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Domaine Anne Gros. Vi sono tracce della famiglia Gros sin dal 1830 a Vosne (attualmente vi sono 4 famiglie di viticoltori: il domaine Anne Gros, il domaine Gros Frere et Soeur, il domaine Michel Gros e, l’unico sito a Pommard, il domaine Anne-Francoise Gros), quando Alphonse Gros sposò M.me Latour ed acquistò i suoi primi appezzamenti in questa località. Il padre di Anne, Francois, alla sua morte, nel 1988, lasciò, alla sua unica figlia, 3 ettari in Vosne-Romanée. Curiosamente il domaine fu chiamato formalmente “Domaine Francois Gros” sino al 1988 e “Domaine Anne & Francois Gros”, sino al 1995, data a partire dalla quale si cominciò a riconoscere il “domaine Anne Gros”. Ad appena 25 anni di età, con grande intraprendenza, espanse il patrimonio vitato, portandolo agli attuali 6.5 ha (5.2 ha a pinot noir e 1.3 ha a chardonnay), costruì una nuova winery molto personalizzata e convertì un vecchio edificio adiacente in una stilosa e moderna guesthouse, “La Colombière”. Produce circa 30 mila bottigIie l’anno. I vini del domaine spaziano dall’Haute Cote de Nuits (en rouge ed en blanc), alle appellazioni regionali (en rouge ed en blanc), a Chambolle Musigny, Vosne Romanee (village e lieu dit ed Echezeux e lieu dit), Clos Vougeot e Richebourg. Nonostante si avvalga di personale qualificato nel numero di due dipendenti, che lavorano a tempo pieno in vigna, Anne dedica anch’essa una parte del suo tempo tra i filari ogni giorno, oltre a splittare le sue ore per l’attività commerciale, finanziaria ed amministrativa (attività che segue di persona) ed i suoi tre figli. Apriamo una doverosa parentesi: Anne è una donna di grande coraggio ed intraprendenza e dal 2010, da grande imprenditrice qual è, assieme al marito, Jean-Paul Tollot, titolare del domaine Tollot-Beaut, sito a Chorey-les-Beaune, ha acquistato 8.5 ha di terreni da vigna in Languedoc, in particolare i terroirs di Cazelles (i più alti della denominazione, a circa 220 mt sul livello del mare, “come Vosne-Romanée”, rimarca Anne, per trovare un filo conduttore importante tra due realtà totalmente distinte), in Minervois; la località è stata scelta per la vasta varietà dei suoli a disposizione: calcarei, argillosi ed arenari e per l’intrigante missaggio di cepages come il carignan, grenache, syrah e cinsault. E’ stato amore a prima vista, riferisce Anne. Ci crediamo. Quanto ai vini (ottenuti in ossequioso ‘Burgundy style’ e dal missaggio di 3 terroirs diversi e tre cuvée distinte: Les Fontanilles, La Ciaude e Les Carrétals): sono piuttosto squisiti, aggiungiamo noi, che li abbiamo degustati, in più sessioni e lungamente, figli di un territorio dalle potenzialità ancora non del tutto svelate e troppo spesso sdoganati come mediamente troppo rustici; per concludere la parentesi, riportiamo un curioso aneddoto: nel 2000 il talentuoso Jean-Marie Fourrier del celeberrimo omonimo domaine in Gevrey-Chambertin era già stato folgorato sulla via del Minervois, avendo acquistato, in zona Faugères, due parcelle appartenenti a due denominazioni a est di Les Cazelles, ma le vendite di quei vini furono disastrose e fu costretto, dopo soli quattro anni, a vendere tutte le strutture che aveva acquistato in loco. Digressione a parte, i metodi di lavorazione di Anne prevedono “lutte raisonée" in vigna, aderendo sempre di più a pratiche organiche sempre più in linea con le metodologie biologiche (per quanto possibile a seconda delle condizioni del millesimo); l’allevamento delle viti giovani è a cordone speronato, mentre per le viti di oltre 35 anni di età a guyot; le uve vengono sempre raccolte manualmente e selezionate qualitativamente direttamente in loco: infatti, non è contemplato alcun tavolo di cernita per la scelta degli acini migliori; esse, poi, vengono sempre diraspate, in sede di vinificazione; il mosto viene fatto fermentare, per circa quindici giorni, di regola, con lieviti autoctoni (lieviti alloctoni vengono utilizzati in circa il 30% dei casi, allo scopo di avviare la fermentazione) in vasche di cemento per i pinot noir, ed in serbatoi di acciaio inox per lo chardonnay; travasi vengono fatti molto di rado; i vini vengono poi affinati in botte per circa 16 mesi, con l’apporto dell’80 per cento di barrique di rovere nuove, solo per vini grand cru, al 50 per cento per i vini village ed il 30 per cento per i vini ricadenti nell’appellazione regionale. 

Certificazioni

  • Biodinamico

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