BORGOGNA 2018: ANALISI E LINEE GUIDA DEL MILLESIMO

Il nuovo millesimo borgognone di questo (complicato) 2020 ha fatto finalmente ingresso sul mercato e siamo prossimi ad importarne la prima tranche dell'anno. Come da prassi, eccoci a redigere un tratteggio dell'annata, che si propone di sbrogliare ed interpretare, in una prosa articolata, gli spunti analitici, maturati mese per mese, contenuti nella rubrica che precede la presente: "BORGOGNA 2018. IL RACCONTO DINAMICO DELL'ANNATA"; se volete approfondire i dati statistici del millesimo, rappresenta un approdo sicuro.

Prima di addentrarci nell'analisi, ripercorriamo, per tappe, l'evoluzione vegetativa del millesimo in questione. Dopo un inverno decisamente molto piovoso, si è affacciata una scodata invernale, negli ultimi giorni di febbraio, con una nevicata che ha lasciato traccia di sè sino al giorno 4 di marzo; questo mese ha dato poi molto in termini precipitativi; successivamente, in aprile, la primavera ha ingranato, come è solita fare negli ultimi anni, direttamente la quarta (si sono sfiorati i 28 gradi il 21 marzo), palesandosi calda e piovosa, dalla gemmazione alla fioritura, costringendo i vigneron ad attenti monitoraggi sulla presenza di potenziali fenomeni di mildiou (muffa); a maggio le temperature sono salite in modo similare a quella che fu la celebre 2009, è piovuto il giusto e si è goduto della fortuna che alcuni disastrosi eventi meteo abbiano tormentato molte regioni francesi, ma lasciando la Borgogna, perlomeno la Cote d'or, che ci interessa maggiormente, indenne: ciò ha permesso, prima ai manti fogliari di dispiegarsi al meglio, e poi di inaugurare, già dal giorno 28, in modo estremamente precoce (due settimane di anticipo, mediamente), spettacolari fioriture nelle viti; a scandire l'incipit estivo è arrivato poi il mese di giugno, che ha portato in dote un diffuso calore secco, stabile e nella media (solo gli ultimi giorni le temperature sono impennate), un'ottimale luminosità complessiva ed è piovuto il necessario, rimpolpando le già buone riserve idriche, maturate in primavera; le precipitazioni, però, si sono manifestate con discreta violenza, ed hanno prodotto qualche fenomeno di perdita del manto floreale sui raspi, riducendo conseguentemente l'allegagione successiva, e costringendo, in sede di vendemmia, a tavoli di cernita degli acini particolarmente scrupolosi nelle zone colpite; ciò si è manifestato per lo più in Cote de Beaune e qualche episodio spiacevole del tenore descritto, in particolare, a Chambolle, Nuits St Georges e Gevrey Chambertin; luglio si è presentato molto caldo ed ancora secco, con processi di invaiatura molto anticipati in alcuni settori; il giorno 3 ed il 15 si è manifestato qualche evento grandinigeno, per fortuna dalla composizione piuttosto liquida e caduto in verticale, non "di taglio"; ciò è accaduto su Nuits St Georges, Comblanchien e Gevrey Chambertin; si è trattato di fenomeni forti e molto localizzati, a macchia di leopardo, che hanno minacciato qualche climats; agosto, infine, ha smorzato progressivamente le temperature di luglio, riportandole su tenori consoni al periodo, ed è piovuto quanto era auspicabile e necessario; infine, settembre, come sempre decisivo qui, ha mantenuto un mood climatico perfetto per le vendemmie, che, sul fronte chardonnay, sono cominciate in Cote de Beaune, il 25 agosto e si sono protratte solo sino alla prima settimana del mese, a conferma della precocità del millesimo. 

Considerando la dinamica climatica del millesimo 2018 alla stregua di una stella polare sulla quale prospettare un canovaccio di base, abbiamo, successivamente, come di consueto, caldendarizzato numerosi tasting da botte, nei mesi successivi, cui hanno fatto seguito, di recente, diverse sessioni di assaggio dei liquidi imbottigliati; l'incrocio di questi tre momenti topici, ci consente di prospettarvi, oggi, alcune riflessioni di carattere generale sul millesimo, valevoli egualmente sia per i pinot noir che per gli chardonnay; come sempre, infine, ribadiamo, per correttezza d'informazione che dobbiamo a chi ci legge, che le valutazioni che ci apprestiamo a descrivere sono sempre al netto delle fondamentali ed impronosticabili evoluzioni in vetro alle quali i vini 2018 andranno incontro. 

Premesso ciò, veniamo alle nostre impressioni. Il millesimo 2018, va innanzitutto contestualizzato, trovandogli un'appropriata collocazione, nel segno della continuità o meno, rispetto ai millesimi che l'hanno immediatamente preceduto; e ciò, anche allo scopo di immaginare eventuali trend o scandire delle rotture con il passato. In questa ottica, l'annata 2018 ci è parsa un parente in linea retta, una sintesi efficace tra i millesimi 2015 e la 2017. Sicuramente figlia di un'annata vendemmiata precocemente, la 2018 non ha mancato di nascondere insidie, che hanno minacciato i vigneron i quali non hanno saputo contenerne certe esuberanze, inducendoli a produrre vini caldi e fuori fuoco; immortalare, con un timing appropriato, il momento giusto della raccolta delle uve, centrando la finestra ideale per permettere il compiuto realizzarsi della maturità fenolica delle uve, preservandone, al contempo, una vitale freschezza ed ariosità, al contrario, ha permesso ai vigneron più ispirati di fare bingo ed ottenere vini eccezionali. Quelli della 2018 sono vini intensi, generosi, di bella ricchezza espressiva, densità e carnosità; insomma, dispensatori di spunti ed emozioni ampie e variegate, dotati di tenori alcolici che, opportunamente arginati, ci sono parsi difficilmente resistibili e dotati di profili di freschezza non particolarmente spiccati. Siamo al cospetto di un millesimo di bella potenza espressiva, sicuramente di sostanza; la 2018 è un'annata innegabilmente voluttuosa, che non si nasconde, anzi, si palesa ed in modo scintillante là dove le conduzioni enologiche più ispirate e sapienti (mani lievi) hanno scongiurato pericolose derive concentrative. La qualità materica generale, in molti casi, ci ha davvero esaltato, dotati come sono, i liquidi di questo millesimo, di un sostrato vivido, estremamente raffinato, addirittura sensuale. Si tratta di vini dalla vivacità polposa meno deflagrante rispetto agli esplosivi 2015, perchè dotati di maggiore grazia e tonalità espressive, che ne permettono una beva trasparente, requisito imprescindibile per permettere la limpida leggibilità dei terroirs di cui si fanno portavoce; eleganti nel loro incedere, portano in dote un raggio d'affinamento potenziale che stimiamo generalmente da "medio periodo"; indubbiamente, i terroirs più freddi, quindi con maturazioni più tardive, sono da tenere d'occhio. In Cote de Nuits abbiamo apprezzato molto l'estrema, a volte compulsiva, godibilità, corroborata sempre da adeguata freschezza, dei prodotti provenienti da tutte le storiche denominazioni, senza eccezioni, toccando, in alcuni momenti degustativi, autentiche vette di piacere di stampo puramente edonistico. La sensazione è sempre stata quella di approcciare liquidi gioiosi, estroversi, luminosi perchè irradianti personalità: ideali per chi in un vino di queste latitudini ricerca il piacere di una beva profonda, pregna di contenuti e spunti. Sul fronte chardonnay i vigneron più savi hanno saputo attendere, non cedendo alla tentazione di vendemmiare troppo precocemente per salvaguardare le acidità tartariche, e cosi facendo hanno conseguito le maturità fenoliche adeguate e preservato le freschezze.

Concludendo, ci pare di osservare l'instaurarsi di un piccolo trend nelle annate recenti (anche la 2019, lo anticipiamo, si è rivelata coerente con questa impressione), che sembra decisamente lontano dalle maggiori esilità di millesimi quali il 2010, il 2013 e il 2014. Salvo smentite ad opera degli anni a venire, esso potrebbe anche ridefinire gradualmente gli archetipi di pinot noir e chardonnay di Cote d'Or Il prevalere generale di accezioni più espressive ed agevoli accessibilità (da intendersi come leggibilità e immediata godibilità dei vini questi recenti millesimi), noi le interpretiamo positivamente, alla stregua di una propensione ad essere consumati in tempi ragionevoli, senza dover attendere decadi. Del resto, siamo, da sempre, propensi a considerare "grandi annate" non solo quelle che prospettano potenziali allunghi da record negli affinamenti, ma, più semplicemente, quelle autenticamente in grado di regalarci grandi emozioni, slegate da presupposti temporali, e, soprattutto, si rivelino affidabili garanti della fedele restituzione nel calice dei terroirs di pertinenza.

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Lo Staff di B.M.A.

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