BORGOGNA 2019: ANALISI E LINEE GUIDA DEL MILLESIMO

L'annata 2019 in Borgogna.

Come da nostra consolidata abitudine, in questo periodo dell'anno, è tempo di redigere e proporvi una riflessione analitica del nuovo millesimo, prossimo alla messa in commercio: l'annata 2019.

L'analisi che fa seguito, è, come sempre, fondata sulla ricerca di un'armonica fusione di due parametri che riteniamo essenziali allo scopo: 1) i numerosi e preziosissimi dati ricavati dalla nostra annuale rubrica di monitoraggio, mese per mese, di tutte le dinamiche meteo osservate in Cote d'Or nel periodo vegetativo marzo-settembre (per coloro che desiderano addentrarsi nei dettagli dei parametri analizzati, caldeggiamo la lettura della rubrica: “BORGOGNA 2019: IL RACCONTO DINAMICO DELL'ANNATA”); 2) i test effettuati da botte, che ci siamo potuti permettere, compatibilmente con le restrizioni dell'emergenza Covid.

Pertanto, iniziamo ripercorrendo, in sintesi, la dinamica dell'andamento vegetativo del millesimo 2019, alla luce delle risultanze emerse nella nostra su citata rubrica. Che si sia trattato di un'altra annata precoce lo abbiamo ricavato molto presto, grazie ad una foto emblematica, che ci è giunta da Nuits St Georges (fonte: domaine H. Gouges), in data 27 febbraio, la quale ha ritratto un fenomeno di “pianto delle vite”, decisamente anticipato; ma, per meglio comprendere l'incipit vegetativo stagionale, andiamo più a ritroso: la seconda parte dell'inverno '18-'19 si è palesata decisamente tiepida, scarsamente precipitativa, e con temperature che si sono attestate, nel mese di febbraio, intorno ai 12 gradi di media; ha fatto seguito un mese di marzo molto soleggiato; questi fattori, unitamente, hanno costituito il naturale preludio ad un risveglio vegetativo precoce; successivamente, il mese di aprile ha portato in dote due episodi cruciali (come ormai accade sovente, a queste latitudini) legati alla rinnovata comparsa del gelo: infatti, in data 5 e (per la sua reale successiva incidenza), soprattutto il giorno 14, questo sgradevole fenomeno ha fatto la sua comparsa, marcando soprattutto i territori viticoli della Cote de Beaune (nelle denominazioni più a nord della Cote de Nuits si è manifestato, ma in ambiti territoriali molto circoscritti). Un benefico vento spirante da nord, un contesto di generale scarsa umidità, un ormai collaudato e sistemico apparato di protezione posto a presidio dei singoli parchi vitati, approntato dai vigneron e, fattore decisivo, la generale precocità di questi eventi rispetto al generale stato evolutivo delle gemmazioni (ancora piuttosto embrionali), hanno consentito (soprattutto alle più precoci viti di chardonnay della Cote de Beaune) di arginare i due episodi, con migliore efficacia rispetto al tragico 2016. Ma la produzione di danni ai vigneti è stata una conseguenza inevitabile, soprattutto in Cote de Beaune: in particolare nelle denominazioni di Aloxe-Corton, Savigny-Les-Beaune, Pernand-Vergelesses ed, in particolare, St. Aubin; per quanto riguarda, invece, il trittico delle “grandi aoc en blanc” dell'area, quindi Meursault, Chassagne-Montrachet e Puligny-Montrachet, la maggior parte dei danni si sono manifestati (il report dinamico dell'annata contiene i riscontri di molti vigneron, per chi desidera approfondire) maggiormente nelle vigne ubicate maggiormente in zone pianeggianti, quindi classificate “village” (perdite mediamente nell'ordine del 40 per cento) ed “appellazione regionale” (anche fino al 60 per cento per qualche domaine); le stime, a bocce ferme, paiono aver penalizzato maggiormente Chassagne-Montrachet e Puligny-Montrachet. Proseguendo il nostro excursus meteo, maggio si è aperto con un'altra mini-gelata, di dimensioni però decisamente più contenute e molto meno impattante rispetto a quella del 14 aprile; dalla terza decade di maggio in poi, ecco lo sprint stagionale: le temperature sono rapidamente decollate, favorendo la floraison e mettendosi alle spalle le balbuzie stagionali evidenziate; a completezza dell'informazione, aggiungiamo che, sul fronte precipitativo, aprile ha sanato le carenze di marzo, rivelandosi piuttosto generoso nel mettere in cascina preziose risorse idriche, mentre maggio è risultato decisamente avaro sotto questo profilo. I su citati eventi, permettono, pertanto, di evidenziare una assoluta precocità iniziale del risveglio vegetativo delle viti (fine febbraio), ma anche una importante successiva battuta d'arresto nel mese di aprile e per la prima parte di maggio, fatto salvo lo slancio propulsivo stagionale, a partire dal giorno 24. Successivamente, giugno, a tratti, ha picchiato davvero duro, con temperature massime ragguardevoli e generale scarsa piovosità (qualche fenomeno di oidio si è verificato). Luglio ha mantenuto il trend caloroso di giugno, maturando addirittura alcuni record, ma concedendosi salvifici sprazzi di pioggia, registrati a fine mese; agosto ha, infine, chiuso il cerchio di un trimestre molto caldo, ma senza gli eccessi di giugno e luglio, e concedendo precipitazioni opportune, che hanno indotto (H. Lamy, B. Ente, etc) ad inaugurare i primi raccolti di chardonnay. Settembre ha chiuso alla grande il periodo vendemmiale, grazie ad un ottimo soleggiamento, temperature piuttosto miti, opportune escursioni termiche notturne ed altri piccoli episodi piovosi: la proficua sinergia di tutti questi fattori ha contribuito ad una stagione vendemmiale ideale, che ha permesso di portare in cantina uve estremamente sane. E noi sappiamo bene quanto sia sempre decisivo questo mese per la qualità delle vendemmie in Cote d'Or.

Terminato il sintetico resoconto meteo '19 è ora possibile incrociarlo con le nostre suggestioni d'assaggio, maturate da botte. Ribadiamo, come di consueto, come le nostre valutazioni che fanno seguito, hanno il mero obiettivo di tracciare l'identikit dell'imprinting dell'annata, al lordo delle successive evoluzioni prospettiche in vetro, che possiamo solo prospettare dall'analisi della materia prima che abbiamo potuto degustare in anteprima.

Le impressioni maturate nel corso delle nostre sessioni di tasting hanno progressivamente finito per convergere; nel corso delle prime, i vini si sono limitati a lasciarci in dote semplici - bozze di tratteggi distintivi - della loro personalità (in considerazione del fatto che alcuni campioni d'assaggio sono stati prelevati anche da malolattiche ancora in corso), manifestando anche, in più di qualche occasione, autentici lampi di luce; nelle successive siamo approdati a certezze via via più marcate, che hanno confermato le nostre prime impressioni. I vini della 2019 ci hanno davvero impressionato; ciò è stato possibile perchè abbiamo riscontrato, da subito, un alto tasso di personalità; ed, in alcuni casi, si è trattato decisamente di - altissimo lignaggio qualitativo- . La '19 è, pertanto, classificabile come annata dotata di - spiccati tratti peculiari -, che le conferiscono un - netto profilo identitario -. Si tratta di un millesimo indubbiamente stretto parente del '18, del '15 e del '17. L'annata 2019, dal punto di vista climatico, è stata molto simile alla '18, ma con alcune differenze. Tutte le nostre degustazioni hanno registrato alcuni fattori decisivi alla sua piena riuscita: le maturità fenoliche sono state perfette, i tenori alcolici sono stati tenuti abilmente sotto controllo (nella annate calde ciò si traduce in grande esperienza nel timing di raccolta delle uve e, successivamente, in grande sapienza enologica, seppur non interventista) e, fattore distintivo dell'annata, i livelli freschezza, quella che conferisce reale nobiltà, ci sono parsi, mediamente, più spiccati rispetto alle annate precedenti. Il savoire faire dei talentuosi vigneron di questa regione sono, pertanto, la testimonianza del migliore adattamento al mutamento del clima di questi anni: anche nelle annate figlie del global warming hanno dimostrato che è assolutamente possibile realizzare vini agili, addirittura leggeri, e, grazie alle acidità tartariche preservate, dalla beva inarrestabile.

Tutto ciò premesso, è ora possibile rispondere al quesito fondamentale: che cosa caratterizza, da un punto di vista sensoriale, i vini figli dell'annata 2019? Di sicuro i profili olfattivi, che sono dotati di ampiezze ispirate, in alcuni casi addirittura inebrianti e, soprattutto, dettagliatissime; i contesti gusto-olfattivi, invece, sovente sono basicamente attraversati da una meravigliosa energia complessiva, in un contesto sempre di vivace irresistibilità del sorso, dotato di rara edonistica ricchezza e, soprattutto, di dettagli; tanti dettagli e profonde, a volte ancora non interamente sondabili, complessità; se a tutto questo bagaglio aggiungiamo l'estrema adeguatezza delle acidità riscontrate (un quid pluris decisivo), che permettono di sostenere ed incentivare tanta bellezza, siamo davvero al cospetto di qualcosa di davvero speciale. Pertanto, i 2019 saranno vini pericolosamente gourmand, ad alto tasso di complessità e seduttività, estremamente goduriosi. Ci è parso lampante che possiedano davvero una marcia in più, che ci pare ben sintetizzabile da un trittico di termini che li accomuna, sul quale ci siamo trovati tutti d'accordo: “dettaglio-raffinatezza ed...emozione”; si, perchè i '19 sono proprio emozionanti. Insomma, è evidente che non possiamo trattenere un sano entusiasmo per questa 2019 ed ipotizzare un futuro da “grande annata”. E ciò vale tanto per i pinot noir che per gli chardonnay. Relativamente a questi ultimi, come su evidenziato, le localizzate gelate, il caldo in tutta la regione e fenomeni conseguenti come la “coulure” nel transito verso la floraison, hanno contribuito enormemente a ridurne le rese, che risultano piuttosto basse, con relativa scarsa reperibilità dei prodotti.

Che cosa aggiungere, a conclusione della nostra disamina di questa ispiratissima annata, se non un invito a farne ampia scorta per godervi pienamente, nei prossimi anni, pinot noir e chardonnay davvero ad alto tasso qualitativo. Noi abbiamo personalmente già provveduto e, dal mese di maggio, cominceremo ad importarne una prima cospicua tranche, che non vediamo l'ora di sottoporre alla nostra utenza, che ringraziamo di seguirci in modo sempre più caloroso, appassionato e massivo.

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Lo Staff di B.M.A.

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