BORGOGNA 2021. ANALISI DINAMICA DELL'ANNATA

Annata 2021 in Borgogna

Lo staff redazionale ripropone, come da consolidata abitudine, la presente "rubrica", che resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo '21, quindi sino al raccolto delle uve principali coltivate in Cote d'Or, chardonnay e pinot noir. Al termine di ogni mensilità, da marzo a settembre (con doveroso excursus sull'andamento dell'inverno che precede il nuovo millesimo), si propone di fornire ai lettori un report complessivo sugli accadimenti meteo principali, e l'analisi, anche comparativa, di alcuni parametri che riteniamo essenziali per meglio comprendere l’andamento dell'annata viticola.

INVERNO 2020-2021. Il debutto stagionale, sin dal giorno 22 dicembre, ha manifestato un imprinting comune alla annate precedenti, palesando una temperatura minima di 8.4 gradi ed una massima di 13.8 gradi (la più alta del mese). Il prosieguo del mese è stato all'insegna di massime che hanno stazionato sempre ampiamente sopra i valori medi del periodo. 34 i millimetri piovuti al suolo, nel periodo considerato; pertanto, dicembre si è presentato come mese decisamente piovoso, con 87 mm complessivi precipitati (+37 per cento sulla media del mese) e con venti che sono sempre spirati da sud-sud ovest. Insomma, si è trattato di un debutto invernale tipico del nuovo corso, che ci ha consegnato un dicembre complessivamente umido, piovoso e piuttosto caldo.

Gennaio. Si è dimostrato, sotto il profilo climatico, a due velocità: sino al giorno 19 ha rispettato il canovaccio del periodo, con massime anche sotto media e minime che hanno toccato i -6.7 gradi, mentre, dal 20 gennaio, le temperature si sono impennate su valori decisamente atipici, con minime che hanno toccato i 9 gradi (sempre tra i +4 ed i + 9 gradi rispetto ai valori medi) e massime che hanno toccato i 13.6 gradi (il record resta di 16.5, e risale al 31 gennaio del 1948); solo due sono stati i giorni di gelate forti registrate. Le piogge non sono mancate, con complessivi 62.7 millimetri precipitati (+ 9 per cento rispetto alla media del periodo). Si è assistito ad una graduale, ma lenta, rotazione dei venti: dapprima costantemente da nord nella prima parte del mese, per poi passare ad un'inversione decisa verso sud (umidità alta dal giorno 12 de mese sino al 31); infine, sono stati solo 5 i cm di neve precipitati. 

Febbraio è stato capace di estremi davvero singolari sotto il profilo delle temperature, toccando i -8.8 gradi il giorno 14 ma portando la colonnina di mercurio alla massima di 19.7 il giorno 24. Valori decisamente da isteria meteo, con un dato però evidente, che segna un trend dal giorno 16, con massime e minime sempre pesantemente al di sopra delle medie stagionali. 28.6 i millimetri di pioggia precipitati, che inducono a registrare un -35 per cento rispetto alla media del mese. Il regime dei venti è un copia-incolla di quanto avvenuto a gennaio, per intensità e dinamica di rotazione. Un dato comincia a spiccare, infine: il soleggiamento complessivo ha toccato le 109h, indicando un generale +16 per cento sulle medie. Zero i cm di neve registrati. 

MARZO. Eccoci giunti all'inizio del percorso vegetativo, che segna i primi debutti di linfa dai tralci attorno al giorno 5 già nell'area più a nord, e notoriamente più fredda della Cote d'Or, cioè a Marsannay-la-cote. Questo mese ha ballato tra minime anche sotto di 5 gradi rispetto alla media, cioè -2.5 gradi il giorno 10 a massime fine a 25 gradi (!) il giorno 30 (il record assoluto risalente al 1989 è stato battuto). Forti escursioni termiche giorno-notte, sbalzi termici diurni anche molto evidenti tra loro da un giorno all'altro. Piogge ancora sotto media, come il mese precedente, che hanno fatto registrare solo 26mm (- 46 per cento rispetto alla media del periodo). Umidità decisamente bassa con venti per la maggior parte spiranti da nord-nord est e soleggiamento importante, con ben 195 ore complessive (+35 per cento rispetto alle medie). Zero neve e nessuna gelata da segnalare.

APRILE. Possiamo definirlo il primo reale "momento chiave" di un anno vegetativo a queste latitudini? Possiamo assurgerlo ad ago della bilancia, particolarmente condizionante, se non (a volte) decisivo, per l'intero andamento di una stagione vegetativa? Ebbene, da alcuni anni a questa parte, la risposta è "si"; senza esitazione; e sia in senso quantitativo delle rese in vigna, che della qualità finale delle uve. Ne sono prova tangibile il fatto che gli eventi meteo che possono scaturire da questa mensilità mediana (perché autenticamente spartiacque tra inverno e primavera) detengono realmente la potenzialità di scandire la timbrica di un millesimo nascente, oltre che di contribuire autorevolmente a tracciarne una prospettiva credibile, relativamente all'esito finale della vendemmia che verrà. EVENTO METEO SIGNIFICATIVO: purtroppo, come accaduto in passato, dobbiamo registrare anche quest'anno la nefasta comparsa del gelo primaverile, nelle tre notti del 6-7 ed 8 aprile, i cui effetti, a pelle, ricordano da vicino la celebre gelata del 2016. Il vortice di bassa pressione che si forma all'altezza della Groenlandia verso la fine di marzo, che poi si abbassa, senza incontrare ostacoli naturali, alle latitudini francesi, pare, purtroppo, essere una costante degli ultimi anni. La gelata, a differenza del 2016, si è estesa su tutta la nazione, non risparmiando la Borgogna nella sua interezza; ha sicuramente prodotto danni significativi, che andranno valutati con estrema attenzione, nelle tempistiche corrette, quindi nei mesi successivi all'evento; al momento, si può solo ipotizzare i danni si attestino mediamente su perdite tra il 20 e l'80 per cento dei raccolti. Come sempre accade, sarà necessario fare dei distinguo zonali analitici e precisi, alla luce di alcuni parametri che riteniamo fondamentali: 1) è evidente che le vigne poste in area pianeggiante hanno mediamente sofferto maggiormente; 2) i parchi vitati più giovani, e portatori di gemme di chardonnay ed aligotè, hanno pagato maggiormente la precocità vegetativa, favorita anche da un marzo molto incoraggiante sotto il profilo meteo; 3) bisogna valutare, con attente perizie in loco, se le gemme principali, al momento dell'evento, si trovavano ancora avvolte nel proprio involucro protettivo, e se sono gelate o meno all'interno dello stesso; è noto, infatti, che le gemme possono palesarsi brune esternamente, restando però ancora verdi all'interno; 4) andrà poi considerato se les bourgeons secondaires (gemme di controcchio) si riveleranno o meno fruttifere; ciò perché, allo stato delle nostre conoscenze, le variabili potenziali in grado di influire tale processo sono molte e conosciamo ancora poco a fondo i metodi per effettuare valutazioni oggettive su tali variabili; 5) andrà poi valutato attentamente come le vigne reagiranno allo stress che hanno patito; la qualità della risposta vegetativa della vite è ipotizzabile solo osservando la dinamica della sua crescita, che, a volte, si manifesta successivamente al germogliamento, a volte non prima di un mese dopo, in alcuni casi quando compaiono i cirri-viticci, a volte lo si intuisce non prima della floraison (con interruzioni del processo), quindi non prima di maggio-giugno. Infine, segnaliamo come questi accadimenti meteo stiano provocando profondi interrogativi nella comunità dei vigneron; in particolare, ci riferiamo al dibattito circa il timing di intervento sul taglio e regolazione dei tralci, che, in virtù degli accadimenti meteo, pare risulti più idoneo realizzare tra la fine di marzo ed addirittura, in qualche sporadico estremo caso, verso la fine di aprile; in questo modo, come osservato autorevolmente da M.me Naudin Ferrand, “les baguettes sont attachées très tard ce qui les protège du gel radiatif”. E' bene sapere che, alla luce dei mutamenti climatici, molte aziende lungimiranti anche della Cote d'Or si stanno riorganizzando non solo sotto il profilo agronomico, ma anche a livello finanziario, commerciale e logistico, in funzione delle variabili che, sempre più frequentemente, intervengono nel corso delle annate vegetative del nuovo millennio: il gelo, la grandine, la siccità e le scottature legate alle ondate di caldo.

Alla luce di quanto premesso, pertanto, allo scopo di fornirvi dati più precisi sulle perdite effettive maturate in Cote d'Or, ci riserviamo di interpellare una buona rappresentanza della comunità di vigneron della regione a partire dal mese di maggio. Vi daremo un feedback nel report del prossimo mese. 

Temperature. Mensilità, quindi, fresca, addirittura fredda in molti frangenti, con minime che hanno toccato, di notte, sino a -5 gradi il giorno 8 (le notti dal 5 all'otto sistematicamente sotto lo zero termico) e massime del tutto imbizzarrite; basta pensare al giorno 1 aprile, con una massima di 24.9 gradi, salvo poi retrocedere a sino a 6.8 gradi il giorno 6 e poi riprendere una marcia da primavera inoltrata solo dal giorno 16, affrontando una progressione da 16.7 a 22.5; senza eccessi clamorosi, quindi, ma sempre sopra media. I 29 gradi del 1949 non sono stati battuti, in fatto di massima del mese, ma non ci si è andati poi cosi lontano. Insomma un mese più pazzo di una notoria bizzarria, attribuita al periodo primaverile. 9.3 gradi la temperatura media del mese. A parte la clamorosa scodata verso il basso del celeberrimi quattro giorni di inizio aprile, questo mese, assieme a marzo, ha imboccato i binari delle medie complessive stagionali. Un parallelo con i debutti stagionali delle annate calde immediatamente precedenti permette di evidenziare che la 2019 ha presentato medie molto più alte, ad eccezione della 2016, di cui maldestramente, sino ad ora, sembra ricalcare da molto vicino le orme. I venti si sono palesati, infine, massicciamente spiranti da nord-nord est.

Precipitazioni. Una miseria. Solo 20.7mm, cioè un -67 per cento rispetto alle medie. Un dato: 138mm piovuti dall'inizio dell'anno. Erano stati 152 i mm del primo quadrimestre 2020, 162 quelli del 2019 e ben 352 nel 2018; identitca la media con il 2017. Staremo a vedere cosa riserverà, idricamente argomentando, il prosieguo della stagione.

Soleggiamento. 257 ore complessive, quindi un bel 39 per cento in più rispetto alle medie del mese di aprile.

MAGGIO. Dopo aver assistito ad un mese di aprile piuttosto sconcertante, purtroppo in linea con le tendenze meteo dell'ultimo lustro, il mese di maggio ha abbassato decisamente i toni. La moderazione delle manifestazioni climatiche che andremo a narrare nel corso dei consueti parametri fondamentali non hanno però mancato di suscitare qualche perplessità: solo 6 giorni su 31, per argomentare con numeri oggettivi alla mano, hanno evidenziato temperature sopra la media del periodo, mentre i restanti hanno palesato un abbassamento complessivo, anche fino a 7 gradi centigradi (2 gradi sotto le medie minime del mese) delle minime; questi fenomeni hanno contribuito, da un lato ad arrestare un processo reattivo naturale delle viti, e dall'altro però hanno contribuito ad evitare improvvise accelerazioni vegetative su ceppi spesso provati dalle gelate di aprile; proprio questa decelerazione vegetativa ha permesso, soprattutto ai parchi vitati più giovani, quindi meno dotati sotto il profilo dell'apparato radicale e dell'attitudine alla resilienza, di cercare di lenire, con lenta e cadenzata progressività le ferite prodottesi; almeno quelle rimarginabili; si, perché, è bene rammentare che, diversi settori delle AOC della Cote d'or, soprattutto coltivati a cepage pinot noir, hanno preservato nei cotons le proprie gemme, mentre molti ceppi più datati di chardonnay, memori, a livello vegetativo, di quanto è accaduto nelle ultime annate, hanno sfoderato gemme di controcchio, la cui reale attitudine a generare dovrà essere oggetto di valutazione almeno nel mese di giugno, in cui la floraison avrà marcato uno step essenziale per vederci più chiaro sui reali effetti della gelata 2021. Maggio non ha prodotto eventi meteo significativi, degni perlomeno di approfondimento.

Abbiamo raccolto le dichiarazioni di alcuni vigneron sui danni prodotti ai propri appezzamenti. Continueremo a raccoglierne di ulteriori, quindi non esitate ad aggiornare la lettura della presente rubrica per disporre di disamine più esaustive.

domaine H. Lamy (St Aubin): “La perdita terminale viene conteggiata alla fine. Ci sono ancora molti parametri che possono rivelarsi determinanti:la fioritura, l'entità delle piogge ed il calore estivo. A settembre vedremo di quanta uva disporremo”.

domaine Marc Roy (gevrey-chambertin): “a causa del gelo le perdite sono notevoli sul fonte chardonnay: sono comprese tra l'80 e l'85 per cento; per quanto riguarda i pinot noir la situazione è più sfumata, ma stimo una perdita almeno del 50 per cento, a seconda dei settori; comunque resta una valutazione provvisoria perché non sappiamo se nel momento cruciale della floraison gli acini che verranno avranno un futuro”.

domaine Jean Fournier (Marsannay): “Difficile fare pronostici ora, perché la propulsione vegetativa è all'inizio. Stimo le mie perdite tra il 60 e l'80 per cento per gli Chardonnay (anche nelle viti potate molto tardi, che crescono meglio ma non hanno uva …); per quanto riguarda i pinot noir, dipende: Clos du Roy, Chapitre e Côte de Beaune sono catastrofici con perdite dal 60 all' 80 per cento; meno nei Longeroies, e sugli eschezots e villagge tra il 20 ed il 30 per cento”.

domaine Buisson Charles (Meursult): “nonostante la gelata nei premiers crus si registra comunque una buona produzione di uva, ancora poco coltivata, a causa del maltempo.
La parcella che ha subito di più il gelo è stata la “Goutte d'or”, su cui stiamo una perdita almeno del 50 per cento; il parco vitato classificato “village”, in pianura, ha risentito molto meno perché la maggior parte delle gemme erano nei cotons. In generale non è peggio del 2016 o del 2019. Le gelate nei grand cru fanno molto parlare di sé perché non sono abituate a congelare, se non almeno ogni 15 o 20 anni”.

domaine Perrot Minot (Morey St Denis): “ancora non possiamo darvi una stima generale dei danni causati dal gelo di aprile su tutti i nostri climats; possiamo solo darvi i danni da gelo osservati in alcuni nostri vigneti: i nostri Grand Cru e 1er Crus sono congelati al 50 per cento e le denominazioni “villagge” sono congelate fino al 70 per cento, a seconda della parcella”.

domaine P. Pernot (Puligny Montrachet): “al momento è molto difficile stimare l'entità del danno. Ne sapremo di più quando le viti saranno cresciute un po 'di più. Possiamo solo dirvi che i nostri 1er cru sono stati ampiamente colpiti dal gelo e che non siamo sicuri di avere un raccolto in alcuni appezzamenti; anche i vigneti dei Grands Crus sono stati gravemente danneggiati, in particolare il Batard-Montrachet. Il villaggio di Puligny-Montrachet e la Bourgogne Côte d´Or sembrano un po' più integri”.

Domaine Albert Morot (Beaune): “è ancora difficile stimare l'entità reale dei danni subiti; sembra comunque compresa tra il 50 e il 70 per i pinot noir e l'80% per gli chardonnay”.

domaine Simon Bize (Savigny Les Beaune): “la perdita sul fronte chardonnay

è ci circa l'080 per cento ed il 20 per cento sui pinot noir”.

domaine Jacques Carillon (Puligny Montrachet): “per quanto riguarda l'entità delle gelate nei nostri vigneti la situazione è catastrofica; la stima dei danni, in base alle parcelle, è variabile: sul “village” Puligny-Montrachet registriamo perdita sino al 30 per cento, sui Les Perrieres circa del 60 per cento, sui Referts dell'80 per cento, sugli Champs Canet circa del 90 per cento e sul grand cru Bienvenues Batard Montrachet circa del 20 per cento”.

domaine Gros frere et soeur (Vosne-Romanee): "I danni da gelo variano molto da parcella a parcella, ed è pertanto difficile fare un quadro generale per appellazione. Nelle nostre parcelle in Cote de Nuits i nostri danni sono mediamente dell'ordine del 40-50 per cento, con un massimo dell'80 per cento ed un minimo del 10 per cento".

domaine Cecile Tremblay (Vosne-Romanee): "in effetti, i volumi potrebbero essere migliori di quelli inizialmente stimati. Tuttavia, ci sono alcuni appezzamenti dove purtroppo l'uva è quasi assente".

domaine chateau de la tour (Vougeot): "abbiamo avuto un mese di aprile complicato che ha visto un'imponente ondata di freddo e di neve cadere sui vigneti della Borgogna e della Francia; oinot noirggi teniamo le dita incrociate affinche i temporali annunciati per questo fine settimana (18/6)  rimangano clementi e ci portino solo pioggia e niente grandine. La stagione è ancora lunga e incrociamo le dita per arrivare indenni al raccolto. .È ancora difficile fare previsioni sulla stima della perdita, ma prevediamo di avere un raccolto molto basso sui bianchi (circa il 20 per cento del volume normale); per quanto riguarda i p, speriamo di raccogliere anche un 50-60 del nostro potenziale.

Temperature: come anticipato, minime e massime si sono tenute sotto i livelli medi del periodo; si è passati da minime sino a 7 gradi a massime di 25.7 gradi. La temperatura media del mese è stata di 12.1 gradi;

Precipitazioni: sono precipitati 105 mm, molti di più degli 86.6 di media per maggio. Un più 21 per cento rispetto alle medie. Sono 243 i millimetri precipitati al suolo dall'inizio dell'anno. 

Soleggiamento: 200 ore di luce contro le 212 medie del periodo. I venti hanno spirato per lo più da sud e sud-ovest.