ANNATA 2024 IN BORGOGNA: ANALISI E LINEE GUIDA

L'ANNATA 2024 IN BORGOGNA



Come da tradizione, in concomitanza con l'uscita in commercio della nuova annata, ci adoperiamo per redigere un rapporto di 'prima osservazione' sul modo di rappresentarsi, ai nastri di partenza, del millesimo '24. Questo report è fondato su tre parametri ritenuti essenziali: i riscontri emersi dai primi tasting da botte svolti nell'anno '23, le successive plurime degustazioni condotte nell'anno successivo, ed, infine, i sopralluogo compiuto sulle prime bottiglie che ci sono state messe a disposizione. Sullo sfondo dei tre momenti evidenziati, consideriamo di grande importanza la narrazione degli accadimenti che hanno coinvolto l'aspetto agronomico vissuto dalla Cote d'Or nell'annata oggetto d'analisi. In particolare, questi ultimi sono scanditi con precisione cronologica nella nostra preziosa rubrica che scannerizza, mese per mese (dal risveglio vegetativo alle vendemmie), l'andamento climatico dell'annata. A questo proposito, ricordiamo ancora una volta ai nostri lettori che la nostra lente di maggior ingrandimento dei singoli eventi di ciascuna annata è sempre rappresentata dall'appena citata rubrica di “analisi dinamica mensile del millesimo 2024”, che rappresenta il massimo approfondimento di cui siamo capaci. Nello spazio editoriale odierno, invece, troverete una rubrica che mira a sintetizzare gli snodi cardinali del millesimo, per poi entrare nel merito della sua sostanza distintiva, analizzandone tutti i parametri fondamentali.



Iniziamo dai prodromi dell'annata 2024, cioè dell'inverno 2023 che l'ha preceduta. La stagione invernale, lo rammentiamo, è un periodo che descrive come i terreni hanno riposato dopo gli stress del semestre vegetativo. Dicembre ha debuttato in un mood decisamente freddo, ma ha poi vissuto un inizio calendariale invernale stoppato da un inatteso anticiclone africano, salito a quote inconsuete per il periodo, che si è fatto portatore di uggia, umidità generalizzata e scarso soleggiamento. Gennaio smaltisce dapprima lo stallo ereditato e propone quindici giorni centrali di freddo polare, nevicate moderate e bagnate sino al giorno diciassette; a seguire, doucer e mitezza che spiazzano la stagione. Febbraio porta in dote una mitezza giudicata eccezionale e prosegue con precipitazioni intense; iniziano le potature invernali. Marzo debutta sotto l'egida benevola di venti nordisti e temperatura in arretramento; poi, da metà mese, si registra un rialzo delle temperature e piogge diffuse. Aprile si segnala per un'iniziale impennata delle temperature piuttosto marcata, cui segue un ottimo soleggiamento ma anche qualche pioggia (il primo pericolo mildiou stagionale), poi soffia vento sahariano e, sul finire del mese, quasi fuori tempo massimo, una pericolosa scodata artica minaccia i vigneti, condita da neige fondue e qualche episodio lieve di grandine a macchia di leopardo. Qualche danno tra i vigneti si è verificato. Questa mensilità ha esibito gli estremi di una stagione ancora in cerca di identità certa. Maggio inizia con quello che diventerà un leit motiv della stagione: perturbazioni reiterate ed alternanza di fasi di soleggiamento poco intenso. Piogge si, ma, fortunatamente, non le inondazioni ammirate a Chablis o nella zona della Ile-de-France. Temperature in rialzo e scrosci di qualche acquazzone. L'area a nord di Gevrey-Chambertin ha subito danni ingenti ma la Cote d'Or, seppur lambita da perturbazioni, sino ad ora, ha glissato il peggio, che si è scaricato nei dintorni. Mese interlocutorio e abbastanza mite. Giugno marcia sui binari dell'incertezza, alternata costantemente da cieli variabili, mutevoli, sempre dinamici. Gli interventi in vigna si avvicendano senza posa: è un millesimo che prende la forma della suspance, tenendo sempre sugli attenti i vigneron. Prima parte del mese con temperature non in linea con il periodo e poi un rialzo da tarda primavera. Gli anticicloni africani restano impantanati nel Mediterraneo. Luglio inizia con qualche pioggia debole e cieli poco limpidi; poi ingrana la marcia di un soleggiamento mai eccessivo, che conferma che il gran caldo, quest'anno, resterà confinato altrove sul Continente. Da metà mese, però, spirano venti benevoli da nord e le temperature si accomodano sui trentacinque gradi. Il morale dei vigneron resta positivo, e cosi la stretta vigilanza tra le viti; il mantra stagionale diventa: attenzione agronomica giornaliera, grazie ad interventi chirurgici e continuativi in vigna. Agosto dopo qualche incertezza iniziale, propone due settimane di caldo solido (anche se non mancano sporadici e lievi sprazzi di piogge sottili), resta sempre accarezzato da venti, che accompagnano il cristallizzarsi di invaiature convincenti, grazie ai favori di un meteo finalmente adeguato al momento stagionale; si profilano grappoli dai pesi medi; si realizza che le quantità degli anni precedenti non verranno replicate e si punta direttamente alla qualità degli acini, grazie a severi momenti di cernita all'orizzonte; il fine mese propone ancora qualche incertezza meteo. Settembre debutta pertanto con tempo incerto, che alterna rari cieli tersi a coperture nuvolose, condito da qualche pioggia. Il timing corretto di raccolta, mai come quest'anno, si ragiona per settore di ciascuna denominazione, se non per singolo vigneto. Per intervenire sul campo si attendono le migliori finestre di doucer e soleggiamento, che vengono anche coadiuvate da benefici venti da nord durante le vendemmie. Quest'annata ha decisamente premiato i virtuosi dell'agronomia e del savoir faire tecnico, vale a dire i vigneron che hanno saputo mantenere alta e costante la concentrazione senza perdere la calma. La 2024 è millesimo che funge da autentico metro di misura attraverso il quale soppesare il valore autentico dei domaine e del personale di cui si avvale. E non manchiamo di sottolineare come questo aspetto ci stuzzica particolarmente perché rende onore ai dotati di virtù professionali autenticate dall'esperienza, dallo studio e dalle migliori sensibilità personali. Chi si è dimostrato all'altezza di questa sfida, insomma, ha portato a casa risultati davvero sorprendenti ed inattesi. Ma ve lo raccontiamo nel prossimo paragrafo.



Passiamo ora ai riscontri quantitativi e qualitativi dell'annata 2024. Partiamo dal fattore quantità: reduci da due annate ('22 e '23) decisamente generose (soprattutto la '22), la 2024, come evidenziato nell'analisi di cui al paragrafo precedente, ha segnato un brusco rallentamento dei quantitativi disponibili. Il fenomeno diffuso del millerandage (grappoli spargoli, con acini dal diametro irregolare e mediamente più piccolo della media) e della coulure (fiori che non allegano e che hanno determinato anche interi filari privi di grappoli), derivanti dalla presenza imperante di umidità e piogge (soprattutto nei mesi di maggio e giugno) che, all'eccezione del mese di luglio, sono costantemente risultate sopra media, hanno registrato, tra marzo e settembre, un precipitato di cinquecentoquaranta millimetri; tale dato equivale a circa un trenta per cento in più rispetto alla media degli ultimi dieci anni. Questa circostanza ha determinato un diffuso proliferare di mildiou, che ha costretto i vigneron ad una vigilanza tra i vigneti ad altissima intensità. E' evidente che chi è stato vincolato a certificazioni bio e/o biodinamiche ha subito enormi stress, perchè ha dovuto dosare con dovizia sia il numero contingentato di interventi che la loro qualità sotto il profilo dell'efficacia; chi, invece, è risultato svincolato dalle rigidità di certi protocolli ha registrato una media di circa quindici-venti interventi tra le vigne. Insomma, questo è stato il millesimo che verrà ricordato per la “meticolosa ed ossessiva vigilanza agronomica”: quello che, negli ultimi dieci anni, ha maggiormente messo alla prova il saper fare tra le vigne. Quali sono stati i rischi maggiori? Là dove non si è trattato perfettamente si è determinata la perdita di grappoli per ceppo, per chi ha trattato troppo si sono affrontati squilibri vegetativi importanti ed, infine, chi ha atteso troppo per intervenire ha rischiato patogeni in forma esplosiva ed incontrollata. Il BIVB ha sancito che nell'intera Borgogna sono stati prodotti circa 1.15 milioni di ettolitri ed, in particolare, in Cote d'Or, sono stati prodotti circa trecentomila ettolitri di chardonnay e circa duecentocinquantamila di pinot noir. Dati che sanciscono un -40 per cento rispetto all'annata 2023 e circa un -27 per cento rispetto alle medie delle annate del terzo millennio. Lo chardonnay ha beneficiato della precocità del clima di fine febbraio e marzo per esprimere la propria verve vegetativa, prima che il clima uggioso, leit-motiv dell'annata, infierisse troppo sul cepage; ciò ha permesso generalmente un periodo di fioritura abbastanza regolare, una gestione più controllata del fenomeno mildiou, sia nelle fasi cruciali di allegagione che di invaiatura. La floraison più tardiva dei pinot noir, invece, ha registrato un ritardo generalizzato, che ha incontrato maggiormente da vicino il treno di perturbazioni che ha coinvolto la primavera e l'estate francese (rendendola un unicum in Europa, che, invece, ha conosciuto ondate di caldo importanti tra giugno e luglio). In Cote de Nuits, in particolare nel triangolo Vougeot, Chambolle Musigny e Nuits St Georges, il pinot noir ha sofferto maggiormente: alcuni domaine hanno perso più del settanta per cento del proprio raccolto. 

Sul fattore prezzi, rispetto all'annata precedente, nonostante il drastico calo quantitativo, si riscontra una generale positiva stabilità, che ormai perdura generalmente da almeno tre anni.

Sul fattore qualitativo la dissertazione si fa più raffinata, rispetto ai freddi numeri snocciolati in precedenza ed alla disamina meteo nuda e cruda. Infatti, questa situazione di grappoli millerandati, se da un lato ha inciso pesantemente sulle rese per ettaro, ha però aumentato il rapporto buccia-succo, ha conferito più estratto nobile, ha determinato ph relativamente bassi (valori di circa il 3.2, quasi da Chablis classico, tra gli gli chardonnay e circa 3.5 tra i pinot noir), acidità totali di circa 8 grammi per litro (circa 7.5 per i pinot noir), potenziali alcolici di circa il 12.5 per cento (uno dei maggiori boost e sponsor dell'annata, che contribuiranno in modo decisivo ad innalzarne il valore percepito) e tannini fini e vivaci nei pinot noir. Dopo numerosissime ricognizioni da botte e post imbottigliamento, su uno spettro molto ampio di domaine, da Marsannay e Santenay, possiamo legittimamente approssimare questa annata in nuce ad uno dei pilastri cardinali per le annate più classiche del terzo millennio: il celebre millesimo 2014; annata, quest'ultima, che tra quelle più fresche, arriva seconda, per spunti complessivi, solo alla monumentale 2010, e resta tutt'oggi apprezzatissima dai puristi dei borgogna d'antan; soprattutto valutandola a debita distanza dalla mise en boutille; circostanza, quest'ultima, che ne avvalora maggiormente il giudizio e lo certifica grazie al trascorrere del tempo. A nostro parere, facendo un raffronto tra l'iniziale l'espressività della 2014 quando uscì sul mercato e l'odierna 2024 ai nastri di partenza evolutivi, quest'ultima mostra decisamente maggiori equilibri e sostanza rispetto alla 2014. Addentrandoci maggiormente nel merito delle nostre numerose ricognizioni, abbiamo constatato come le vinificazioni abbiano assecondato molto l'annata: in particolare abbiamo riscontrato vini con minor apporto di raspo in vinificazione (considerati i rischi di non perfette maturazioni di questi ultimi), fermentazioni a temperature controllate livellate verso il basso, allo scopo di favorire nei pinot noir sessioni di contatto tra le bucce ed i mosti più delicate e prolungate, nonchè prevalenza di utilizzi più soft delle percentuali di legno nuovo in affinamento allo scopo di assecondare la materia delicata. Insomma, si tratta di un'annata che gioca sulle sottrazioni ma non rinuncia ad una identità solida, che non si ammanta delle ridondanze deluxe della calda e celeberrima 2019 o della generosa tracotante opulenza della 2022. E' un millesimo per gli amanti del vecchio mondo, e rappresenta decisamente una rarità all'interno del mood complessivo degli anni duemila. Passiamo, infine, all'analisi dettagliata dei riscontri sui due cepage principali.

I PINOT NOIR palesano, dalla Cote de Nuits alla Cote de Beaune, caratteri comuni e differenze tra denominazioni. Tra gli aspetti comuni, riscontriamo colori dei liquidi che tendono all'etereo ma non all'evanescenza e appaiono quasi mai scarsamente penetrabili; i bouquet, invece, sono decisamente articolati, dispensando effluvi di particolare intensità, sia floreali che fruttati, che si segnalano per delicata raffinatezza. In merito all'aspetto gusto-olfattivo, all'interno del nostro perimetro di fornitori storici, tutte invero aziende di grande perizia e storicità, non abbiamo mai riscontrato fenomeni di diluizione, quindi di insufficienza di peso specifico degli estratti secchi; anzi, siamo rimasti decisamente stupiti sia dai sapienti equilibri complessivi che abbiamo sempre riscontrato tra tartaricità e sale rispetto ai tenori alcolici ed alla sostanza materica, mai sfumata, flebile e senz'anima. In particolare, quest'ultima, denotando aderenza e coerenza con le cromìe ammirate ed i corredi olfattivi, ha mostrato grande disinvoltura, con texture convincenti, contraddistinte, nei migliori dei casi, da consistenze setose e mai connotate dalla presenza di tannini grossolani o verdi. I pinot noir non lesinano affatto in profondità ed hanno tratteggiato con rispetto i connotati dei terroir ubicati nelle classificazioni qualitative da cui è lecito pretenderla (premier cru e grand cru). La 2024, metaforicamente, ci è parsa una mano femminile che si è posata con grazia sui liquidi e ha permesso ai vigneron di nostro storico riferimento di estrarre un animus autentico dai propri plots di pertinenza, grazie ad uve ideali, frutto di severissime cernite, senza il ricorso a sovrastrutture enologiche, favorite da elévage in legni generalmente ridotti al minimo, per assecondare l'aura delicata dell'annata. Ovviamente, più si sale in altezza sulle colline della Cote d'or, più si incontrano spessori e qualità che le vigne pianeggianti, più impattate dalle piogge, non posseggono. In merito alle osservazioni zonali, abbiamo constatato, in particolare, grandissimi Volnay e Pommard, notevoli Gevrey-Chambertin e identitari Vosne-Romanée. Le residue denominazioni di Cote de Nuits hanno sofferto più palesemente. Riassumendo, possiamo affermare che i pinot noir degustati portano generalmente in dote fiera eleganza e levità, effluvi floreali affatto timidi, senza rinunciare a centro bocca presenti e finemente bilanciati, soprattutto salendo di livello qualitativo. In una definizione sintetica, la '24 en rouge ci è parsa una " '14 plus", con più presenza sostanziale, pressione a centro bocca, ed equilibri generali spesso più solidi e marcati; quest'ultimo fattore ci ha colpito particolarmente, al punto che lo consideriamo uno dei parametri fondamentali e distintivi dei liquidi di questa annata.

Gli CHARDONNAY hanno beneficiato, come detto in precedenza, della loro precocità vegetativa. Hanno, pertanto, potuto coniugare sanità delle uve più diffuse, maggiore presenza fenolica, minori cernite aggressive, bassi tenori alcolici, tartariche di alto rango, un certo dinamismo nei calici, in qualche caso vibrazioni ad alte frequenze (sorprendenti in determinate  denominazioni con terroirs in altura) e verve sapido-minerali davvero da annata maior. In particolare, in tutte le aoc di Cote de Beaune abbiamo apprezzato un tratteggio indelebile nei tasting: le skills territoriali esalavano con nettezza e naturalezza dai calici: dal sale alla densità di chassagne alla verticalità e mineralità di puligny-montrachet, alle sorprendenti rese dei Saint Aubin (dalla espressività floreale e sapida stupefacenti), ai Meursault dalla silhouette un po' più snella, dalla beva coinvolgente. Insomma, un millesimo che, en blanc, ci è parso garantire, con la naturalezza dei grandi 'un'armonia ed una bellezza innata senza sforzo', una restituzione delle identità dei terroirs spontanea, nonchè una potenziale tenuta stagna nel tempo, davvero da millesimo di prima fascia. Per questi motivi, ci è parso letteralmente di fare un balzo temporale alle prime annate del nuovo secolo, in cui certe peculiarità nei vini del nuovo corso climatico cominciavano ad apparire solo all'orizzonte. A questo punto, azzardiamo un quesito di peso: gli chardonnay '24, per la notevole qualità che hanno espresso, possono addirittura ambire ad avvicinare la qualità dei monumentali 2014 (autentico attuale reference standard del millennio) ? A nostro parere, li incalzano abbastanza da vicino, almeno per la postura complessiva con cui ci si sono presentati alle sessioni di degustazione. Non nascondiamo, infatti, che i '24 hanno destato nel nostro team davvero grande stupore ed ossequiosa ammirazione per questa qualità cosi elevata inattesa. Ad onor del vero, in merito al parallelo proposto, va però sempre ricordato che l'annata 2014 ha vissuto meno stress continuativo tra le vigne e la qualità dei liquidi è stata molto più generalizzata ed uniforme. Questa constatazione, però, non esclude che, in più di qualche occasione durante i tasting, abbiamo immaginato, all'unisono ed in modo spontaneo, un parallelo tra le due annate: lo abbiamo perlomeno ritenuto plausibile ed accettabile. Abbiamo la sensazione che di questo parallelo se ne discuterà nel corso del futuro evolutivo di questo neonato millesimo.







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Lo Staff di B.M.A.









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