LES GRANDS JOURS DE BOURGOGNE 2016. TASTING, TREND E RIFLESSIONI

Les Grands Jours de Bourgogne 2016. L'evento, andato in scena dal 21 al 25 marzo, nella sua 13° edizione, dispiegato su 11 località, che ha contemplato 14 eventi degustativi (da Chablis a Mercurey), si è rivelato un successo di pubblico: 10.711 i partecipanti, tra i quali i Paesi di Francia, Italia e Belgio, nell'ordine, sono state le maggiori nazionalità presenti (a seguire, Stati Uniti, Germania, Cina e Giappone), per la maggior parte importatori (27,99%), sino alla categoria dei responsabili di enoteche (2,24%).

Per Borgogna Mon Amour, l'evento è stato seguito dal responsabile per la didattica di AIES (Accademia Internazionale Enogatronomi Sommeliers).

 

di Edoardo Duccio Armenio

 

Al rientro dai "Les Grands Jours de Bourgogne", provo a mettere in ordine alcune impressioni ricavate dagli assaggi che ho messo a segno nel corso della nota “biennale” e, in particolare, di quelli effettuati nelle giornate dedicate a Chablis, Côte de Nuits e Mâconnais. Pur con la dovuta prudenza che sia riserva al debutto di mercato di una nuova annata, la 2014, le opinioni che ho ricavato si sono rivelate pressoché coincidenti con quelle di altri colleghi via via incontrati; insomma, le analisi svolte nel bicchiere, da diversi punti di osservazione, sono state senz’altro concordanti.

Entrando nel merito e partendo da Chablis, una certa parte degli assaggi ha evidenziato la presenza di vini piuttosto contraddittori. Infatti, alle consuete e attese caratteristiche acido-sapide si sono unite, soprattutto per i Grand Cru e, in misura minore, per i Premier Cru, espressioni di frutto fin troppo avanzate e mature con risultati d’insieme poco persuasivi, sia in fase attuale che soprattutto prospettica. Altri vini sono, invece, apparsi arroccati su una sola dimensione: nasi sottilissimi e bocche taglienti (e fin qua, nessuna sorpresa) ma senza il benché minimo spiraglio che lasciasse intravedere una qualsivoglia direzione di sviluppo. Vini irrisolti e irrisolvibili, questi ultimi? Queste perplessità sono state confermate da una voce locale, molto esperta e autorevole, che ha confidenzialmente condiviso queste impressioni, riconducendole a rese eccessive in vigna. Ciò posto, non sono certo mancati i grandi assaggi: le prove migliori sono giunte per lo più da produttori di solida reputazione che hanno ribadito nei loro vini una mano sicura e convincente, coerente con le risultanze offerte dagli assaggi delle annate più risalenti.

Quanto alle produzioni rosse più rinomate della Côte de Nuits va subito detto che la compagine dei produttori di chiara fama, compresi molti “mostri sacri”, è stata senz’altro ampia e rappresentativa. Ebbene, anche fra questi ultimi, e soprattutto tra quelli di Vougeot e Vosne Romanée, è emersa una chiara tendenza a calcare la mano sul legno, in modo talvolta persino caricaturale, così da appannare, e talvolta coprire, la nitidezza e la classe aromatica che hanno costruito la gloria di queste denominazioni, con conseguenti limiti anche nella espressione di bocca.  Più che a vini ancor giovani e bisognosi di evoluzione, cosa questa naturale e prevedibile, l’impressione ricavata è stata quella di una rincorsa a voler compiacere un gusto molto gradito a taluni mercati d’esportazione, i cui rappresentati erano presenti, in forze, ai banchi d’assaggio.  Il “fascino” (diciamo così) di un siffatto stile si è rivelato ovunque, dai village fino ai più prestigiosi Grand Cru, e ha coinvolto stelle di prima grandezza, oltre a taluni astri nascenti o di affermazione relativamente recente. Intendiamoci, vini iper-legnosi non sono certo una novità nemmeno in Borgogna; tuttavia, in questi ultimi assaggi, quel che colpisce è l’accresciuto novero di produttori che hanno scelto di percorrere tale via. Altrove, soprattutto nelle denominazioni di Chambolle Musigny e Morey St Denis, a questi vini se ne sono accompagnati anche alcuni (e meno numerosi) piuttosto verdi,  con accentuate note acerbe e vegetali: riflessi dell’andamento dell’annata o (anche) di qualche incauta scelta del produttore?

Ovviamente, anche in Côte de Nuits non sono mancati affatto vignaioli votati con decisione alla finezza ed all’equilibrio, i quali hanno proposto alcuni dei campioni più emblematici e riusciti: vini di chiara classe, ancora da risolvere e da attendere nel tempo ma che già delineavano chiari tratti di rigore e nitidezza, in una struttura salda ed equilibrata, promessa di evoluzioni lunghe e decisamente invitanti. Una menzione particolare spetta ai vignaioli di Gevrey Chambertin, ai quali va riconosciuto il merito di aver fornito la pattuglia più numerosa e convincente di vini la cui cifra stilistica è stata, quanto ad eleganza ed equilibrio, particolarmente alta.

Gli assaggi nel Mâconnais non hanno suscitato particolare entusiasmo: i numerosi assaggi hanno rivelato, quasi all’unisono, vini dotati di acidità citrine molto spinte, di certo non inattese, ma che spesso si sono rivelate brucianti, e, soprattutto, privi di qualsivoglia ulteriore slancio prospettico. Poche, molto poche, le eccezioni degne di un qualche interesse.

Infine, uno sguardo ai prezzi, la cui crescita, decollata con il millesimo 2005, grazie alle entusiastiche recensioni della critica di lingua anglosassone, prosegue – ahinoi – senza interruzioni; anzi, negli ultimissimi anni, si è registrata una vera impennata, soprattutto quale effetto, come hanno riferito gli stessi produttori, di una vertiginosa crescita della domanda asiatica. Il millesimo 2014 segue questa tendenza e, si badi bene, la crescita dei prezzi in cantina provocherà ripercussioni al dettaglio facilmente immaginabili. Purtroppo nella lista dei prezzi proibitivi, cui sono iscritti già da tempo i Grand Cru, ora ulteriormente rincarati,  si ritrovano adesso quasi tutti i Premier Cru, oramai sugli stessi livelli cui si già collocavano diversi “GC”, pochissimi anni fa. Rare le eccezioni,  per lo più ricomprese nelle denominazioni minori, che, al di là di quello che certuni vorrebbero far credere, offrono vini tutt’al più interessanti, ma non certo paragonabili a quelli delle zone più pregiate. Il vero guaio è che questa spirale dei prezzi ha coinvolto anche i vini di base: sebbene lo stacco qualitativo con i fratelli maggiori si avverta, persino i semplici bourgogne non sono più a buon mercato e molti village (soprattutto con lieu-dit) hanno raggiunto, a loro volta, i prezzi toccati dai Premier Crus, solo un paio di anni fa.

Se ne può concludere che una certa convergenza dei prezzi della Côte d’Or su quelli di Bordeaux sia ormai in stato avanzato e, di conseguenza, gli acquisti degli appassionati nostrani saranno sempre più ponderati e prudenti, premiando i selezionatori più accorti.

I miei “Dodici Migliori Assaggi” tra Chablis e la Côte de Nuits (produttori, in ordine sparso):

  • Billaud-Simon
  • Bernard Defaix
  • Daniel Etienne Defaix
  • Bruno Clair
  • Camille Giroud
  • Rossignol Trapet
  • Denis Mortet
  • J. Grivot
  • Gerard Raphet
  • Michel Noellat
  • Chantal Remy
  • Domaine de Lambrays

 

>Disclaimer: Le opinioni espresse sono personali e non coincidono necessariamente con quelle di “Borgogna “Mon Amour”, con cui l’autore non intrattiene relazioni di interesse o di affari. In particolare, nessun compenso o vantaggio è stato pattuito o corrisposto per questo brano.

 

 

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