ANNATA 2022 IN BORGOGNA. NARRAZIONE DINAMICA

Annata 2022 in Borgogna. Narrazione dinamica



Lo staff redazionale ripropone una rubrica che resterà in vigore per tutto l’anno vegetativo '22, quindi sino al raccolto delle uve principali coltivate in Cote d'Or, chardonnay e pinot noir. Al termine di ogni mensilità considerata, da marzo a settembre (con doveroso incipit circa l'andamento dell'inverno che precede il nuovo millesimo), si propone di fornire ai nostri lettori un report dinamico sugli accadimenti meteo principali, corredato da un'analisi, anche comparativa, di alcuni parametri che riteniamo essenziali per comprendere al meglio l’andamento dell'annata viticola in esame.



                                                                             INVERNO 2021- 2022



Dicembre ha inaugurato un debutto invernale piuttosto modesto, in punta di piedi, con alcune derive piuttosto anomale per il periodo: in particolare, si segnalano solo 4 cm di neve caduti al suolo, temperature minime che hanno toccato gli 8.1 gradi (e solo -3.4 al ribasso), e soprattutto massime spesso sopra la media, che negli ultimi giorni del mese, complice il significativo ed anomalo passaggio a queste latitudini dell'anticiclone africano, hanno determinato 21 giorni di temperature in distonìa stagionale, toccando addirittura i 16.7 gradi il giorno 30; nel complesso, il mese è stato molto piovoso, con 76.6 mm precipitati al suolo: di tratta del 21 per cento in più della media stagionale. Pertanto, dicembre è stato un mese tutt'altro che freddo, molto piovoso e decisamente umido.

Gennaio ha proseguito il trend instaurato dalla mensilità che lo ha preceduto, presentando una prima settimana con temperature minime e massime anche 11 gradi sopra le attese del periodo e piogge piuttosto costanti; in seguito, dal giorno 7, si sono segnalate alcune deboli nevicate, cui hanno fatto seguito costanti  e serie gelate notturne, nonché un freddo diurno che ha preso prepotentemente la scena (si sono toccati i -7 durante il giorno), rendendo l'inizio delle potature invernali disagevoli ed impegnative.

Febbraio ha fatto registrare un -59 per cento sulle precipitazioni complessive del mese: sono piovuti solo 18 mm, e, le temperature, con buona alternanza tra minime piuttosto basse (fino a -5 il giorno 13), e massime che hanno toccato i 15 gradi, sono rimaste cristallizzate quasi sempre sopra i 10 gradi nell'ultima quindicina (5.9 gradi la temperatura media del mese). Il conseguente soleggiamento si è fatto sentire, registrando una presenza del 35 per cento in più rispetto alle consuetudini del periodo. Pertanto, si segnala un mese di febbraio mite e secco nella prima parte, che, nonostante una seconda parte spesso sferzata da venti gelidi dai quadranti artici, non ha portato il grande freddo in Cote d'Or. 

Credits domaine H. Naudin Ferrand - "Viola Odorata vieilles vignes"

MARZO. Siamo giunti alla prima mensilità strettamente legata al ciclo vegetativo 2022. La prima decade ha portato in dote temperature adeguate al periodo: notti ancora molto fredde (si sono toccati i -3,9 gradi il giorno 8), giornate diurne con ottimo soleggiamento, piuttosto secche, perchè solcate da venti dal quadrante nord-nord-est, e nessuna precipitazione; la seconda decade, invece, ha decisamente sprintato, virando su temperature massime e minime in deciso rialzo, intervallate da qualche fenomeno precipitativo; tutto cio ha determinato i primi fenomeni di “pleurs des vignes” dopo la prima metà del mese, con alcuni settori, particolarmente in cote de nuits, che hanno osservato il fenomeno con maggior ritardo. Sulla scorta degli accadimenti nefasti occorsi negli ultimi anni, manifestatisi nel mese thrilling di aprile, la tendenza dei più avveduti vigneron (molti, però, ancora si ostinano a terminare le finiture a gennaio...) è quella di intervenire con potature definitive sempre più ragionevolmente tardive; ciò, all'evidente scopo di assecondare totalmente le cadenze che la natura detta anno per anno: in particolare, per uniformare l'opera dell'uomo ai ritmi biologici dei terreni, non procedendo, ad esempio, con arature ed ossigenazione dei suoli quando il manto della vegetazione che li ricopre è ancora piatto, poco sviluppato. Ridonda un adagio borgognone, portatore di antica sapienza in proposito: “taille tôt, taille tard, rien ne vaut la taille de mar”, soprattutto quando le previsioni prevedono un aumento dell'umidità e notti molto fredde. Insomma, si richiedono nuove sensibilità ai vigneron del terzo millennio, ai quali è richiesto non più di rendersi ciechi osservanti del calendario delle buone pratiche agronomiche tradizionali, ma, piuttosto, di mutare la propria postura complessiva in direzione dei cambiamenti climatici ormai in atto; “regardons franchement vers le futur et avançons!”, come dice più di qualche vigneron avveduto. Quanta verità. In particolare, maggior dedizione va riserva ai parchi vitati che manifestano una maggiore sollecitazione alla spinta vegetativa: è il caso delle viti più giovani, poste nelle aree più propense al soleggiamento, quindi più precoci; in particolare, nella prima settimana di aprile, le gemme di questi vigneti potrebbero già abbandonare le temporanee coperture dei propri “coton” per approcciare il primo stadio vegetativo significativo: quello di “verde vegetativo”, il cui manifestarsi comporta letteralmente l'uscire allo scoperto delle viti, esponendo definitivamente le proprie gemme al meteo che riserverà l'intero nuovo anno vegetativo.

In tale contesto in evoluzione, sorge, a questo punto, inevitabilmente, un interrogativo doveroso: aleggerà ancora lo spauracchio del temuto gelo di aprile? Le previsioni più recenti prevedono discese delle temperature sino ad approssimare lo zero termico sin dagli esordi di aprile (la notte del 3 aprile si potrebbero toccare i -3 ed i -1 la notte successiva, con venti da nord ovest), poi le temperature dovrebbero risalire fino ai 7 gradi di media notturni; l'invito però degli osservatori è di concentrarsi sulla successiva decade-chiave, che va dal giorno 10 al giorno 20, durante la quale si prevedono sempre temperature notturne attorno allo zero; tali previsioni, ancora comunque suscettibili di potenziale revisione migliorativa, possono essere in grado di provocare dei danni? Forse si, o forse no, considerate le moderne tecniche di prevenzione che i vigneron sono in grado efficacemente di dispiegare, per tempo, sui propri vigneti. Per ora, prevale un cauto ottimismo sugli effetti di questo fenomeno. Fiato sospeso e doigts croisés.

Analisi dei principali indicatori di marzo:

Temperature. Massime per 24 giorni stabilmente sopra le medie stagionali, con punta massima di 20.9 gradi il giorno 27 e minime che sono passate dagli estremi dei -3.9 gradi del giorno 8 ai 9 gradi del giorno 30; minime in sintonia con marzo ma massime superiori di 3 gradi rispetto alle medie. Temperatura media del mese: 8.6 gradi. Venti per lo più dai quadranti nord- nord orientali per tre quarti del mese, poi spiranti da sud negli ultimi 5 giorni.

Precipitazioni. 30.1 mm piovuti al suolo; sempre grandemente sotto la media del periodo, cioè circa 50 mm. 36mm-18mm-30mm: questo il trittico delle quantità pluviometriche rilevate nel primo trimestre dell'anno.

Soleggiamento. 220 ore di soleggiamento contro le 151 della media del periodo. Marzo conferma il trend di febbraio: l'ensoleillement non manca, anzi, cresce in maniera decisa.

Nuovo sistema anti-gelo al vaglio dal domaine H. Naudin Ferrand (che continua a preferire, al momento, la potatura in due momenti diversi): "cavi con guaine scaldanti", con bassissimo contenuto di rame (meno di 1.5kg per ettaro), a diretto contatto con il capo a frutto e le gemme. Photo credit domaine H. Naudin Ferrand

APRILE. Abbiamo chiuso il report precedente nella fervida attesa di verificare cosa sarebbe accaduto in quello che ormai è considerato ormai il primo vero snodo stagionale; quello in grado di indirizzare rese e condizionare, con effetti però solo visibili dalla floraison a seguire, anche il livello qualitativo delle uve del millesimo sotto osservazione.

EVENTO METEO – GELATA. Grazie ai nostri puntuali report giornalieri, con focus inevitabilmente indirizzato alle potenziali gelate di questo aprile '22, presenti sulla nostra pagina Facebook, siamo in grado di ricostruire perfettamente l'accaduto, che andiamo a narrarvi nel dettaglio. Il primo alert è stato fissato per la triade delle notti tra il 2-3 e 4 aprile; mentre i prodromi del freddo si sono manifestati sulle Hautes Cotes nella notte di sabato, quella di domenica, come annunciato dalle previsioni, è stata la più fredda notte del weekend: una panoramica sulla borgogna ad ampio raggio, permette di osservare come le temperature siano scese fino a -6° su alcuni pendii di Chablis, colpendo con durezza, mentre sono rimaste inchiodate tra i -2 e ed i -4°C sia in Cote d'Or, che in la Cote Chalonnaise, mentre il Maconnais è stato relativamente meno colpito, con temperature che hanno raggiunto al massimo i – 2, ma solo in alcuni settori settentrionali. Ovunque sono state approntate, per tempo, e con efficacia, difese appropriate: schiere di bougies sono state disseminate nel consueto modo spettacolare anche lungo tutta la Costa d'Oro. Va subito evidenziato come, fortunatamente, questo primo episodio non possa assumere le dimensioni di quanto sciaguratamente accaduto nello stesso periodo del 2021: infatti, quest'anno, i parchi vitati si trovavano in uno stato di avanzamento vegetativo mediamente molto precoce; inoltre, la gelata è stata più breve e meno intensa. Successivamente, sino a Pasqua il meteo è stato previsto decisamente più clemente, con temperature minime tra i 5 e gli 11 gradi; fari puntati, pertanto, sul quello che si è rivelato (in aprile non ve ne saranno più, infatti) l'ultimo episodio delicato del mese: la nottata del 9 aprile. Nel corso della stessa le temperature si sono spinte sino a -2.5 gradi, minima registrata a Meursault alle 7 del mattino; nel contempo, si sono segnalati rapidi e forti acquazzoni nella zona di nord della Cote de Nuits, in particolare nell'area di Marsannay-la-Cote, alternati a rapide schiarite all'alba (momento spesso decisivo) del 10 aprile, che hanno rivelato la presenza di strati sottili di ghiaccio al suolo ed un sole molto luminoso: una combo, teoricamente, non felice, perché potenzialmente rievocatrice dello spettro dello scenario del 2016, se non fosse per la salvifica bassa umidità al suolo; anche in questo caso, però, la media delle spinte vegetative delle viti sono state colte in una fase embrionale, anche grazie a sempre più numerosi vigneron che hanno avuto l'accortezza agronomica di potare senza fretta, nel mese di marzo; a questo proposito, apriamo una parentesi doverosa: vi sono seri studi in corso circa l'opportunità, e, soprattutto, sui tempi cui è concesso spingersi per le potature tardive, le quali possono incidere sulle rese finali, se protratte troppo a lungo; questi studi mirano a verificare le temperature medie anche dell'inverno per effettuare calcoli e calibrazioni più precise in questo senso, ed ottenere il massimo da questa operazione in vigna.

In conclusione, ribadito che gli effetti di questi episodi lampo di gelo andranno valutati comunque con maggiore attenzione nel medio periodo, poiché il reale problema è capire se vi è stato dello stress indotto ai parchi vitati, che può causare effetti reattivi nelle viti (uva che "fila" per esempio, e si trasforma in viticci o floraison problematiche), la sensazione è che la precocità dell'evento e le condizioni climatiche gradevoli che hanno impresso una vigorosa spinta vegetativa a partire dal giorno 13 (la primavera ha letteralmente ingranato la quarta) sembrano aver determinato danni assai limitati; la rigogliosità dei germogli ammirati (di cui la foto copertina ne è un esempio assoluto) ne sono una meravigliosa testimonianza...anche se la minaccia dei boarmies, bruchi malefici (perfettamente sembianti a rametti), soprattutto presente in area Vosne-Romanée, minaccia i giovani germogli. Regna, quindi, un sano ottimismo tra i vigneron, corroborato dalle splendide immagini dei vigneti a questo punto della stagione, da nord a sud.

Analisi dei principali indicatori di aprile:

Temperature. Prima decade con massime assolutamente sotto media, anche di 11 gradi; poi è stato decollo verticale verso una primavera che pare scintillante; 22.3 la massima più elevata, registrata il giorno 15; temperature, quindi, dolci e benefiche per lo slancio vegetativo delle viti. Febbraio, marzo ed aprile con massime mediamente sempre sopra le medie del trimestre osservato.

Precipitazioni. 42.7 i millimetri piovuti al suolo. Un -27 per cento rispetto alle medie del periodo; ma si evidenzia comunque un piccolo crescendo costante da febbraio.

Soleggiamento. 225 ore di soleggiamento registrate; sempre superiore alle medie, per il quarto mese consecutivo. Netta prevalenza, in aprile, di benefici venti da nord e nord-est.

Photo credit domaine Tortochot a Gevrey-Chambertin