e mezzo, mentre poi l'accelerazione del vortice polare ha dettato legge. Tuttavia il dicembre '25 è rimasto ben lontano dai record dell'anno 2000 e 2015; mentre, come accennato, il debutto strettamente calendariale ha assomigliato molto a quello del 2010. Infine, gli indici della pluviometria hanno segnalato un -47 per cento complessivo.
Gennaio raccoglie il testimone e rilancia una prima settimana da autentico inverno classico. La tempête Goretti reca con sé un clima artico: si arriva -6 di notte e fino -3 di giorno. Ma dal giorno otto le temperature rimontano, restando spesso sotto media di notte e stazionando attorno ai dieci gradi di giorno. Verso la fine del mese un blocco anticiclonico in area russa minaccia di far crollare le temperature: si materializza uno scenario con forti correnti umide, grazie ad un possente flusso da sud est che contrasta un blocco orizzontale di matrice balcanica che pero' lambisce il nord della Francia e lascia la Cote d'Or in una terra di mezzo, in cui perseverano giornate brulle ed umide, con piogge sotto media del quaranta per cento. Dati alla mano, la voce più autorevole dell'inverno, al momento, ha sfoderato diciassette giorni di autentico freddo old style. Ancora troppo poco.
Febbraio si fa attendere per un colpo di coda artico che, però, stenta a manifestarsi alle latitudini borgognone. La parola d'ordine è umidità nei bassi strati e piogge. Parecchie. Tutte quelle che sino ad ora non si erano mai ammirate. Una corrente a getto che circola a latitudini inferiori alla norma, passando sopra le Azzorre e poi la penisola iberica prima di raggiungere il Mediterraneo, porta dall'oceano atlantico un transito di ripetute perturbazioni che si alternano, scaricando in Cote d'Or circa ottanta millimetri, segnando un più ottanta per cento rispetto alle medie del periodo. Le temperature si allineano al trend evidenziato, orientandosi sulla mitezza, stazionando sempre attorno ai dieci gradi di giorno e facendo segnare un + 4.5 gradi rispetto alle attese. Anche se l'inverno ufficiale è previsto stiracchiarsi ancora per buona parte del mese successivo, un primo significativo bilancio si può trarre sull'inverno 2025-2026: all'eccezione di una quindicina di giorni davvero freddi, annotiamo che la stagione è stata piuttosto mite in Borgogna, con una temperatura media nazionale di 7,58 gradi, che significano +1.71 gradi sopra la media, il che rende questo inverno il quarto più mite mai registrato in Francia. Si accorda solo a tre inverni più miti: 2019-2020 (+2.29 gradi), 2015-2016 (+2.12 gradi) e 2023-2024 (+1.98 gradi). Marzo regalerà soprese e colpi di coda?
MARZO. Si comincia a fare sul serio. La primavera meteorologica comincia ufficialmente il primo giorno di marzo ed il millesimo 2026 entra in scena. E lo fa con un mese che ha esibito una personalità che in passato è stata spesso sottostimata, perchè si è rivelato capace di generare eventi determinanti non solo per un abbrivio iniziale stagionale, ma anche in grado di direzionarne una futura traiettoria. Ma andiamo con ordine. I primi dieci giorni vedono temperature ancora sopra media in Cote d'Or: infatti, si viaggia costantemente su riscontri diurni da primavera anticipata, che toccano i diciotto gradi e minime intorno ai sei gradi e scarse precipitazioni. E ciò agevola la timida ed anticipata comparsa delle prime gemme già intorno ai primi giorni del mese, figlie di un fine febbraio piuttosto mite. Ma a queste latitudini si è ben consci che i conti con la stagione invernale sono tutt'altro che archiviati, e per questo si teme il potenziale ritorno del gran freddo. Perchè tutto è possibile, almeno, statisticamente, sino all'equinozio di primavera, quindi sino alla metà del mese; poi, l'allerta, storicamente, scema, perchè le giornate si allungano, la potenza del sole tende ad ispessirsi, rendendo sempre più marginale la possibilità di vere e proprie ondate di freddo durature. Le statistiche meteo francesi, infatti, decretano che, storicamente, dopo il quindi di marzo, sono praticamente impossibili perturbazioni di matrice artica che possano insistere per molti giorni (ad eccezione di quella dal 15 marzo al giorno 23 dell'annata 2021 ed in quella verificatasi nel 2018). Se la statistica difficilmente teme smentita, in realtà, il rischio di qualche scodata di freddo sfuma con progressiva e lenta gradualità. E questa volta, in base ai nostri di dati statistici, sulla scorta dei riscontri di almanacchi dell'ultimo millennio alla mano, da metà marzo a metà aprile la natura si dimostra ancora ampiamente in grado di cambiare idea sul sancire un definitivo cambio stagionale. Anzi, negli ultimi dodici anni ha proposto scenari di accelerazione e decelerazione improvvisi sul piano del meteo in grado di sparigliare le carte della transizione stagionale. Insomma, questo lasso di tempo che abbiamo indicato è autentica suspance ad alta tensione per i vigneron. E non c'è nulla che l'uomo possa fare per condizionare questa attesa inevitabile, che costringe a visionare con ossessività il meteo, giorno dopo giorno. Nel trittico di giorni che va dal sedici al diciotto, le temperature cominciano a flettere, riportando massime sotto i dieci gradi e minime sotto media (a Chablis appaiono spettacolari fuochi a protezione delle vigne). E' il segno di un trend che sta cambiando? Non ancora. Perchè dal giorno diciassette al ventiquattro la natura sembra scrollarsi dal torpore e riprendere una marcia che pare inarrestabile, con un decollo della mitezza progressivo, temperature attorno ai sedici gradi di giorno, un'ottima insolazione, precipitazioni risicatissime e venti che si orientano benevoli da nord, raffrescando le giornate ed i cieli, resi sempre più limpidi e sgombri da cirri. Però, alla vigilia dell'ultima decade, precisamente il giorno ventitre, il modello meteo americano prospetta, con una buona percentuale di concretizzazione, un potenziale ritorno inatteso del freddo: infatti, prevede che un blocco d'alta pressione si starebbe isolando sull'area atlantica prospicente alla Francia, lasciando il fianco scoperto ad una perturbazione con masse d'aria fredda che piomberebbe da nord, direzionata verso il centro del continente europeo, quindi lambendo sicuramente buona parte del territorio francese. Contro tutte le statistiche e contro un mood stagionale che era parso instaurarsi. Precisiamo un dettaglio essenziale: in questo periodo, le gemme sulle viti sono ancora avvolte nei loro involucri protettivi, e cominciano a dispiegare qualche abbozzo di apparato fogliare, perchè non c'è stata ancora una vera brusca e decisiva accelerazione primaverile. L'arrivo della massa d'aria fredda si concretizza e lunedi ventitrè si piomba sotto zero in Cote d'Or; poi le minime risalgono subito nei giorni successivi, facendo tirare un sospiro di sollievo. Pericolo scampato? Ricordiamo sempre che ogni parcella presenta un proprio contesto topografico, esposizione ed umidità, che può amplificare il rischio di potenziali gelate, quindi si ragiona sempre in modo settoriale. I team dei vigneron cominciano a vigilare le notti con lo sguardo fisso sui termometri, posizionati nelle zone storicamente più soggette alle gelate. I giorni passano ed il freddo appare sempre più approssimare lo zero notturno. Il giorno venticinque, nel dipartimento della Cote d'Or, all'altezza di Sombernon, si segnala addirittura del nevischio. Da giovedi ventisei assistiamo ad un dispiegarsi di forze imponente tra i vigneti: molto meno a nord ma soprattutto a sud appaiono “fili riscaldanti” che illuminano in modo spettacolare i filari, le bougies vengono piazzate strategicamente e gradi ventliatori per scaldare l'aria si ammirano in area Volnay e Pommard. Ormai a queste latitudini si fa in fretta per approntare le migliori difese: l'ultimo decennio ha permesso di affinare timing di intervento, tecniche di difesa e, soprattutto, di moltiplicare le soluzioni che si rivelano efficaci e spesso decisive. Un fattore su tutti poi va sottolineato: molti vigneron ormai praticano sistematicamente potature che mirano efficacemente a ritardare lo sviluppo vegetativo: si tratta del celebre metodo “la taille Poussard”. Si tratta di un sistema di potatura dolce sviluppato nel XIX secolo da Jules Poussard, che mira a rispettare il flusso della linfa all’interno della pianta, evitando tagli aggressivi cercando il flusso della linfa e creandone due canali di scorrimento. il vigneron, pertanto, prima di tagliare, osserva come la linfa scorre nella vite., che è solita seguire percorsi preferenziali all'interno del legno. Il metodo consiste nel mantenere sulla nuova pianta un “courson de rappel” (“sperone di rinnovo”) che resta corto, presenta generalmente un paio di gemme, e serve a rigenerare la pianta l’anno successivo, mantenendo il flusso di linfa vicino al ceppo (ciò rappresenta una sorta di assicurazione per il futuro della vite): pertanto, dopo opportune recisioni sui tralci non destinati all'annata, viene scelto il capo a frutto e questa “baguette”, che è il tralcio lungo che genererà i grappoli nell'annata in corso, viene piegata lungo il filo di banchina, in direzione della parte ascendente del terreno; in questo modo si crea una resistenza naturale al flusso della linfa, la quale ci mette più tempo ad arrivare alle gemme, evitando sviluppi precoci; in questo modo, le gemme si sviluppano in modo più graduale ed uniforme. In buona sostanza, questo stratagemma agronomico permette di ritardare il germogliamento, riducendo il rischio di danni seri da gelate primaverili, evitando, nel contempo, squilibri in pianta: cioè gemme troppo vigorose in basso e deboli in alto. Ci vuole tecnica e precisione per effettuare questa potatura perchè tagli non eseguiti correttamente possono bloccare o deviare il flusso della linfa in direzioni errate; l'obiettivo resta quello di mantenere canali linfatici (flux) continui, senza strozzature. Questa pratica ha effetti diretti sulla futura finezza aromatica delle uve, sugli equilibri di produzione e contribuisce a ridurre gli stress negli impianti vitati. Chiudiamo questa cospicua ma necessaria parentesi tecnica per riprendere la narrazione di quanto avvenuto sul finire di marzo. La notte del 26 marzo è stata la prima davvero delicata: alle cinque del mattino lo spettacolo delle bougies troneggia soprattutto sugli anfiteatri vitati di Puligny-Montrachet e Meursault. Il vento sembra essere dalla parte dei vigneron. La notte successiva, quella del 27 marzo, si replica una nottata di intense preoccupazioni crescenti, a causa dell'arresto del vento e di temperature notturne più basse della notte precedente, che oscillano pericolosamente tra i -2 ed i - 4 gradi. Niente panico. Anzi, molta determinazione tra i vigneron. Qualche germoglio a Puligny-Montrachet va frantumandosi inevitabilmente, ma molti restano arroccati nelle proprie protezioni naturali. Dipende tutto dalle zone, come già detto. Le turbine eoliche vanno a tutta: bisogna scaldare i bassi strati vicini al terreno ed ovunque ammiriamo illuminazioni elettriche spettacolari e diffuse. La comunità si unisce, si supporta, resiste. Il cambiamento climatico va accettato e contrastato al meglio. Quest'anno il gelo ha anticipato la sua comparsa, di solito prospettata verso la prima decade di aprile inoltrata. Ma non in tutti gli anni. Ricordiamo bene come annate come la '22 e la '23 abbiano dribblato certi accadimenti, producendo come non se ne vedeva da molto tempo. Marzo storicamente è sempre stato in passato un mese piuttosto umido e piovoso (una media di cinquanta millimetri); ma negli ultimi anni abbiamo assistito a periodi anticiclonici che hanno abbassato queste medie, tranne nel millesimo '24, in cui sono precipitati quasi cento millimetri di pioggia. Le potature invernali ('coup de sécateur') non sono affatto terminate in Cote d'Or e si protrarranno sino alla prima settimana di aprile; e sarà il tempo di aprire un po' i suoli, di sostituire dei piquets, di opportune rifiniture per definire i volumi delle viti che affronteranno l'annata vegetativa. Chiudiamo con un punto interrogativo inevitabile sui reali danni prodottisi a seguito di due notti sicuramente impegnative. In area Meursault e Puligny abbiamo già ricevuto qualche rassicurazione sull'evitamento di danni seri; pertanto, riserviamo un cauto ottimismo in considerazione dello stadio generale di sviluppo dei germogli e del conseguente status vegetativo raggiunto dalla generalità delle viti. Di sicuro Chablis e la Champagne hanno subito danni certi dalle informazioni in nostro possesso attualmente. Ne sapremo di più dopo appropriate ricognizioni presso i vigneron, per cui non mancheremo di aggiornare la situazione nel prosieguo della rubrica.
Analisi dei principali indicatori di marzo:
Temperature. Una sola settimana sotto media è bastata a creare scompiglio in una mesata decollata sotto soffici auspici. Si sono rasentati i venti gradi ma si è scesi sino a -4. Un'altalena di stati emotivi davvero singolare. La media del mese resta comunque, anche sei di poco (1 grado e mezzo) sopra la media del periodo.
Precipitazioni. 27 mm piovuti al suolo. - 47 per cento rispetto alle medie dei marzo che furono, e che sono sempre meno. 140 i millimetri piovuti da inizio 2026.
Soleggiamento. Trenata per cento di soleggiamento in più rispetto alle medie. Venti spesso da nord.

APRILE. I graffi impressi sul finire del primo mese significativo sotto il profilo dell'andamento vegetativo stagionale, quello di marzo, hanno sorpreso per la precocità del loro manifestarsi. La migliore definizione del bilancio di marzo è di un mese “complètement déséquilibré”: mitezza nella prima parte e ritorno di un freddo inatteso nella seconda. A questo proposito abbiamo riscontrato come una certa mitezza di febbraio e della prima fase di marzo, in qualche settore bel esposto, ha accelerato gli stadi vegetativi. L'interrogativo sul protrarsi o meno di una fase tanto delicata ha costretto sull'allerta la comunità di vigneron di Cote d'Or. Ed aprile ha proposto le proprie prime settantadue ore all'insegna della rimarginazione dell'accaduto: infatti, abbiamo assistito ad un lento e progressivo rialzo termico, con minime ancora pericolanti ed attorno al grado e mezzo ma con massime più decise al rialzo. La luce in fondo al tunnel e la speranza di uno sprint stagionale serio, con la sensazione di già testato la propria reattività, con largo anticipo, ed essere pronti ad un pericoloso bis, che, in questa mesata, nel recente passato, si è palesato molto più che una mera probabilità. Si giunge ad una Pasqua molto anticipata sotto il segno di un sole convincente e zero precipitazioni all'orizzonte. Il rimbalzo dell'alta pressione sull'intero territorio francese si rivelerà ben presto una fiammata da tarda primavera. Infatti, non tarda ad approcciare sull'intera nazione un anticiclone che si siede sull'Europa centrale, e si prevede un'accelerazione del flusso da sud a sud-ovest sull'Europa occidentale durante il weekend pasquale; inoltre, si prevede che una massa d'aria proveniente dal Nord Africa raggiunga la Francia. Insomma, un fendente caldo da sud è pronto a squarciare per molti i giorni i cieli di Borgogna. L'area di Bordeaux ed il sud ovest arrivano a sfiorare i venticinque gradi, mentre in zona Cote d'Or si installa una mitezza adeguata, che sale sino a ventisei gradi il giorno nove, sotto venti da nord ovest. L'ideale, quindi, per una propulsione vegetativa seria e qualitativa: ovunque nei parchi vitati gli apparati fogliari prendono il sopravvento e vengono terminate le stesure delle baguette lungo i fili di banchina e le terre vengono smosse dai tappeti protettivi erbacei, che hanno terminato il loro compito e vanno alleggeriti per evitare competizioni vegetative con le viti: insomma, c'è aria di start stagionale finalmente convincente, prepotente ed adeguato. Infatti, fino a giorno undici l'andamento stagionale rimane stazionario sui venti gradi. Si assiste, verso metà mese, al timido approcciare delle infiorescenze che si renderanno regolari e definitive nell'intera Cote d'Or solo nell'ultima settimana del mese. A metà mese ritornano deboli piogge, alleggerendo, con una ventina di millimetri, i suoli. Fanno seguito tre giorni di incertezza stagionale, con minime che precipitano, scarsa insolazione e un insolito stallo. L'incertezza è determinata da un prepotente fronte freddo che proviene da nord ovest, dal pieno Atlantico, e l'incontro malevolo con una massa di aria calda, proveniente dal nord africa: l'incrocio pericoloso delle due masse d'aria, con rischio grandine incorporato, è previsto nel cento della Francia. Monta una certa apprensione tra i vigneron. Per fortuna che questo rendez-vous atmosferico decide di stringersi la mano un po' più a sud: tra la Haute-Loire, la Loira et la Cote du Rhône. Un rischio schivato; addirittura si assiste a cospicue nevicate sul Massiccio Centrale ed in area Pirenei. Dopo aver assistito a questo pericoloso rimescolamento del meteo, con esisti, fino all'ultimo, poco prevedibili, la suspance meteo si sgonfia d'improvviso: dal giorno sedici a fine mese le temperature ascendono e stazionano sempre attorno ai ventitre gradi, con zero precipitazioni e venti benevoli e freschi da nord. Relax vegetativo, floraison ben visibili e spettacolari ovunque ed ottimismo per l'abbrivio stagionale. Intanto spuntano modelli americani sulla potenziale estate francese: mentre si profila all'orizzonte un "super El Niño", è previsto un giugno particolarmente caldo, un luglio che allenta la presa ma forse non del tutto in area Cote d'or ed un agosto in progressivo allentamento termico nella seconda metà. Tutto da verificare.
Analisi dei principali indicatori di aprile:
Temperature. Gli estremi rilevati tra massime e minime, i freddi dati, indicano un elastico dai cinque ai ventisei gradi nel mese, considerato che le medie mensili dovrebbero oscillare tra i nove ed i venti gradi. Massime e minime, in sostanza, entrambe sopra la media ma non eccessivamente.
Precipitazioni. Poco più di venti millimetri al suolo rispetto ai cinquantasette di media stagionali per aprile. Persevera il deficit idrico: risalgono al mese di febbraio le ultime precipitazioni serie; in seguito, si è assistito, ad un progressivo calo delle precipitazioni; questo indicatore andrà rimpolpato nei prossimi due mesi per godere di riserve idriche appropriate ad affrontare la stagione estiva.
Soleggiamento. 279 ore di soleggiamento non sono poche, considerando le medie di 197 di media del periodo.
foto credit domaine M. Roy di Gevrey-Chambertin
MAGGIO. Ogni mensilità, nell'iter vegetativo di ciascun millesimo, porta con sé dei gangli fondamentali, degli snodi, dei passaggi essenziali per contribuire a delineare la silhouette di un millesimo. Maggio è soprattutto il mese dello stretto monitoraggio del fenomeno delle floraisons, che declinano i celebri cento giorni dal loro apparire per immaginare il count down che separ il vigneron dai giorni delle vendemmie e per contribuire a decretare la precocità o la tardività di un'annata. Il mood delle ultime giornate d'aprile aveva portato con sé alta pressione e temperature in Cote d'Or stazionarie attorno ai venticinque gradi, ricalcando l'andamento generale, quello del mese di aprile, piuttosto caldo e soleggiato, con l'evento thrilling evidenziato a cavallo tra marzo ed aprile. Le previsioni per la prima settimana di maggio hanno sancito un'imminente contro sterzata stagionale a causa di un fenomeno di bassa pressione proveniente dal nord Europa. Assistiamo, pertanto, al ritorno delle piogge e dello sferzare di venti da sud a partire dal giorno cinque: si parla di 'ritorno del freddo e delle precipitazioni'; infatti, nell'arco di tre giorni precipitano al suolo sessantacinque millimetri di pioggia. Cambio improvviso di scenario tra le vigne. Le mattine si fanno decisamente fredde, stazionando addirittura tra i quattro ed i sei gradi; questa situazione fa si che i canonici quindici giorni necessari alle infiorescenze per dispiegarsi in tutto il loro fulgore, a patto che il meteo sia clemente, finiscono per subire un rallentamento vegetativo temporaneo non di certo positivo: infatti, uno stadio di infiorescenza già avviato può portare, nei casi più gravi, all'aborto del fiore stesso. Pioggia, freddo e vento, è noto, sono fenomeni che, in questa fase, possono determinare fenomeni di coulure (allegagione incompleta) o millerandage (acini di dimensioni irregolari) ed incidere sulle future rese dell'annata. Va segnalato che prime fioriture si sono notate nei settori più caldi della Cote de Beaune intorno al 14 maggio ed intorno al giorno 25 erano pressoché complete in tutta la Cote d'Or. Entro la fine del mese il processo dovrebbe essere portato a compimento e ci si augura, considerate le previsioni di medio periodo di buon meteo, di ammortizzare questi primi giorni di maggio non ideali con un progressivo miglioramento in quelli successivi. E' tempo di aggiustamenti vegetativi dei tralci per favorire la crescita uniforme e senza intralci dei capi a frutto deputati ad essere i protagonisti di questa annata '26. Superata con agio la tre giorni di meteo avverso e più fresco del normale, assistiamo ad un potenziale evento pericoloso a queste latitudini, grazie al confluire di una massa d'aria fredda dall'Atlantico prevista in collisione con una massa d'aria calda che risale dal sud-est mediterraneo: uno shock termico potrebbe portare conseguenze alluvionali, nubi convettive ed un'atmosfera generalmente molti dinamica ed imprevedibile. Il rischio di forti alluvioni, tempeste ed addirittura grandine si a più concreto però nell'area occidentale della Francia, spaccando in due il Paese e tenendo, almeno per il momento, esente la Borgogna da potenziali fenomeni intensi e potenzialmente pericolosi, come super celle o mini tornado. Aleggiano comunque preoccupazioni per un'inatteso rallentamento stagionale, con inevitabili impatti sui parchi vitati, gli sviluppi vegetativi e della floraison in particolare. Dal giorno dieci al giorno diciotto assistiamo in Cote d'Or ad un aumento della pluviometria, ma senza eccessi e temperature massime che stazionano attorno ai sedici gradi; non il massimo per un momento in cui ci si auspicherebbe un'accelereazione dei processi di soleggiamento e di continuità della spinta vegetativa. Improvvisamente appaiono però previsioni di un nuovo cambio di marca stagionale all'orizzonte: di un possibile passaggio da un'una 'fraicher record' di maggio ad una 'chaleur remarquable'. Da sud, infatti, ci sono notizie di una rimonta importante anticiclonica di matrice tropicale, che risalendo dalla Spagna è prevista invadere i cieli francesi e stazionare per non pochi giorni. Dal giorno venti sino alla fine del mese, assistiamo ad un progressivo e costante innalzamento delle temperature massime, che raggiungerà il suo culmine negli ultimi giorni di maggio, toccando i trentatré gradi, sempre sotto benevoli venti sferzanti da nord e minime molto alte per il periodo, attorno ai diciassette gradi. Si parla di 'semaines de fournaise' addirittura; insomma l'arrivo di un caldo fuori stagione, destinato a stabilire dei record, invade la Cote d'Or. Una dozzina di giorni di caldo pienamente estivo hanno determinato una fioritura rapida ed omogenea nei vigneti, imprimendo quella spinta vegetativa necessaria a compensare settimane precedenti di inattese balbuzie stagionali, che hanno riportato le colonnine su valori da inizio primavera; dall'altro lato, l'assenza di episodi prolungati di freddo soprattutto durante la fase principale della floraison riduce il grave rischio della coulure; insomma, è indubbio che una fioritura rapida tende a produrre grappoli futuri più uniformi e successive maturazioni delle uve più regolari. Un maggio insolito, pertanto: a due velocità estremamente contrapposte, che hanno portato ad uno strappo in poche ore ed un passaggio da una pigra stagione primaverile ad una piena ed evoluta stagione estiva. I rigogliosi fiori delle viti sono previsti cadere proprio gli ultimi giorni del mese per fare spazio al secondo momento fatidico stagionale: quello delle allegagioni. Il mood dei vigneron, in questo momento, è piuttosto ottimista, a causa di una fioritura precoce e regolare, uno stato vegetativo avanzato, e danni da gelate di fine marzo molto più residuali di quelli apprezzati più a nord, a Chablis. Tutti prodromi necessari ad una potenziale grande vendemmia. Aleggia una sensazione di vendemmie anticipate, già a fine agosto per le parcelle più precoci, se la stagione manterrà un buon clima costantemente improntato all'alta pressione. Ma siamo solo all'inizio del cammino verso il potenziale dell'annata '26, che entra nel suo divenire principale.
Analisi dei principali indicatori di maggio:
Temperature. Non si è toccato il record del 1922, con trentaquattro gradi e mezzo, ma poco ci è mancato il giorno ventisei, con la colonnina arrivata a ben trentatrè gradi. Un quasi record. Sedici giorni di massime sopra media, anche di tredici gradi superiori ai valori attesi, e minime che hanno oscillato tra i cinque gradi del giorno otto ai diciassette e mezzo del giorno ventisei. Insomma, estremi e quasi record. 18.4 la temperatura media.
Precipitazioni. Anche se in un solo giorno sono piovuti sino a otto millimetri, i dati finali del mese riportano un totale di trentasei millimetri e mezzo piovuti al suolo, che significano, in termini statistici, un meno cinquantadue per cento dei valori pluviometrici attesi per questa mensilità. Il valore dei maggio, comunque, supera ampiamente quello di marzo ed aprile. Il 2025 aveva registrato solo 25.5 mm di pioggia. Ben altri numeri rispetto ai 100 mm del 2024.
Soleggiamento. Duecentoquarantaquattro ore di sole e luce in totale. La seconda parte del mese fa propendere la bilancia per un più tredici per cento rispetto alle medie del periodo. Il soleggiamento di aprile, però, resta ancora il più paradigmatico.
GIUGNO. Ricuciamo il filo della narrazione, rammentando che ci siamo lasciati alle spalle un mese di maggio che ha garantito una floraison piuttosto stabile e soddisfacente. E questo per noi è un punto fondamentale. Evidenziamo, pertanto, come uno degli aspetti più positivi della annata 2026, in particolare uno degli snodi essenziali per contribuire a scandirne la qualità complessiva, è transitato anche da questo momentum.. Tutti i bollettini tecnici regionali di Borgogna, verso la fine del mese precedente, hanno concordato nel descrivere quella in corso una stagione che si sta palesando decisamente precoce, rapida e piuttosto soddisfacente, perché favorita da temperature sostenute e costanti, che hanno determinato una buona dinamica da sanitaria nei vigneti. Qualcuno, per accelerazione vegetativa, ha scomodato una somiglianza con il maggio dell'annata 2020. Nell'ultima settimana di maggio, infatti, le floraisons di parchi vitati siti in alcuni settori esposti a sud-sud-ovest, si erano già perfettamente compiute. La concentrazione di questi fenomeni ha indotto a pensare che ciò sia assolutamente favorevole, perché tende a determinare un'invaiatura ed una maturazione più omogenee nei futuri frutti. Le fioriture sono terminate uniformemente, nella loro totalità, entro la prima decade di giugno in tutta la Cote d'Or ed in alcuni climats notoriamente più precoci si è giunti addirittura allo stadio 'grain de plomb' (piccoli acini già formati), dando vita allo snodo stagionale successivo, quella della 'nouaison' (allegagione). In sostanza, la qualità delle floraisons complessive si sono compiute nel migliore dei modi, favorite da una ritmica climatica coerentemente improntata alla spinta vegetativa costantemente sospinta dall'alta pressione, che ha contribuito a generare uno stato sanitario dei fori corretto, presenze sporadiche e limitate di fenomeni come colature, millerandage, peronospora (per lo più in area della Cote Chalonnaise), ed assenza complessiva di interruzioni vegetative dovute ad eventi climatici del tenore in grado di compromettere le fecondazioni e le successive allegagioni di giugno. Il calore asciutto e costante di maggio ha impresso, insomma, una spinta vegetativa positiva all'allegagione incipiente. Ma veniamo all'analisi della mensilità corrente: che seguito è stato dato a queste ottime premesse, con l'arrivo del mese di giugno? Con un occhio macro, cinico e che non tiene in debita considerazione dettagli che fanno la differenza in una narrazione corretta e geograficamente localizzata, questo mese potrebbe essere liquidato con un titolo roboante del tenore: 'il mese di tutti i record, tra un'ondata di calore storica e una siccità diffusa'. Cosi la stampa d'Oltralpe ha tuonato sui rotocalchi. Ma, al di là di questo flash sintetico ed allarmante, ricordiamo che non bisogna mai smarrire il timone, cioè il senso della stagione vegetativa '26: cioè come stanno reagendo vigneron e vigneti all'andamento di un'annata dalle molteplici sfaccettature e dalle indubbie tinte forti in alcuni frangenti; almeno sin qui. Entrando nel merito della sua dinamica, la prima decade di giungo è scivolata pigramente tra una promessa di una saccatura atlantica da nord ovest, che ha generato benefiche precipitazioni in Cote d'Or e temperature generalmente dolci, mai oltre i venticinque gradi; ideali, come si è detto in precedenza, per assecondare il fenomeno delle fioriture e garantirne omogenea e corretta manifestazione, sia in Cote de Nuits che in Cote de Beaune. Ma, le successive proiezioni meteo prospettiche hanno evidenziato come la circolazione atmosferica stesse apparecchiando le premesse per una situazione singolare e tutt'altro che piacevole sull'ordinata Penisola Iberica-Francia; si è parlato di una fenomeno dalla portata rilevante che, come una lama di coltello, non originario totalmente dall'Africa, ma anche parzialmente di matrice subtropicale, si appresta a sferrare un moto verticale di aria rovente, alimentata da una corrente a getto dotata di scorte d'energia cospicue. Dal quindici al ventun giugno si è prevista un'ondata di calore eccezionale sulla Francia; una sorta di 'unicum'. In particolare, solo i perimetri esterni del Paese sembrano inizialmente immuni dalla portata di questo fenomeno: si prevedono innalzamenti anomali delle temperature rispetto al periodo fino a dodici gradi superiori. A seguire, i centri meteo vaticinano che il peggio potrebbe addirittura arrivare nell'ultima settimana di giugno. Si preannuncia un evento canicolare precocissimo per una stagione che, da calendario alla mano, vive ancora nella tarda primavera. Dopo la prima 'canicule' dell'ultima decade di maggio (dal giorno ventisei), che si è dimostrata come la più precoce delle tre precedenti in Francia (rispetto alle tre annate di riferimento similari: 2017, 2019 e 2022), si attende il secondo evento per la terza settimana di giugno, con serie prospettive peggiori per l'ultima settimana del mese. Prima di vivere venti giorni di caldo super, il giorno dieci una veloce saccatura atlantica porta scompiglio, con fulmini e piogge sparse che riportano in Cote d'Or le temperature massime addirittura sui diciassette gradi. In Cote d'Or si fanno largo cieli coperti, qualche episodio grandinigeno in area Beaune e Pommard, ed una strana quiete prima del grande evento che sta per manifestarsi, anche a queste latitudini. A seguire, dal giorno sedici al giorno trenta la colonnina di mercurio scandirà un'ascesa inarrestabile sino al record per la regione di trentanove gradi, raggiunta il giorno ventisette. Una data storica da queste parti. Fortunatamente per gli interessi geografici che ci riguardano, la Cote d'Or ha vissuto ai margini di episodi grandinigeni seri, manifestatisi per contrasti termici di masse d'aria che, prima del caldo eccezionale dell'intera seconda metà del mese ha coinvolto le due Cote; altrove è stato davvero infernale: si segnalano oltre quaranta gradi in area Bordeaux e episodi di grandine in Ile de France ed in Alsazia. A seguire, dal giorno ventuno al ventisette imperano costanti trentotto gradi in Cote d'Or; ma in Francia c'è chi sta peggio: tutta la fascia occidentale del Paese, sino a Parigi, raggiunge valori di quarantatré gradi. Il meteo successivamente vaticina una pausa da questo evento canicolare, grazie ad un ricambio di masse d'aria, che, però, spesso equivale a disastri imminenti. La traduzione di questo evento sono stati violenti temporali nell'ovest francese, con danni grandinigeni in area Bordeaux: una diagonale infernale che ha attraversato trasversalmente il Paese, risparmiando la Borgogna che a noi preme. In Cote d'Or, infatti, si sono segnalati forti raffiche di vento e qualche episodio di grandine nella aree limitrofe alla Cote d'Or. Il caldo degli ultimi giorni di giugno, seppur in lenta attenuazione sta mettendo a dura prova chi non ha lasciato correre l'esuberanza vegetativa delle viti, creando ombra al suolo, apparati fogliari a tutela dei grappoli, resistendo alla tentazione delle cimature e dell'ordine estremo ed estetico tra i filari. Quest'anno abbiamo ammirato ampie panoramiche di parchi vitati maggiormente lasciati liberi di abbondare nella loro verve volumetrica. Nonostante cimature più limitate e ragionate, coperture artificiali che cominciano a spuntare in qualche climat (anti grandine ed anti sole)m che però rischiano di creare microclimi immobili da serra, poco arieggiati e potenzialmente più dannosi della scelta di lasciare le viti libere di esprimersi, alcuni vigneron segnalano cenni di potenziali arresti vegetativi, fogliame che, in qualche climat esposto a sud-sud-ovest, tende ad accennare ingiallimenti. Questi fenomeni stanno determinando, nei settori più bassi ed esposti maggiormente al sole, ispessimenti delle bucce a discapito dell'aumento volumetrico dei succhi all'interno delle bacche, nonché potenziali aumenti incontrollati delle componenti zuccherine. Più che mai quest'anno le architetture complessive e gli apparati fogliari risulteranno determinanti per proteggere i grappoli da esposizioni prolungate ad un calore perdurante. Concludendo: l'ondata di caldo di giugno è stata eccezionale ed ha superato quella dell'agosto 2003; ma va precisato che in Cote d'Or quell'agosto ha impattato di più rispetto a quello dell'attuale 2026, dati alla mano. Il caldo è perdurato a lungo anche nei dipartimenti della Borgogna ma è stato, sino ad ora, molto secco, nonostante il soleggiamento molto elevato e martellante. A questo punto si invocano assolutamente piogge e ricambi d'aria. Affidarsi ad un mese come luglio per questo tipo di fenomeni è ardito, ma le stagioni svoltano anche molto rapidamente e c'è ancora tempo per centrare la stagione su equilibri migliori di quelli che sino ad ora sino sono manifestati, non grazie a fenomeni diametralmente opposti, forieri di danni irreversibili, ma con due mesi estivi più gradevoli.
Analisi dei principali indicatori di giugno:
Temperature. ventidue gradi la temperatura media del mese. Forbice tra i sette ed i trentanove gradi.
Precipitazioni. Ventitrè millimetri sono pochi ma è ciò che il mese ha dispensato. Da inizio anno solare sono solo sessantasei quelli piovuti al suolo.
Soleggiamento. 289 ore di sole contro le 240 medie del periodo. Sono davvero tante.
LUGLIO. Debutto nel segno della continuità stagionale ormai in piena propulsione dinamica. Una sorta di abbrivio inarrestabile che preannuncia un'ostinata perseveranza di un caldo di matrice africana, insistente e stazionario. Ciò induce a lavori di rifinitura in vigna per proteggere i grappoli e favorisce i parchi vitati più datati, maggiormente propensi a verticalizzare in profondità il proprio istinto di sopravvivenza, per attingere risorse che in superficie scarseggiano. Il 2026 è annata che mette alla prova l'arcinota resistenza genetica della vite allo stress, alle carenze, nobilitando lo spirito di questo esemplare vegetale unico nel suo genere. E quest'anno, al banco di prova di un caldo secco, scarsamente intervallato da giorni di sosta e bisognoso di stimoli idrici dal cielo, ha l'occasione di dimostrare il proprio spirito di adattamento. La scansione delle quattro settimane di luglio nel grafico delle temperature non lascia adito ad alcun dubbio: la secheresse perdura e lo farà per ben trentadue giorni consecutivi, segnando costantemente il segno più nelle minime e massime, senza eccezioni: venti giorni sempre sopra i trenta gradi diurni, con un picco, il giorno ventinove, che ha toccato i 38.7 gradi. Ma non è record a queste latitudini. Nel 2019 la colonnina di mercurio è salita fino a sfiorare i quaranta gradi. I vigneti esposti a sud hanno davvero opposto la più strenua resistenza quest'anno. Cimare con cadenza regolare a mano e palizzare a regola d'arte per tenere areati i terreni quest'anno è una delle chiavi per regolare l'umidità al suolo; i manti fogliari, dispiegati da nord a sud, paiono corazze protettive: l'ultimo scudo per preservare le integrità dei grappoli, sulla via del millerandage inevitabile, ma, quasi mai come quest'anno, lontani anni luce dai malanni fungini. A luglio si registra la benevolenza di quasi quarantacinque millimetri piovuti al suolo, compresi nella parentesi dei giorni che vanno dal quindici al diciotto ed il restante cinquanta per cento il trentuno luglio. Per il resto sole, tanto sole, con raggi UV presenti e registrati presenti per quasi una volta e mezza in più della media del periodo. Sezionando la mensilità in tre decadi ed apprezzandone la dinamica maggiormente da vicino, constatiamo che la prima di esse non ha proposto ancora le prime invaiature che si apprezzeranno da metà mese, mentre i grappoli vivono di una graduale e progressiva ascesa zuccherina, mantenendosi ancora su dimensioni di bella normalità a livello di circonferenze medie d'acini, che ostentano, nella maggior parte dei settori, un buono stato di forma, senza arrossamenti o segni di scottature; i parchi vitati cominciano a rallentare l'attività vegetativa in modo graduale, in attesa delle prime piogge. Piogge che, come detto, arrivano: si tratta di poco più di quindici millimetri in quattro giorni, ma sono benedette e non accompagnate da grandine. Statisticamente questi giorni dell'anno spesso hanno assicurato un apporto idrico opportuno. La natura conserva una memoria vegetativa compensativa. La terza decade inaugura invaiature da nord a sud, mentre il caldo riprende la sua marcia, alzando i toni delle temperature. Quest'annata costringe a cimature millimetriche, architettoniche, evolute, con l'obiettivo di preservare scarsi grappoli per pianta; ridurre ulteriormente le rese è autentica sopravvivenza nel 2026, non più, come per gli anni precedenti, una mera scelta qualitativa. Per la prima volta, la comunità dei vigneron si accomuna nel pensiero di valutare se quest'anno segna uno spartiacque che porta a riflessioni profonde sull'agronomia del futuro, partendo dal presupposto che la situazione di quest'anno non costituisca né un unicum, né una eccezione, ma forse, ci si augura ancora, nemmeno una costante: siamo certi che qualcosa inizierà a cambiare. Assisteremo ad autentiche rivoluzioni degli storici manuali di agronomia, conservati e tramandati da generazioni nelle menti dei vigneron borgognoni del presente? E' molto probabile avvenga, ma non senza resistenze, perchè cambiare drasticamente la rotta agronomica, significa essere pionieri dell'inesplorato, anticipatori coraggiosi di trend che si presumono solo destinati ad imporsi come regola; pertanto, significa scommettere sul futuro; ed innovare e mutare profondamente fa a pugni con la propria storia, la propria identità, le proprie abitudini radicate, che hanno reso il savoire faire viticolo di questa regione uno dei massimi riferimenti mondiali. Staremo a vedere. A latere di questa fondamentale riflessione, segnaliamo, a titolo di cronaca, un vasto incendio, non il primo in Cote d'Or (ricordiamo bene quello del 2022), in area Couchey e Marsannay-la-Cote, il giorno ventinove: sono occorsi circa un centinaio di vigili del fuoco e due elicotteri per sedarlo. Il fuoco ha divorato circa cinquanta ettari di bosco. Qualche vigneron di Gevrey-Chambertin dice che l'odore dei vasti incendi di Bordeaux è arrivato sin li nelle mattine di fine luglio. Immagine evocativa e che fa correre qualche brivido. Si attendono ulteriori piogge: ne occorrerebbero una cinquantina di millimetri per far sterzare questa annata verso un'eccellenza qualitativa che resta sempre nello specchietto retrovisore, quindi ancora ampiamente a portata. Le invaiature del pinot noir, avviatesi corposamente negli ultimi giorni di luglio, assieme a quelle già iniziate da giorni dello chardonnay, permettono di immaginare un'anticipazione delle vendemmie record quest'anno. La situazione del pinot noir comunque resta naturalmente non uniforme: in alcune zone con terreni poveri, molto calcarei, pietrosi e altamente drenanti, così come nei vigneti più giovani, lo sviluppo è decelerato molto, a conferma della sofferenza delle piante per la perdurante siccità, sostenuta purtroppo anche da una ventilazione sovente piuttosto sostenuta. Ma nel complesso, da nord a sud, i parchi vitati sembrano reggere l'urto della secheresse con grande dignità dei propri stati vegetativi. Se per lo chardonnay si vaticina una vendemmia addirittura nei giorni ferragostani, per il pinot noir le prime date sono immaginate per l'ultima settimana di agosto, cominciando dai vigneti più precoci.
Analisi dei principali indicatori di luglio:
Temperature. Massime mai sotto i ventinove gradi e prossime a toccare i trentanove. Un solo giorno sotto media. Temperatura media del mese: 25.3 gradi. Quinto mese consecutivo sopra le medie del periodo.
Precipitazioni. 44 millimetri. Da marzo, il mese più piovoso. Si fa per dire, perchè le medie precipitative attese sono ben lontane. Duecentosettanta i millimetri piovuti al suolo da inizio anno. Il livello è quello di luglio 2024. Nel 2025 erano stati 79 i millimetri a luglio, Negli ultimi dieci anni solo nell'anno 2022 è piovuto meno.
Soleggiamento. 376 di luce, spesso dardeggiante, significano statisticamente un più quarantasei per cento sulle medie del periodo. Nella calda 2019 le ore furono 328 e 262 nel 2003.
photo credit domaine Jean Marc Roy a Gevrey-Chamberitin
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Lo Staff di B.M.A.