BORGOGNA. L'ANNATA 2025 IN. ANALISI DINAMICA

L'Annata 2025 in Borgogna. Analisi dinamica



Lo staff redazionale ripropone una rubrica che resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo '25, quindi sino al raccolto delle uve principali coltivate in Cote d'Or, chardonnay e pinot noir. Al termine di ogni mensilità considerata, da marzo a settembre (con doveroso incipit circa l'andamento dell'inverno che precede il nuovo millesimo), si propone di fornire ai nostri lettori un report dinamico sugli accadimenti meteo principali, corredato anche dall'analisi di alcuni parametri che riteniamo essenziali per comprendere al meglio l’andamento dell'annata viticola.



                                                                      INVERNO 2024-2025



Terminate le vendemmie '24 il meteo borgognone si è sdraiato in un lungo autunno umido e grigio, concretizzando seriamente la possibilità di sancire l'annata in corso come la più piovosa degli ultimi venticinque anni.



Dicembre al debutto preannuncia venti artici seri ma poi tutto sfuma nella “tempesta marittima Darragh” che è il frutto dell'incontro di aria fredda di matrice norvegese con le acque ancora tiepide del Mare del Nord, smorzando, strada facendo, la sua intima natura gelida: è stata concepita a -15 ed è arrivata in francia con dieci gradi in più; sebbene -5 rappresenti il freddo vero, le masse d'aria a queste temperature non hanno realmente il potere di imporsi su questo tenore per troppo tempo. Il freddo vero e nato per durare, è mancato. La risultante sono state: umidità copiosa e temperature notturne sopra lo zero. Da metà dicembre arriva finalmente notizia che l'inverno ha intenzioni serie di installarsi in pianta stabile ma non sufficiente autorevolezza, come ci si auspicherebbe: ciò perchè l'aria polare staziona nell'Europa dell'est e scorre verso ovest, sulla Francia, in modo lento, affievolendo il suo genetico afflato gelido: effetto riconducibile chiaramente al cambiamento climatico in atto, che diminuisce intensità del freddo, nonché i giorni di inverno autentico, vecchio stile. Il fine anno, infine, mette l'abito del freddo secco e dei cieli grigi. Per gli almanacchi: dicembre '24 è stato il più freddo degli ultimi anni dopo quello del 2014, 2016 e 2027, ma sicuramente meno freddo della media dei dicembre dei primi dieci anni del nuovo secolo. In particolare, il 2010 è stato un inverno molto freddo e cosi lo era stato quello del 2001, mentre il rigore maggiore si era toccato, a ritroso, nel 1969.



Gennaio fa sul serio finalmente: freddo e neve fanno comparsate con intenzioni di durare. In alta Savoia, il giorno 4, si segnala addirittura una temperatura record: -33.1 gradi a Solaison. A seguire, si avvicendano sulla Francia conflitti di masse d'aria di estrazioni diverse: di matrice sub-tropicale a sud ed artica al nord, che generano piogge molto intense, che ingrossano pericolosamente i corsi d'acqua più importanti del Paese. Dal giorno 5 in Borgogna si passa da massime di 6 a ben 13 gradi, con precipitazioni diffuse. Dal 10 al 21 si installa un mood di gelo stabile e secco, il più freddo degli ultimi 7 anni, grazie ad una campana anticiclonica, che contribuisce ad azzerare le piogge per giorni ed a scaricare le piene in eccesso dei fiumi di inizio mese. In area Cote d'Or, si riscontrano sino al giorno 21 minime sempre sotto i 5 gradi e massime mai sopra i 6: finalmente i terreni cominciano a riposare seriamente, come non accadeva da anni. L'ombrello anticiclonico ha generato inversioni termiche diffuse che, se in condizioni normali, prevedono il posizionamento più alto delle masse d'aria fredde e nei bassi strati quella calda, in questa occasione ha generato un terzo strato, quello più basso, di generale stagnazione fredda ed umida, che ha ancorato e garantito il freddo nei bassi strati e lo ha reso stabile per una decina di giorni, generando un lasso di tempo davvero invernale, senza balbuzie. Pertanto, si può affermare che le prime tre settimane in Cote d'Or sono state più fredde del normale, con una temperatura media di 4.77 gradi: solo nel 2017, 2021 e 2024 si erano registrate medie inferiori a questo valore e prima del 2010 i valori erano ancora addirittura più bassi; insomma gli inverni dei primi dieci anni del secolo qui sono stati decisamente mediamente più intensi. Un dato di fatto misurabile ed inoppugnabile, che fa ancora una volta riflettere sui cambiamenti in corso. Malgrado ciò, l'anomalia termica, nell'arco di misurazioni 1991-2020, è stata comunque di +0.3 gradi quest'anno. Ma, nonostante questi paralleli, non smorziamo l'entusiasmo di aver assistito ad un bimestre finalmente di un inverno se non proprio con i gradi di 'generale', come un tempo, almeno di assoluta dignità, e, soprattutto, utilissimo a garantire un sonno rem profondo ai crus, senza interruzioni di cicli.. Di questi tempi è una bella notizia e va considerato un prodromo essenziale per preparare la nuova stagione vegetativa al meglio. Ciò, nonostante dal giorno 22 al 31 si segnalano rialzi delle temperature, sempre sopra le medie, che hanno toccato i 16 gradi il giorno 25: ciò ha anche riattivato una discreta pluviometria in Borgogna; in Bretagna ha addirittura provocato alluvioni dilaganti, a causa dello scendere dall'Irlanda della “tempesta Herminia”.



Febbraio che, negli ultimi anni, si è contraddistinto per particolari mitezze si apre con una goccia fredda che frantuma un ammasso anticiclonico che pareva poter perdurare in Cote d'Or, che porta in dote un meteo più freddo, addirittura maggiore del gelido e celebre 2012; ciò rende la prima settimana compressa tra i valori negativi notturni e massime mai sopra i 6 gradi. Poi seguitano un alternarsi di notti fredde e giornate che si fanno sempre più temperate, toccando i 16 gradi: la doucer s'impossessa della dorsale cotedoriana, elargendo qualche sprazzo di piogge, insufficienti perchè sotto media. In particolare, nell'ultima decade, si segnala un flusso di aria calda da sud-ovest che ha inondato l'intera Francia, diffondendo la sensazione di una capitolazione definitiva dell'inverno sin qui piuttosto pimpante; ma le scodate di una stagione ai titoli di coda, spesso, si sa, non sono infrequenti e possono generare dei rovesciamenti meteo in grado si squassare le dinamiche nascenti di una nuova stagione ai primi vagiti, quella primaverile.



MARZO. Sebbene marzo sia il mese delle piogge, spesso piove meno di quanto si possa pensare. In termini di precipitazioni medie, marzo è addirittura tra i mesi più umidi dell'anno. Più concretamente, la media cumulativa delle precipitazioni durante un normale mese di marzo in Francia è talvolta inferiore ai 50 mm: in particolare, in Cote d'Or, considerando le macro aree di Lione a sud e di Digione a nord, la media oscilla tra i 48-49 centimetri in questo mese. Questo mese di solito è solcato da passaggi anticiclonici ed è piuttosto secco, come accaduto nei recenti 2021 e 2022, in cui in Borgogna sono caduti meno di 30 centimetri; ma non mancano eccezioni: nello scorso 2024 sono caduti mediamente in Francia il 98 per cento di precipitazioni in più rispetto alle medie. Nonostante la sua fama di mensilità instabile, perchè solcato da perturbazioni, l'anticiclone non manca di stabilirvisi, come nel 2021. Dopo quello che riteniamo un prezioso excursus sulle medie meteo recenti, entriamo nel vivo di marzo '25: quasi tutti i domaine si avviano a terminare le potature invernali, ma le 'coup de sécateur' in realtà si protrarranno per qualcuno sino alla fine della prima settimana di aprile, assieme alle opere di dissodamento suoli, lavori di sostituzione dei 'piquets' e rifiniture varie per allestire al meglio i terreni, pronti allo start vegetativo stagionale. Il giorno 3 avanza da sud un potente anticiclone di origine sahariana che porta con sé inevitabili sabbie sahariane e temperature massime sopra la media: tutti i giorni, sino al giorno 11, si sono toccati anche i 18 gradi. A seguire, nel nome dell'imprevedibilità tipica di marzo, cinque giorni di improvvisa precipitazione delle temperature medie, grazie ad una perturbazione scandinava, con piogge discrete e massime e minime sotto la media: da sottozero notturni ai sei gradi diurni. Questo evento ha inevitabilmente influito sui risvegli vegetativi dei parchi vitati in Cote d'Or. Dal 18 marzo sino a fine mese un ritorno in grande stile di quella che viene definita “une grande doucer” climatica, complice un vortice atlantico che si limita solo a lambire con delicate piogge la Cote d'Or: sino a fine mese, infatti, si riscontrano temperature stabili oltre i quindi gradi, con punte di venti; ed è in questo contesto che assistiamo ai primi risvegli vegetativi, con pianti della vite diffusi ovunque ed i primi germogli primaverili tra le viti. Tirando le fila possiamo affermare che marzo ha inaugurato non precocemente il mood di risveglio vegetativo stagionale complessivo ma si è palesato complessivamente come un ottimo start: un attivatore primaverile senza eccessi e strappi in grado di incidere significativamente.

Analisi dei principali indicatori di marzo:

Temperature. 23 giorni con temperature sempre sopra le medie del periodo. Massime che sono spinte sino a 20.6 gradi il giorno 21; alternanza di più stabilità ed una sola parentesi di piccola scodata dal sapore invernale di cinque giorni, prima di accelerare più convintamente verso la primavera.

Precipitazioni. 50 mm piovuti al suolo. Una media quasi perfetta, in linea con la pluviometria delle medie del periodo.

Soleggiamento. 180 ore di soleggiamento complessivo significano un + 13 per cento sulle medie.



APRILE. Quello che vien definito oltralpe come “le mois de tous les dangers”, si apre con qualche brivido previsionale, considerato che tutte le stazioni meteo francesi propongono uno scenario potenziale di 'risque de gel', a causa di una colata d'aria fredda dall'Europa Centrale. Insomma, l'incubo dell'ultima decade pare riproporsi con puntualità assertiva. Ma gli dei quest'anno si sono mostrati davvero benevoli perchè questa pericolosissima perturbazione, nel corso della sua evoluzione dinamica, si è limitata solo a lambire di striscio il fianco est francese, portando i suoi strali soprattutto su Germania ( -10 gradi ) e Polonia ( -13 gradi ), che hanno visto precipitare le proprie temperature clamorosamente. Ma se il peggio si è scaricato sull'Europa Centrale, la Francia non è rimasta immune dalla periferia, seppur meno fredda, di questa massa d'aria gelida. In Cote d'Or, però, quasi nessun problema quest'anno (abbiamo al momento segnalazioni di qualche parcella leggermente danneggiata in area St Aubin): cieli sereni e temperature sempre tra i 18 ed i 23 gradi, con quealche precipitazione benefica. Quindi, in Borgogna, la prima quindicina è trascorsa sotto bei cieli, solcati da cirri ma mai da perturbazioni significative; ciò ha permesso ai bourgeons di uscire allo scoperto dai propri involucri protettivi pelosi per esporsi ad un calore decisamente primaverile, ma senza eccessi. Pertanto, lo svilippo delle gemme è stato graduale ma progressivo. Da metà mese, una perturbazione ad est della Francia ha scaricato qualche pioggia in Cote d'Or; pochi millemetri, necessari ad evitare ai terreni di indurisi particolarmente ma non quanto ci si auspicava per combattere un trend di secheresse non pericolosa ma perdurante; le temperature si sono attestate nell'intervallo tra i quindici ed i diciotto gradi che hanno garantito un raffrescamento complessivo, decelerando leggermente la spinta propulsiva primaverile. L'ultimo spicchio di aprile, infine, ha dispensato calore sino a 25 gradi ed una discreta umidità complessiva: si è parlato infatti esplicitamente di 'retour d'une météo printanière voire estivale”; anche in questa occasione sono stati evitati pericolosi focolai temporaleschi particolarmente forti, che hanno colpito il Massiccio Centrale, l'alta Loira ed il Jura: in effetti, qui i temporali con grandinate particolarmente importanti, ma con chicchi di dimensioni modeste, si sono abbattuti con particolare enfasi. 

Analisi dei principali indicatori di aprile:

Temperature. Una settimana sotto media ma generalmente comprese tra i sedici ed i venti gradi, con punta di 25 il giorno 30; Complessivamente minime superiori di 1.4 gradi e massime sopra di 2.3 gradi oltre le medie del periodo. Temperature medie decisamente più alte rispetto al 2024 in questo periodo.

Precipitazioni. 45.6 millimetri piovuti al suolo significano un -21 per cento rispetto alle medie. Era andata peggio l'anno scorso con un -37 per cento.

Soleggiamento. 218 ore significa un + 13 per cento rispetto alle attese medie.

Foto credit domaine H. Naudin Ferrand

MAGGIO. Mensilità che parte con intenzioni di sprintare serissimamente, determinando un inizio d'estate anticipata in Cote d'Or ed in tutta la Francia: basti pensare che il primo maggio parigino è stato il più caldo di sempre da quando vigono misurazioni meteo ufficiali. I primi quattro giorni di maggio hanno segnalato temperature minime in notevole aumento in Cote d'Or, favoriti da venti sostenuti da sud che hanno portato valori fino a quasi cinque gradi oltre le medie delle minime e massime sino a 26.6 gradi. Il sali scendi primaverile ha rispettato il suo dna da rollercoaster a queste latitudini: infatti, la settimana successiva, si è verificata un'inversione termica a “u” importante, con precipitazioni moderate e benevole da nord a sud delle due Cotes d'Or e termometri in picchiata di anche sei gradi sotto le stime medie, toccando improvvisamente anche i 13.5 gradi. Mentre si segnalano sia in area Pirenei, Dordogna ed in area Île-de-France, delle grandinate rilevanti. Nulla di tutto ciò, fortunatamente, si è concretizzato per i parchi vitati di Borgogna: solo segnali di una primavera vivace, che non ha ancora voglia di dare punti di riferimento precisi circa la sua evoluzione verso le fasi più delicate per i parchi vitati. Si corre a grandi passi verso il fenomeno delle floraisons ed è importante arrivarci senza scossoni o eventi meteo caramboleschi, per non tarpare le ali sia al numero delle infiorescenze che alle relative quantità d'acini potenziali. Il modello meteo americano prevede un maggio piuttosto secco per il centro nord della Francia. La frescheur diffusa in Cote d'Or nella seconda settimana del mese ha avuto anche l'effetto di rallentare la ripresa della marcia primaverile, fiaccandone la verve, quindi una lenta ripresa sino ai ventiquattro gradi circa, raggiunti non senza fatica verso metà mese, producendo un riflesso poco propenso alla pluviometria, che si sostanzierà in modesti apporti di qui sino alla fine del mese. Nei parchi vitati assistiamo ad attività di apertura dei suoli, mediante pulizia dei fondi, con conseguente esposizione definitiva agli eventi meteo, superata in modo indenne la potenziale fase di gelate dello scorso inizio aprile: epoca d'evasivage, quindi supporti fisici costituiti da fili tesi per agevolare l'appoggio delle volumetrie dei manti fogliari in espansione e delle crescite esponenziali che un clima cosi favorevole determina, anche in altezza (cimature sempre opportune in questo mese), delle viti. A metà mese si apprezza la comparsa di quelle che vengono definite “les sauvages”, gli stadi precedenti alle vere fioriture, che si apprezzano mediamente una quindicina circa di giorni dopo, se il meteo di mantiene costante. Nella terza settimana è prevista una vasta goccia fredda che va monitorata particolarmente: in Cote d'Or determinerà la pochezza di circa dodici millimetri di precipitato sia su Cote de Nuits che sulla Cote de Beaune, che non inficia le prospettive imminenti delle fioriture. Grandine e piogge intense di abbattono invece nel sud della Francia, dove fare agricoltura e viticoltura di qualità sta oggettivamente diventando un'impresa in quest'ultimo decennio. Il quarto ed ultimo spicchio di maggio comincia dolcemente, su temperature miti e favorevoli alle fioriture, che si cominciano a manifestare in tutto il loro fulgore intorno al giorno ventiquattro e proseguiranno scavallando la prima settimana di giugno. L'animus vegetativo prosegue il suo vigore con bella gradualità ed in vigna è tempo di cimature per definire le silhouette definitive di ciascun ceppo. Una prima accelerazione dal sapore estivo comincia ad apprezzarsi dagli ultimi tre giorni del mese, con massime che schizzano sino ai trentuno gradi (a Bordeaux e dintorni si stabilisce il record di trentacinque gradi). Mentre minime e massime nel sud-ovest francese restano spie accese, in area Borgogna, non si verificano eccessi ma una dinamica che porta naturalmente le condizioni atmosferiche a prepararsi al trittico di mensilità estive nel migliore dei modi. Maggio, pertanto, si è palesato complessivamente un mese piuttosto secco e stabile.

Analisi dei principali indicatori di maggio:

Temperature. Minime spesso sotto media, che scendono addirittura sino a 3.2 gradi il giorno ventiquattro; le massime hanno ballato per metà mese sotto media e per l'altra metà sopra, segnalando il giorno trentuno il record di 31.4 gradi, portandole di 1.5 gradi complessivamente oltre le attese del mese (lontano il record assoluto di 34 gradi del 1922).

Precipitazioni. 26.6 millimetri significa -65 per cento rispetto alle medie del periodo. Un dato che non fa sorridere e fa preludere, in base a prospettive ricavate da modelli americani, ad una estate esattamente opposta a quella francese '24 (ben 100 mm di piogge a maggio), quindi piuttosto secca. Da aprile '25 siamo sotto media. Siamo di poco oltre la '22.

Soleggiamento. 269 ore significano un + 25 per cento rispetto alle attese medie. Il vigore solare non ha picchiato ma è stato gradualmente sempre presente. Da marzo il soleggiamento è stato sempre oltre le attese

photo credits domaine Marc Roy

GIUGNO. La relativa quiete e gli equilibri stagionali sin qui esibiti dall'anno vegetativo '25 incrociano un altro snodo stagionale determinante: quello che disegna inevitabilmente la dinamica prospettiva del trittico delle mensilità estive entranti, deputate a capitalizzare o meno le ottime floraisons di quest'anno; prima dispiegando il fenomeno delle allegagioni e poi quello delle dirittura d'arrivo stagionale, vale a dire quello delle invaiature. Prima di entrare nel merito degli accadimenti occorsi in giugno, dobbiamo preliminarmente rilevare quanto le due annate contigue, la '24 e la '25, quest'ultima in corso di svolgimento, allo stato delle cose, abbiamo preso strade totalmente distintive. Infatti, se l'anno scorso il dispiegamento di cieli perturbati ha costituito la regola nel puzzle di climats della Cote d'Or, riportando alla memoria dei vigneron annate dal sapore anni '90, quest'anno sembra invece ricucire seriamente i fili della stretta parentela con millesimi più moderni, dalle tinte più sature: con propaggini di calore da meteo “del nuovo corso” ed eventi meteo compensatori dal sapore più minaccioso, che giocano sulla scacchiera dei territori francesi a macchia di leopardo, ora maledicendo un settore e risparmiandone altri. Giugno smarrisce ben presto sulla Cote d'or la verve soleggiata di fine maggio e piomba in una prima decade perturbata: mentre in Loira grandina pesantemente in alcuni settori, in Cote d'or la pericolosa perturbazione che risale da sud la Francia, scarica solo discrete benefiche piogge, tenendo a freno le massime di poco sopra i venti gradi. Sotto questi presupposti si completano lentamente le floraisons iniziate a fine maggio. Mentre si susseguono lavori di rifinitura nelle vigne, le prima allegagioni si manifestano al termine della prima decade di giugno. In questa fase l'auspicio è sempre quello di augurarsi uno sprint d'alta pressione ragionevole, ma non eccessivo, per permettere alle bacche di implementare i diametri con costanza e progressività; circostanze, queste ultime, minacciate invece da una cambio di marcia stagionale repentino manifestatosi dal giorno undici. Nella seconda decade, infatti, il celebre 'Gobbo d'Algeri' rompe gli indugi e risale sino a latitudini un tempo impensabili, irrompendo dritto per dritto su tutta l'Europa centro-occidentale. E fa sul serio, perchè le temperature schizzano e stazionano ben oltre i trenta gradi, toccando punte vicino ai trentacinque. Si tratta di una massa d'alta pressione che viene reputata eccezionale in Francia. Questa forte cappa anticiclonica imprime un'accelerazione improvvisa delle invaiature, ma, fortunatamente, le benevole precipitazioni (quasi trentacinque millimetri) giunte, per fortuna in forma gentile, quindi senza fare danni sulla Cote d'or, nel secondo week-end del mese, sedano gli eccessi di questa bolla di calura eccessiva e decisamente pericolosa per lo sviluppo delle nasciture bacche. Momento fortunato e benevolo che reputiamo avrà un suo peso nel prosieguo stagionale, che, per il momento, sancisce dei 'nulla di fatto' sotto il profilo di eventi meteo catastrofici stagionali, dopo, lo ricordiamo, il positivo evitamento di gelate d'aprile e dopo il decorrere di un'ottima dinamica complessiva delle floraisons. Le piogge di metà mese vengono asciugate immediatamente da una ripresa dell'alta pressione che impedisce il pericoloso stazionamento di umidità sulle vigne; questa volta l'aria calda di matrice africana decide di installarsi seriamente su tutto il territorio francese, per ben quindici giorni, determinando condizioni di caldo canicolare, con temperature da fine luglio, che riescono a sfiorare i trentasette gradi: le precipitazioni si fanno occasionali e rare ma proprio una di questa, una irruzione di aria fredda da ovest, di natura atlantica, determina le condizioni che decidiamo di segnalare nella nostra rubrica come un 'evento meteo degno di nota', occorso la notte del 25 giugno. Accade che d'improvviso cinquantasette dipartimenti francesi, Cote d'Or inclusa, vengono investiti da forti temporali ed il pericolo grandine si fa concreto. Siamo di fronte ad un altro 'momentum' stagionale che reputiamo topico per indirizzare una stagione vegetativa; e proprio per questo ci siamo soffermati con particolare attenzione. Dicevamo di una nottata di forti piogge, temporali localmente forti e violenti, accompagnati da raffiche di vento attorno ai cento chilometri orari che hanno sferzato l'intera Cote d'Or. Il pericolo grandinigeno si fa improvvisamente concreto e non improbabile. Apprezziamo la pubblicazione online di questi eventi in molte pagine social dei domaine borgognoni e non sembra un bello spettacolo. Come di consueto, in queste occasioni, interpelliamo i vigneron per cercare di saperne di più sull'accaduto e sulle eventuali conseguenze nei parchi vitati di pertinenza. Vi sottoponiamo, pertanto, di seguito, le dichiarazioni che abbiamo ritenuto più importanti, tra i vigneron interrogati sull'evento. Iniziamo con Marsannay, quindi con Laurent Fournier che ci dice: “Non, que du vent, pas de grele, et une pluie bienvenue, en tout cas sur Marsannay et le nord de la Côte de Nuits”. Poi interpelliamo un decano di queste parti, il domaine Bruno Clair che ci dice: ”Il y a eu quelques dégâts en effet, mais rien de très grave. Cela n’impactera pas vraiment la récolte 2025”. A seguire, sentiamo la gentilissima Alexandrine del domaine M. Roy di Gevrey-Chambertin, le chi dichiarazioni sono: “heureusement, nous n’avons pas été impacté à Gevrey ca tient presque du miracle, vu la violence de l’orage et la saison est loin d’être terminée”. Si parla di 'miracolo', a conferma che questo evento ha costituito una reale minaccia stagionale. Sulla stessa denominazione abbiamo poi sentito colei che come giardino di casa vanta l'adiacenza con il 'Clos St. Jacques', cioè m.me Sylvie Esmonin, che cosi si pronuncia: “pour le moment Gevrey-Chambertin a échappé à la grêle hier soir et la semaine dernière aussi. Cela ne semble pas le cas de Nuits saint georges et Vosnes Romanee mais je connais l ampleur des dégâts”. Mentre Christine del domaine D. Laroze ci riferisce: “nous n’avons pas eu de dégâts. Nous avons eu de la chance” e dal domaine Armand Roussesau ci dicono “Non, nous avons été chanceux, beaucoup de vent dans notre secteur mais pas de dégats dans les vignes!”, terminiamo l'esplorazione della aoc con Florance Rossignol, del domaine R. Trapet:: "nous avons eu un gros orage mais les vignes ont été épargnées, ouf! Elles sont très belles et poussent très bien sans maladie!”. Ottimo feedback, a conferma che il nord della Cote de Nuits, compresa Gevrey-Chambertin se l'è cavata bene. Abbiamo ricavato dalla Esmonin però Vosne e NSG sono state probabilmente le più coinvolte dal fenomeno. Di conseguenza, abbiamo successivamente interpellato il domaine H. Gouges, nostro fornisseur d'eccellenza, che stazione proprio su Nuits St. Georges; Gregory ci riferisce che “molti settori della aoc sono stati coinvolti e qualche danno c'è stato, ma che ora è difficile stabilire con certezza l'entità dell'accaduto”; restiamo quindi con dubbi, che chiariremo a bocce ferme, nel corso della stagione. E' la volta di Vosne-Romanée, e qui Sophie del domaine AS dice: “Ca va quelques impacts mais cela aurait pu être plus grave!”. Trapela un certo ottimismo tra i Grivot, i quattro Gros, A. Lechaux, Liger Belai, C. Cotetidot e Bruno Clavelier. Ma ciò non ci impedisce di supporre qui qualche evento sia accaduto e si tratterà di capire quali parcelle sono state più coinvolte. Poi è la volta di Chambolle Musigny, in cui dal domaine De Vogue, Bertheau e Servelle ci riferiscono tutti il medesimo concetto. “Le domaine se porte bien. Pas de dégâts de notre côté”. Buone notizie. In area Vougeot abbiamo interpellato il domaine Chateau de la Tour che cosi si è pronunciato: “nous n’avons pas constaté de dégâts majeurs sur nos parcelles. Nos vignes ont été épargnées pour l’instant”. In area Beaune, invece, sentiamo il domaine E. Giboulot che cosi si pronuncia: “a priori pas de dégât dans les vignes. La saison se passe très bien et le millésime 2025 s'annonce très prometteur...”. Anche in area Volnay pare non vi siano stati fenomeni impattanti e cosi a Pommard, in cui De Courcel e C. Armand, all'unisono, ci riferiscono: “pas de dégât sur nos parcelles. Beaucoup de vent et un peu d’eau ce qui fait du bien!”. Su Meursault, i Jobard si manifestano positivi, mentre C, Lafon afferma: “il n'y a pas eu des dommages”; Louis Essa, ci riferisce: “Presque pas de dégâts heureusement.. des petits impacts, mais rien de significatif !! Je crois que Couches ont eu des dégâts”; quindi gli impatti maggiori qui si sono verificati più a ovest, a circa venti chilometri da Meursault. Trapela ottimismo anche in area Chassagne-Montrachet, in cui Antoine Pillot ci rassicura dicendoci: “nous n’avons pas été touché par les orages, tout va bien pour la vigne qui continue de bien se développer” ed in area Puligny-Montrachet, i due domaine Laflaive, Chartron, i Sauzet ed i Pernot, tutti all'unisono hanno rimarcato di un essere stati impattati dal fenomeno, ribadendo il concetto che “c’était plus coté de Beaune qui a eu beaucoup mais pas d’orage avec la grêle”. Pertanto, riassumendo, il fenomeno del 25 implicherà dei ragionamenti sugli impatti subiti soprattutto nel triangolo territoriale Nuits-St-Georges-Vosne-Romanée-Beaune. Giugno si conclude con 36.8 gradi. Preludio di un luglio rovente? Le probabilità propendono su questa direzione ma...al prossimo report.

Analisi dei principali indicatori di giugno:

Temperature. Prima settimana tiepida e poi venti giorni di caldo serio. Si è arrivati a soli 0.5 gradi dal record di caldo assoluto per il periodo il giorno trenta. Massime superiori alle medie, pertanto, sino a 12.6 gradi. Tutt'altra musica rispetto all'annata precedente; scomodando altre annate calde del ventennio: più calda rispetto al giugno 2015 e 2018, con medie di 19.8 gradi, di due gradi rispetto alla '19; di mezzo grado superiore alle limitrofe '22 e '23.

Precipitazioni. Più 15 per cento rispetto alle medie, con 76 millimetri precipitati. E sempre benevoli, anzi, benedetti. Ottimo segnale. Un freno all'impeto stagionale sempre arrivato al momento ideale, anche se con qualche inevitabile strascico e dazio. Ad oggi: marzo e giugno sopra media. Solo recentemente l'anno scorso si erano toccati i 90 millimetri, ma era tutt'altra stagione. Scartabellando tra le annate con più pluviometria del secolo, segnaliamo la '16, simile alla '24 ed alla '08. La '25 si palesa un ottimo missaggio tra pluviometria e bella stagione.

Soleggiamento. 273 ore di soleggiamento, sanciscono un più 14 per cento rispetto alle medie e confermano una annata, da marzo, sempre oltre i valori medi. La luce non manca. Venti più sudisti nella prima parte del mese e maggiormente da nord ovest per il resto di giugno.

 

photo credits domaine H. Lamy si St Aubin

LUGLIO. Il sole dardeggiante della seconda metà di giugno lascia traccia di sé per i primi cinque giorni della nuova mensilità; ma la bella notizia è che le risorse idriche in Cote d'Or si manifestano per ora sufficienti ad arginare pericolose derive sulle energie vitali dei parchi vitati, che tengono a bada ogni minaccia di stress idrico e conseguenti ricadute su rese e qualità delle uve, ora in piena veraison. Dal giorno cinque al giorno otto una perturbazione atlantica porta ulteriore ossigeno, sotto forma di trenta millimetri di pioggia, che fanno precipitare le temperature verso uno standard d'altri tempi, scalando dai trentotto gradi di massima del primo luglio ai ventuno del giorno otto: un combinato disposto che dona slancio e polpa a viti ed acini. Approssimandosi all'ultimo quarto di luglio, tra lavori di cimatura necessari tra le vigne, si scorgono le prime invaiature, che si protrarranno prevedibilmente nella prima settimana d'agosto. Le temperature riprendono a salire e la sensazione è che il resto del mese presenterà una certa dinamicità, che potrebbe stringere una preziosa alleanza con l'ultimo passaggio cruciale dell'annata, sul quale si giocheranno equilibri, maturità fenoliche, meccaniche e tecnologiche e tartariche da gestire con sapienza. Sin qui, al lordo di qualche fenomeno di coulure sui pinot noir, che inciderà un po' sulle rese, le minacce di malattie fungine sono state generalmente tenute a bada e non si notano scottature tra i grappoli nei vigneti: insomma, allo stato delle cose, da Marsannay a Santenay si incrociano le dita per un finale degno di un'annata che potrebbe far parlare molto di sè. Dal giorno tredici sino a fine mese la colonnina di mercurio progressivamente e lentamente scenderà, producendo ottimi e copiosi irraggiamenti e benefiche piogge deboli, sempre accompagnate da benevoli venti asciuganti, provenienti da nord ovest. Il giorno diciannove, in particolare, su tutta la Cote d'Or si assiste ad una pioggia intensa e fitta che, nonostante l'impeto, non ha prodotto danni ma solo ulteriori benefici ai diametri delle bucce degli acini e contribuisce grandemente a rinverdire i fogliami ed il vigore delle viti in generale: un'autentica manna dal cielo in questo momento della stagione. Questa data va evidenziata perchè questa perturbazione atlantica ha miracolosamente graziato la Cote d'Or, determinando fenomeni anche grandinigeni nei dipartimenti più a nord e più a sud della stessa (Allier) e Saône-et-Loire. Dopo aver evitato il peggio, le maturazioni degli acini riprendono successivamente il loro corso in modo estremamente graduale, complici temperature massime sempre molto vicine ai venticinque gradi; davvero insolito per le annate del nuovo corso; pare un fine luglio anni '80 a queste latitudini. Zero eventi meteo di portata significativa da registrare in questo luglio '25 che, senza eccessi per la maggior parte, ha traghettato le due fasi fruttifere più decisive per un raccolto, portando a termine la forma dei futuri acini su volumetrie spesso ideali e producendo un buon cinquanta per cento delle invaiature con processi delicati e naturali, senza accelerazioni scomposte. Sin qui, considerando un gelo di aprile, lo ribadiamo ancora, praticamente quasi assente, ed il solo episodio temporalesco serio, occorso il venticinque giugno (vedasi report del mese precedente) che ha colpito il cuore delle aoc della Cote d'Or con effetti a macchia di leopardo e di portata piuttosto contenuta, le alternanze dinamiche meteo hanno disegnato i prodromi di un millesimo dal volto interessante, che siamo curiosi di mettere sotto verifica in occasione del transito finale, quello di agosto, che condurrà alle prime vendemmie probabilmente nella sua coda conclusiva.

Analisi dei principali indicatori di luglio:

Temperature. Gli up (prima settimana) ed i down della colonnina di mercurio, nel loro alternarsi, portando la forbice delle temperature fino a diciassette gradi di differenza, nel loro complesso hanno sancito un +0.6 rispetto alle medie registrate in Francia tra il 1919 ed il 2024. Addirittura luglio è stato complessivamente più fresco di giugno, circostanza che non accadeva dal 2003. Un mese lontanissimo dal podio dei luglio più caldi del millennio (2006 e 2018). Esattamente quindici giorni di sopra media ed altrettanti di sotto media. Equilibrio. Luglio fa rientrar enei binari perfetti delle medie sia le minime che le massime.

Precipitazioni. 78.5 i millimetri piovuti, che segnano un +21 per cento sulle medie stagionali. Sono in totale 277 i millimetri piovuti al suolo da inizio marzo, mensilità che, assieme a giugno ed a luglio, ha sempre registrato una pluviometria sopra media.

Soleggiamento. 258 ore totali per un complessivo +1 per cento in più sulle medie. Dopo un trimestre sopra media si rientra nei ranghi, contribuendo a profilare un mese quasi perfettamente in media con tutti i parametri fondamentali old style.


foto credits domaine Laflaive di Puligny-Montrachet

AGOSTO. La Cote d'Or è reduce da un luglio che ha segnato un decelerazione sulle temperature massime notevoli raggiunte a giugno; e questa tendenza non la si riscontrava dal 2003. Lontano, pertanto, dai luglio caldissimi del 1983, del 2006 e del 2018, quello del 2025 non si discosta molto da quanto verificatosi nelle annate immediatamente precedenti, la 2023 e la 2024; infine, questa mensilità ha mostrato due volti: mentre la fase di calore più accentuata, quelli di inizio mese, si è concentrata lontano dalla Cote d'Or (sud della Francia, area Loira e Normandia), dal giorno 21, grazie ad infiltrazioni di origine atlantica, la Borgogna ha attraversato un'ultima decade di temperature decisamente sotto media (sino a -2 gradi).



Ma focalizziamoci su agosto. Dopo un incipit di mese (primi tre giorni) attorno ai 23 gradi e quasi otto millimetri di pioggia benevola, agosto inserisce la quarta e sfodera sedici giorni di autentica estate torrida, registrando zero precipitazioni e giornate da bollino rosso in serie che si sono attestate tra i trentacinque ed i trentasei gradi: un autentico “période de grand sécheresse”, come si dice da quelle parti. Per fortuna le aree più colpite dell'effetto di questa ondata di calore, sono state geolocalizzate altrove: in particolare, nel dipartimento d'Occitania dell'Aude”, nel comune di Ribaute si sono riscontrati grandi incendi. Mentre in Acquitania si sono toccati i quarantatrè gradi, il dipartimento della Cote d'Or resta solo in allerta arancione. Qualche stress idrico ma nulla di eccezionale  tra i parchi vitati ma tanto sole; e come è ben noto a chi è avvezzo al lavoro agronomico, questo periodo vegetativo dell'anno è demandato grandemente ad un fenomeno da 'pilota automatico' costituito dalla dinamica meteo stagionale; infatti, è proprio lei ad essere deputata a scrivere il finale della sceneggiatura del millesimo attraverso il fenomeno delle invaiature. In buona sostanza, le architetture concepite dai vigneron nei mesi precedenti allo scopo di arrivare al meglio in questo periodo cruciale dell'anno (quelle legate alle rifiniture, alle cimature delle esuberanze naturali delle viti e, soprattutto, quella dei posizionamenti strategici fogliari, che determinano  le aree di luci ed ombre sugli acini, a protezione dei dardeggianti raggi UV agostani), rappresentano l'autentica impronta agronomica del vigneron, che poi affida la fase finale di maturazione al meteo per poi massimizzarla con un timing di raccolta soggettivo (altro momento topico); e lo fa in base non solo ai propri riscontri tecnico-scientifici in vigna (misurazioni di valori sui singoli grappoli)  ma anche alle previsioni evolutive del meteo nelle immediatezze del momentum di raccolta immaginato. Insomma, agosto è mese dirittura d'arrivo in cui si misurano gli sforzi agronomici di ogni singolo domaine nei mesi precedenti e crocevia di decisioni da prendere con ponderazione e freddezza. Rientrando sulla cronaca, intorno al dieci agosto molte invaiature sui pinot noir si sono portate a compimento mentre per gli chardonnay la dinamica si è sviluppata su tempi ora più precoci, ora più dilatati; in questa prima decade i vinaccioli si sono palesati ancora croccanti e verdi e da queste parti si è vaticinato l'inizio del raccolto verso l'ultima settimana del mese.



VENDEMMIE. Dal giorno venti la gran calura si placa ed il giorno ventidue iniziano ufficialmente le prime vendanges bianchiste: si assiste alla parata delle prime squadre di vendemmiatori attraversano i vigneti della Côte-d'Or meridionale, principalmente tra Chassagne-Montrachet e Meursault. L'inizio della vendemmia riguarda le uve destinate alla produzione di Crémant, così come gli appezzamenti di Chardonnay di tutte le denominazioni. Si inizia la vendemmia con temperature attorno ai ventiquattro gradi di media e qualche lieve pioggia (una quindicina di millimetri nei primi tre giorni), fattori che aiutano il compimento delle maturazioni fenoliche e favoriscono il sensibile calo delle temperature minime notturne (fino a dieci gradi registrati in qualche settore), che garantiscono un boost di potenziale aromatico agli acini, grazie agli sbalzi termici che si registrano. I quasi cinquanta millimetri che precipiteranno nell'ultimo quarto di agosto saranno manna dal cielo per benedire la qualità delle uve, consentendo alle bucce di raffinare i propri spessori, alle polpe di ampliare le proprie consistenze e ai succhi di generare riscontri gustativi equilibrati. Agosto, in sostanza, chiude i battenti con temperature moderate, sprazzi di sole convincenti e piogge benevole; un bilancio del mese ci permette di evidenziare temperature medie superiori di di 2.3 gradi, i trentasette gradi del giorno dodici come record stagionale, e ottanta millimetri di pioggia complessivi che registrano un complessivo più ventinove per cento sulle medie del mese. Con l'inizio di settembre, si inaugurano tutte le operazioni vendemmiali, comprese quelle dei pinot noir, sotto giornate di luce ma molti giorni di piogge più o meno intense (il giorno dodici con quaranticinque millimetri precipitati al suolo). Cominciano i primi dibattiti ed analisi tra i diversi stili e timing di raccolta: c'è chi ha prediletto cominciare a fine agosto, prediligendo acini più piccoli e sodi e chi ha atteso le piogge per ottenere, a suo dire, maggiori bilanciamenti, succhi più sostanziosi ed acini più generosi, come chi ha iniziato a vendemmiare i pinot noir alla fine della prima settimana di settembre, rischiando seriamente però fenomeni di “dillution et de lessivage”, che tradotto significa di diluizione eccessiva dei succhi degli acini e di lisciviazione, fenomeno agronomico, lo ricordiamo, attraverso cui l'acqua piovana trascina verso il basso sostanze solubili (come sali minerali o nutrienti) nel suolo. Un bel rebus quest'anno per i vigneron, che alla variabile abituale del caldo, hanno dovuto gestire, senza subirla, i benefici delle piogge cadute durante le vendemmie, che di solito creano problemi di raccolta più ai mezzi di chi non vendemmia manualmente che alle qualità intrinseche degli acini. Le gradazioni alcoliche registrate, senza bisogno di chaptalisations, si sono attestate sui tredici gradi, quindi ottime.


photo credit domaine Buisson Charles di Meursault

A compendio di questa narrazione finale dell'annata, desideriamo sottoporvi alcune valutazioni a caldo, che abbiamo raccolto da alcuni vigneron, post vendemmie. Ci sarà tempo ed una rubrica di sintesi, da destinare, a bocce ferme, a questa annata: per il momento vi lasciamo alle dichiarazioni integrali di alcuni vigneron, che vi forniranno alcune prime impressioni e spunti di riflessione sulla 2025, le cui uve sono state oggetto di fermentazioni alcoliche in questi giorni. Buona lettura.



                                             ALEXANDRINE ROY (DOMAINE MARC ROY – GEVREY-CHAMBERTIN)

“riassumendo la situazione dell'annata '25, durante l'anno vegetativo abbiamo alternato periodi di grande siccità a periodi di freddo e pioggia. Le uve hanno assorbito molti raggi UV e, per chi ha aspettato troppo a lungo dall'inizio delle piogge, si è verificato, oltre a un fenomeno di diluizione, un vero e proprio problema di lisciviazione. Per questo motivo, personalmente, ho optato per la data del 29 agosto. È stata un'ottima scelta perché abbiamo potuto beneficiare dei sette millimetri di pioggia pre-vendemmia, evitando gli enormi accumuli successivi (oltre 200 millimetri!!). Abbiamo terminato la vendemmia il giorno prima di questo diluvio. Abbiamo quindi potuto beneficiare di una ricostituzione degli acini, quindi del culmine della maturità fenolica, di un de-stress delle viti, di un miglioramento dell'equilibrio. Abbiamo terminato il tre settembre con i nostri bianchi al mattino. Nessun bisogno di zuccheraggio, ma tredici gradi naturali! I rossi ci hanno abbagliato per la loro qualità e la loro salute. Nemmeno un ceppo marcio, secco o acerbo. Sono riuscito a fermentare tutto questo nel modo classico, con una splendida macerazione pre-fermentativa a freddo e poi vinificando a temperature comprese tra i ventotto ed i trentatrè gradi. Ho poi lasciato i tini al caldo prima di pressarli per diversi giorni. Poi li abbiamo messi in botti e i vini sono andati ad invecchiare. Sono bellissimi, con colori magnifici, aromi purissimi e intensissimi, un tocco di tannini molto gradevole e una persistenza molto piacevole. Di prima classe!”





                                               BRUNO COLIN (DOMAINE B. COLIN - CHASSAGNE-MONTRACHET)

“Abbiamo iniziato le vendemmie unedì venticinque agosto, poi proseguite martedì ventisei con una piccola squadra, sotto un sole splendente, per raccogliere le parcelle più piccole: Demoiselles, Chevalier, Boudriotte, Vergers, Remilly. Successivamente, la squadra è arrivata giovedì ventotto, ma il tempo è stato molto variabile: pioggia quella mattina e un forte temporale venerdì sera. Abbiamo avuto un’alternanza di pioggia e sole, per concludere purtroppo giovedì quattro settembre sotto qualche rovescio. Per quanto riguarda il millesimo 2025, la qualità è senz’altro presente: i gradi alcolici si attestano intorno ai tredici gradi, con belle note fruttate e un ottimo equilibrio in tutti i vini. Per quanto riguarda la quantità, siamo più o meno sullo stesso livello del 2024, quindi un’annata con una produzione limitata, condizionata dalle basse temperature al momento della fioritura della vite, oltre a un’ondata di calore che ha danneggiato una parte del raccolto”





                                     JEAN MARC PILLOT – (DOMAINE JM PILLOT – CHASSAGNE-MONTRACHET

"Abbiamo dovuto anticipare la data della vendemmia ventidue di agosto a causa dell’ondata di caldo di agosto, per evitare una caduta dell’acidità nei Chardonnay e preservare tutto l’equilibrio del vino. Il risultato di questa vendemmia è piuttosto interessante; infatti, i mosti hanno un ottimo riscontro gustativo e si può già supporre che il millesimo 2025 sarà una grande annata, ma le quantità sono molto basse. Le bucce erano spesse e le rese in mosto risultano non generosissime, a causa della siccità; alcune cuvée hanno prodotto addirittura meno che nel 2024."





                                                    DOMAINE ARMAND ROUSSEAU – GEVREY-CHAMBERTIN

“La vendemmia è andata molto bene, e la qualità che abbiamo riscontrato è davvero incredibile, con davvero poco sforzo selettivo in vigna; tuttavia, le quantità sono inferiori a quanto sperato e molto simili alla 2024”.



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Lo Staff di B.M.A.



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