BORGOGNA 2020. ANALISI DINAMICA DELL'ANNATA: MARZO-APRILE

Lo staff redazionale ripropone, come da consolidata abitudine, la presente "rubrica", che resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo, quindi sino al raccolto delle uve principali coltivate in Cote d'Or, quindi chardonnay e pinot noir; essa, al termine di ogni mensilità considerata, da marzo a settembre (con doveroso excursus sull'andamento dell'inverno che precede il nuovo millesimo), si propone di fornire ai nostri lettori dapprima un report complessivo sugli accadimenti principali avvenuti, ed, a seguire, l'analisi, anche comparativa, di alcuni parametri che riteniamo essenziali per meglio comprendere l’andamento dell'annata viticola.

INVERNO 2019-2020. La stagione è cominciata con una parte terminale di dicembre caratterizzata da temperature che hanno toccato minime fino a -3.7 gradi e massime che hanno stazionato, per giorni, sopra i 10 gradi; ciò, per riapprossimarsi allo zero, nei valori più elevati, solo negli ultimi giorni dell'anno; il mese si è rivelato piuttosto generoso in piovosità, avendo registrato complessivamente 108 mm e la neve ha fatto la sua comparsa il 10 dicembre. I dati statistici a nostra disposizione, relativi al primo ventennio del III millennio, ci suggeriscono un trend rialzista per quanto concerne le temperature: infatti, dicembre 2020, per le temperature massime, è stato secondo solo al 2015 relativamente alla loro media (5.4 gradi), e, per quanto riguarda la media delle minime, assieme al 2011 ed al 2018, è stato il terzo anno più caldo (1.9 gradi); appaiono uno sbiadito ricordo annate come la 2005 e la 2006, le cui minime arrivarono a spingersi sino a -15.2 gradi. La quantità di pioggie, invece è stata di poco inferiore alle più generose registrate in questo lasso di tempo considerato, seconda solo all'annata 2011 (131.4mm) ed alla 2017 (108.4mm). 

Gennaio, il cuore del generale inverno; il mese si è manifestato con estremi fino a - 5.4 gradi (il record è ben lontano: -11.4 nel 2017) e massime sino a +14, con una media mensile di 4 gradi complessivi e con soli 33 mm di precipitazioni al suolo; una lettura attenta dei dettagli statistici ci consente di affermare che gennaio 2020 ha evidenziato, nelle temperature massime, una media di 7.5 gradi, seconda solo al 2018, ed una media delle minime invece più consona al periodo, facendo registrare un +0.5.

Febbraio ha prodotto estremi di minime sino a -3.3 e massime che si sono spinte sino a 17.5, registrando una temperatura media del mese di 7.5 gradi; i dati statistici evidenziano come, con 12.2 gradi, febbraio 2020 si sia manifestato con le massime in media più alte, con 12.2, superiore solo alla 2019 ed alla 2007; sul fronte delle minime, con una media di 2.7 gradi, essa risultata la più calda delle annate, di ben 7.6 gradi superiore solo alla più fredda 2012. Sul fronte precipitativo, con i suoi 76.8mm, febbraio è risultato il mese più generoso di pioggie dopo il solo 2016. Eventi degni di nota: segnaliamo che hanno avuto del clamoroso certe esplosioni di fiori primaverili, ammirate a Volnay il giorno 10 febbraio, oltre a certe premature comparse di germogli, segnalate il giorno 17 a Meursault, ed, infine, una scodata invernale di brevissima durata, quasi con il sapore di un addio stagionale, ad opera della neve, che si è riaffacciata in Cote de Nuits il 27 febbraio, cui è seguito un immediato e repentino cambio di marcia, in stile marcatamente pre-primaverile, già dal giorno 28.

MARZO. Il mese del risveglio vegetativo per antonomasia, quindi momento cardine, autentico incipit della stagione; pertanto, la nostra lente di ingradimento si fa necessariamente e progressivvamente, più focalizzata e dettagliata. Gli estremi delle temperature del mese: -2 e +20.3; media delle minime a 2.7 gradi; media delle massime a 13.1; infine, temperatura media del mese a 7.9 gradi e precipitazioni di 52 mm. Che marzo è stato? Che mese ha fatto da palcoscenico al destarsi delle linfe? Il primo banco di prova stagionale, che è coinciso con un segnale di pericolo, si è rivelato il giorno 23, e si è protratto sino a sabato 28: per questo lasso temporale, meteo france ha annunciato sulla borgogna minime notturne sotto lo zero, sino a -3 gradi; a questo stadio stagionale, salvo alcune rare precocità evidenziate, la maggior parte dei germogli è ancora in uno stadio evolutivo assolutamente embrionale, protetti dal loro involucro naturale; proprio in virtù di questo stadio della vite, di regola, questo momento stagionale è sempre dedicato a lavori come al rimpiazzo di piedi di vite morti con dei nuovi ed alle potature tardive; in verità, qualcuno, nella collina di Corton, ha acceso delle "bougie", che sono state piazzate a tutela del celeberrimo climat dello "Charlemagne"; per fortuna, il clima si è rivelato secco, senza umidità o vento nei bassi strati, vicino agli apparati radicali delle viti. Si è tratto, quindi, di un primo brivido, che, però,  è rimasto tale, senza apprezzabili conseguenze; anzi, la primavera ha ripreso prepotentemente a macinare (massima di 18.7, segnalata il 28 marzo), riempiendo i campi limitrofi ai parchi vitati di stuoli corposi di fiori. Ma è noto, ce lo suggerisce il trend climatico di questa regione nell'ultimo lustro (come dimenticare il 2016...) che è tradizionalmente il mese di aprile a portare con sè i pericoli maggiori; ciò a causa, soprattutto, della precocità vegetativa dello chardonnay in Cote de Beaune, che, in questo periodo, esce allo scoperto, palesando la sua bellezza vegetativa, la quale, però, coincide anche con la sua fragilità.

APRILE. Uno dei mesi fatidici; ed, infatti, non tarda nel tradisce le attese: già il giorno 1 si comincia con minime thrilling; spuntano le prime bougies sul Macon, lo Chalonnaise, e si ammira qualche accensione sui "les Montrachet" in Cote d'Or; Puligny e Chassagne sono avvolte da copiose nuvole di fumo, prodotte dai primi dispositivi difensivi accesi; ma è nella notte del 2 aprile che va in scena lo spettacolo delle mille luci delle bougies, che pullulano in tutta la Cote de Beaune; gli anni precedenti hanno reso assolutamente reattivi i vigneron della regione a questo tipo di eventi, che si sono preparati per tempo a questo evento; le temperature, in alcuni settori, hanno oscillato tra i -2 gradi ed i -5.5 gradi nella triade delle denominazioni di Chassagne Montachet, Meursault e Puligny Montrachet; anche in Cote de Nuits, in particolare a Vosne-Romanée, si è precipitati a -2, mentre non si segnalano accensioni su Morey St Denis e Gevrey Chambertin. Una stima dei danni prodotti da questa prima ondata di gelo si è comunque rivelata ben contenuta, nel suo complesso, anche perchè il gelo, lo ribadiamo, è intervenuto molto presto nel ciclo della vite, ad inizio mese, quando tutte le gemme erano lungi dall'aver completato la loro evoluzione ed apertura; l'aiuto poi del vento, rivelatosi decisivo, che ha soffiato con buona continuità, scongiurando i pericoli dell'umidità, ed il tempestivo approntamento delle tecniche di prevenzione, sono parsi un connubio efficace; per scrupolo deontologico, segnaliamo che qualche danno si è comunque palesato in qualche parcella di St Aubin, Chassagne ed anche Puligny, soprattuto nei versanti bassi, deputati per lo più alla coltivazioni delle uve deputate a dare luogo a vini di categoria "appellazione regionale". Scongiurato, con buoni risultati, il secondo pericolo stagionale, la primavera è successivamente deflagrata in una serie di giornate memorabili per soleggiamento, autentiche responsabili di una corposa propulsione vegetativa di tutti i parchi vitati della Cote d'Or.

Temperature: minime a -2 e massime che si sono spinte sino a 25.7 gradi (media massime del periodo: 21.2 gradi); la temperatura media del mese si è attestata a 13.4 gradi; la media delle massime è stata di 21.1 gradi; non se ne apprezzavano di più alte solo dal 2007; in termini puramente statistici, sempre in termini di massime, il 21 aprile del 2018 si riuscirono a toccare addirittura i 28.6 gradi; quanto alle minime, nel 2019 si arrivò addirittura a -2.5.

Precipitazioni: penuria assoluta, da record: 1.2 mm piovuti al suolo, di cui tutti il giorno 24; si era visto di peggio solo nel biennio 2008-2009, con 0 millimetri precipitati al suolo. Per rendere meglio l'idea: l'annata con l'aprile record per piogge fu la 2016, in cui caddero ben 112.8 millimetri. 

Soleggiamento: record di soleggiamento per aprile 2020, con ben 179.5 ore; a conferma del trend instauratosi nell'ultimo lustro, seguono in questa classifica, a ruota, rispettivamente l'annata 2017, 2018, 2019 e 2016.