Il Domaine de Courcel è un'azienda a conduzione familiare, che affonda le sue radici nel XVII secolo, ed è storicamente legata a una delle famiglie più influenti della Borgogna viticola. Il nome “de Courcel” compare in documenti ufficiali legati alle vigne di Pommard già nel Seicento, ma è tra XVIII e XIX secolo che il domaine assume la fisionomia che tutti oggi possiamo apprezzare. Gli attuali proprietari sono i discendenti dei fondatori: il domaine è gestito da Anne Bommelaer e Marie de Courcel, nonché dai loro figli Constance de Leusse ed Edouard de Courcel. Il regisseur è Pierre Clair: egli supporta tecnicamente la famiglia dal 2025, avendo sostituito il celebre Yves Confuron, ancora oggi co-proprietario, assieme al fratello, del domaine Confuron-Cotetidot, sito a Vosne-Romanée. Alcune indiscrezioni della stampa locale, mai confermate peraltro dall'attuale proprietà e gerenza, sostengono che la nuova generazione dei proprietari non è mai stata persuasa sino in fondo del “travail d'orfèvre” di Yves; noi non concordiamo con questa rappresentazione: M. Confuron, infatti, resta comunque nell'orbita del domaine a titolo di consigliere esterno. La verità di questo cambio al timone è destinata a restare tra le mura dell'azienda. Ad ogni buon conto, Pierre Clair, si è insediato ufficialmente alla guida del domaine a gennaio 2025, affiancando la famiglia proprietaria a titolo di “responsabile d’exploitation ed estate manager” del domaine, quindi assumendo la direzione nella gestione agronomica ed enologica dell’azienda. Pierre Clair, persona amabile e di estrema professionalità, vanta oltre vent'anni di esperienza nella viticoltura biologica e biodinamica in Borgogna, con competenze consolidate soprattutto nelle attività da svolgere in vigna. Il suo cursus honorum, prima di approdare in De Courcel, lo descrive collaboratore di primo piano di grandissime aziende in Cote d'Or; egli, infatti, ha lavorato come “chef de culture” (responsabile agronomico) in alcuni importantissimi domaine della Côte d’Or, tra i quali spiccano: il Domaine de Montille, uno dei più storici di Volnay e di Borgogna, noto per l’approccio molto rigoroso alla biodinamica e alla viticoltura di terroir, ed il domaine Marquis d’Angerville, altra azienda apicale sita a Volnay, assoluto riferimento in Côte de Beaune, con forte orientamento biologico e biodinamico. Pierre racconta che nel corso di queste esperienze è cresciuto esponenzialmente nella gestione del vigneto e dell'affinamento delle pratiche agronomiche naturali, diventando esperto nella gestione delle vigne con approcci sostenibili e di alta precisione. Infine, parallelamente al suo lavoro come tecnico, Pierre Clair è co-fondatore, con sua moglie Jennifer, di un piccolo domaine chiamato "Domaine du Clair Obscur", creato nel 2006 a Corpeau (Côte d’Or): si tratta di un progetto familiare, cresciuto fino a oltre 3,5 ha, che segue rigorosamente i dettami dell'agricoltura biodinamica e biologica, producendo vini naturali con una forte impronta territoriale, elemento che testimonia la sua visione di viticoltura integrata e rispettosa dell’ambiente. Pierre, con l'approdo definitivo presso la storica famiglia De Courcel, è approdato alla gestione di una delle aziende più iconiche di Borgogna. Infatti, come è ben noto a tutti gli autentici appassionati di vini di Borgogna, questo domaine rappresenta, nell'immaginario degli amanti del pinot noir, una delle più autorevoli aziende della Cote d'Or, per storia e savoir faire. L'azienda è stato spesso celebrata e battezzata da numerose ed autorevoli riviste di settore francesi come "La Romanée-Conti della Cote de Beaune" (…leur dimension majestueuse en font les équivalents en Côte de Beaune du domaine de la Romanée-Conti en Côte de Nuits: même ampleur et pureté de style données par des vinifications en raisin entier, même autorité absolue dans l’expression du terroir...). Oggi il Domaine de Courcel è unanimemente considerato uno dei cardini della denominazione, soprattutto per chi cerca l'anima vera di un Pommard, quindi quella più intima e profonda, longeva e che non lesina in estrema raffinatezza. Il parco vitato complessivo a disposizione del Domaine de Courcel si estende su circa 10.5 ettari, e produce tra i pinot noir che si caratterizzano per la loro eleganza, mineralità territoriale, nonché per corredi tannini tra i più raffinati dell'intera Borgogna. L'azienda produce circa ventimila bottiglie annue, dando luogo ad una palette di sei vini rossi da pinot noir ed un app. regionale da uva chardonnay. I vini rossi sono rappresentati da: l'appellazione regionale “bourgogne rouge”, il village “Pommard Les Vaumuriens”, i premier cru “Pommard 1er cru Croix Noires” ed il “Pommard 1er cru Fremiers”, i grandiosi “Pommard 1er cru Rugiens” ed il leggendario monopole “Pommard 1er cru Grand clos des Epenots monopole”; quest'ultimo rappresenta il cinquanta per cento della produzione aziendale ed il legame familiare con questo cru è fortissimo: si tratta, infatti, di uno dei più grandi e prestigiosi premier cru di Pommard. Nel corso del tempo, attraverso acquisizioni e consolidamenti, il domaine è diventato proprietario esclusivo del “Grand Clos des Epenots”, un monopole di dimensioni importanti (circa dieci ettari), circondato da mura (il primo che si può apprezzare entrando dalla strada principale che conduce nel centro di Pommard), che storicamente era già riconosciuto come vigneto di valore, alla stregua di un “grand cru”, ben prima della classificazione legislativa ufficiale.

La conduzione agronomica: Clair, nel ruolo che gli compete, rassicura di non aver stravolto alcun processo aziendale rispetto alla filosofia che da sempre guida le buone condotte da osservare in vigna. Il suo avvento ha però innegabilmente inciso in quattro direzioni fondamentali: nel tempo pieno che, rispetto alla direzione precedente, egli può dedicare al suo ruolo apicale di regisseur di una sola azienda, nella direzione del perfezionamento ulteriore di processi già consolidati, alla cura maniacale della filiera di fornitori cui attingere, ed, infine, nell'aver inaugurato due importanti processi di certificazione dell'azienda. A quest'ultimo proposito va precisato che al domaine si è sempre praticata una conduzione biologica de facto (ma non certificata) dei vigneti, allo scopo di evitare prodotti chimici di sintesi, concentrando l'attività sul massimo rispetto del terreno (inerbimento tra i filari) e dell’ambiente, mirando a promuovere l'attività biologica nel suolo (che vengono arati per favorire l’attività microbica) e l'efficace e profonda penetrazione delle radici nei sottosuoli; con l'avvento di Clair, dal 2025 è in atto una conversione formale al biologico mediante il perseguimento di una certificazione, il cui iter è stato avviato e richiederà tre anni per ottenerla formalmente. Sul fronte della biodinamica è, invece, stato avviato un iter ad inizio 2026 che durerà quattro anni per ottenere la certificazione. I rendimenti del domaine si attestano attorno ai venticinque ettolitri per ettaro, con riduzioni, in ragione del millesimo, sino a quindici, come nell'annata 2025. Le vendemmie perseverano ad essere svolte in modo manuale e sono tardive, allo scopo di centrare sempre l'esatto punto di maturazione delle uve, per garantire densità, profondità e sanità estrema degli acini, senza mai generare tensioni alcoliche inappropriate. Il parco vitato complessivo dell'azienda vanta un'età media superiore ai sessant’anni, con punte sino ai cento (viti del “Pommard 1er cru Grand clos des Epenots monopole”).

La conduzione enologica: dopo pre-fermentazioni a freddo degli acini dai tre ai dieci giorni, le fermentazioni alcoliche vengono attivate spontaneamente con lieviti indigeni; i rimontaggi sono sempre ragionati in funzione dell'annata; ma l'autentica griffe del domaine in questa sede si conferma essenzialmente per due elementi fondamentali: il primo è la continuità assoluta, indipendente dal millesimo, del totale coinvolgimento dei raspi in vinificazione, che oltre a conferire un bonus di aromaticità, a detta dell'azienda, garantisce la traduzione liquida di una stretta aderenza territoriale; e la seconda è la maestrìa di prim'ordine nel confezionare tessuti tannici che disegnano arabeschi puntiformi, in grado di generare strutture adeguate, massima eleganza nella rappresentazione fedele delle texture native dei vini e longevità ai prodotti finali; a questo proposito, va precisato che le direttive della proprietà sembrano oggi orientate sempre a dare luogo a vini con attitudine ad allungare nel tempo ma con particolare attenzione a non incidere sulle cilindrate complessive dei liquidi per renderli già godibili durante il loro percorso evolutivo in vetro. Dopo i soutirage vengono applicati circa sessanta milligrammi per litro di sulfitage. Infine, non viene praticata ai vini alcuna filtrazione o chiarifica prima della messa in bottiglia. Le percentuali di legno nuovo (grado di tostatura leggera) non superano mai il trenta per cento, ma, con il nuovo corso, registrano una maggiore flessibilità: infatti, nel millesimo 2025 la percentuale di legno nuovo utilizzata in elévage è stata ridotta sino al quindici per cento, riducendo quella che era stata la cononica percentuale del trenta per cento nella precedente gestione di Jean-Yves Confuron. Gli affinamenti in legno sono variabili: dai diciotto ai ventiquattro mesi.



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