DenominazioneVosne Romanée
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VOSNE-ROMANEE produce i vini di Borgogna più reputati al mondo. E' un comune situato nella Cote de Nuits, nel dipartimento della Cote-d’Or. È considerato. all'unanimità. il cuore pulsante della produzione di pinot noir più fine e dalle maggiori complessità ed articolazioni al mondo. La sua fama deriva sia da una storia secolare che da un terroir unico, capace di generare vini dall'eleganza, dalla profondità, dalle frastagliate e dinamiche, nonchè dalle longevità straordinarie. Pertanto, è una denominazione apicale di Borgogna, rappresentando il paradigma assoluto, nonché la pietra angolare con la quale ogni vino da pinot noir nel mondo deve necessariamente rapportarsi e misurarsi. Questo luogo, pertanto, rappresenta l'areale di produzione al mondo più ambito dagli appassionati per la qualità dei suoi vini, costituendo l'autentico cuore pulsante della Cote d'Or. Clive Coates, autorevole master of wine, lo definisce, senza mezze misure, il luogo capace di produrre "the greatest pinot noir village on earth": e un detto locale, di insondabile memoria storica, ribadisce che "non esistono vini definibili come 'comuni' in questa località". La denominazione, per la precisione, include anche i vini della vicina località di Flagey-Echézeaux, venduti, come per legge, in qualità di Vosne-Romanée. I primi documenti storici che fanno menzione di questa località risalgono al VI secolo d.c., quando questa cittadina era nota con il nome di Voone (foresta). Nel Medioevo, i terreni furono coltivati e migliorati dai monaci cistercensi e benedettini, provenienti soprattutto da abbazie vicine come Cîteaux. Essi furono i primi a capire la differenza tra i vari climats (micro-terroir) e a delimitare le parcelle in modo preciso. Nel XVIII secolo, la nobiltà e ricche famiglie borghesi (come i Croonembourg o i de Saint-Vivant) acquisirono i vigneti più prestigiosi. Dopo la Rivoluzione francese, molti di questi appezzamenti furono suddivisi e venduti ai privati, creando il mosaico di piccoli proprietari che caratterizza ancora oggi la Borgogna. Il nome “Romanée” fu aggiunto ufficialmente a Vosne nel 1866, per sottolineare la connessione con i grandi cru del comune (Romanée-Conti, Romanée-Saint-Vivant, La Romanée, La Tâche, Richebourg, ecc.). I vini da pinot noir che ne scaturiscono sono caratterizzati generalmente da un perfetto connubio di vigore tannico e delicatezza, equilibrio, aristocraticità, austerità e longevità, che ne fanno dei leader assoluti, per potenziale espressivo, a livello mondiale. L'AOC è ripartita in 100 ha di vini "village", 57 ha di vini "premier cru" e 75 ha di vini "grand cru". Comprende otto Grand Cru e presenta generalmente terreni poco profondi, dalla composizione tra le più diversificate in regione (argille, calcare, e ciottoli), che conferiscono complessità e dettaglio ai vini.
CARATTERISTICHE ESSENZIALI: suoli dalla prevalenza di calcari del Giurassico con strati di argilla e marne, ottimo drenaggio e ricchezza minerale; altitudine tra i 250 e i 320 metri; esposizione principalmente a est e sud-est, garantendo un’irradiazione solare ideale; clima continentale, con inverni freddi e estati calde ma temperate; le variazioni di temperatura tra giorno e notte favoriscono l’equilibrio tra maturità e freschezza; vitigno cento per cento pinot noir, coltivato con densità molto alte e rese basse per concentrare la qualità. Appellation e cru: Vosne-Romanée AOC; premier cru: quattordici climats, tra i quali spiccano i prestigiosi "Les Suchots", "Les Beaux Monts", "Aux Malconsorts", "Petit Monts" e "Les Chaumes". Grand cru: sono sei e tra i più prestigiosi al mondo: Romanée-Conti (monopole del domaine della Romanée-Conti), Richebourg, Grand Echezeaux, Echezeaux, Romanée St Vivant e La Tache (monopole del domaine della Romanée-Conti).
I GRAND CRU
ECHEZEAUX: (37.69 ha): dispiegati su quasi quaranta ettari, sono parcellizzati in undici climats eterogenei; nel 1930, quindi all'epoca della nascita delle denominazioni di origine, essi furono classificati come Prèmieres Cuvèes da Jules Lavalle (1855), e furono riuniti e riconosciuti al rango di grand cru grazie ad un decreto del 1937. I vini di questa denominazione si caratterizzano per il vivace colore rosso rubino, per i sentori netti di violetta e frutti di bosco ed, all'assaggio, per la consistenza e masticabilità del delicato estratto che sono in grado di esibire, dalla tessitura particolarmente raffinata. Il disciplinare prevede un grado minimo di 11.5 gradi ed un massimo di 14.5, un rendimento da un minimo di 42 ad un massimo di 49 hl/ha ed una produzione media di 1.200 hl.
I maggiori proprietari (in totale ve ne sarebbero 84; in ordine decrescente, per ampiezza di appezzamento posseduto):
domaine della Romanee Conti (4.67 ha); domaine Mongeard-Mugneret (2.50 ha); domaine Emmanuel Rouget (1.43 ha);
domaine Lamarche ( 1.32 ha); domaine Mugneret-Gibourg (1. 24 ha); domaine Perdrixr (1.15 ha); domaine Jacques
Cacheux (1.07 ha); domaine Jacques Cacheux (1.07 ha); domaine Christian Clerget (1.09 ha); domaine Clos Frantin (1.00
ha); domaine Jean-Marc Millot (0.97 ha); domaine Robert Arnoux (0.90, tutti nel Richebourg); domaine Joseph Faiveley
(0.87 ha); domaine Jean Grivot ( 0.85 ha);
GRANDS ECHEZEAUX: (9.14 ha). Celeberrimo climat, etimologicamente derivante dal plurale del termine chezal, che anticamente indicava la presenza di caseggiati rurali, disposto in forma di trapezio rettangolo, con la punta risvolta verso nord, direttamente confinante con il Clos de Vougeot e con il decisamente più ampio Echézeaux. In origine, apparteneva all'abbazia di Citeaux; la parcella presenta un terreno piuttosto piatto, ed è posta a 260 mt d'altitudine; Il suolo, bruno e piuttosto profondo, è composto da una marna a prevalenza calcarea, mescolata con una quota di argilla e ciottoli, che poggiano su una lastra di calcare di chiara origine Bajociana. Generalmente dà luogo a vini più ricchi e strutturati rispetto all'Echezeaux, dotati di grande densità materica interna ed energia, e declinati su cospicue sensazioni saporose di piccoli frutti a bacca nera di bosco; piuttosto virile nelle sue espressioni giovanili, necessita di molto tempo per dispiegare la sua vera natura ed il suo potenziale. Il disciplinare prevede un grado minimo di 11.5 gradi ed un massimo di 14.5, un rendimento da un minimo di 42 ad un massimo di 49 hl/ha ed una produzione media di 300 hl.
I maggiori proprietari (in totale, ve ne sono 21, in ordine decrescente, per ampiezza di appezzamento posseduto):
domaine della Romanee Conti (3.53 ha); domaine Mongeard-Mugneret (1.44 ha); domaine Jean-Pierre Mugneret/Jean-René
Naudant (0.90 ha); domaine Thénard/Bordeaux-Montrieux ( 0.54 ha); domaine Engel (0.50 ha); domaine Henri De
Vilamont (0.50 ha); domaine Joseph Drouhin (0.47 ha); domaine Frère et Soeur (0.30 ha); domaine Lamarche (0.31, tutti
nel Richebourg); domaine Clos Frantin (0.25 ha); domaine Jean-Marc Millot (0.20); Domaine Robert Sirigue (0.13 ha);
ROMANEE CONTI: (1.814 ha). Cenno storico, in premessa: fu l'ultimo vigneto a resistere alla fillossera, grazie alla peculiarità del suo suolo; espiantato nel 1945, fu ripiantato nel 1947, dando luogo alla sua prima vendemmia del dopoguerra, nel 1952. Le sue celeberrime vigne poggiano su suoli argillosi e ricchi di ferro, sulla rarissima e preziosa marna blu (rinvenibile, in Francia, solamente sul suolo sul quale prosperano le vigne che danno vita allo Chateau Petrus ed allo Cheval Blanc); la parcella vanta una estensione di poco più di un ettaro e mezzo, a circa 260 mt di altitudine, a sud del paese ed oggi è un monopole di 1.8 ha del domaine della Romanee Conti; le viti vantano mediamente 40 anni di età e poggiano su un suolo di moderata pendenza, rivolto a levante, di natura bruno-calcerea, con presenza di ferro ed argilla di grandissima qualità; questa pellicola di terra è adagiata su rocce calcaree molto resistenti; alcuni brevi cenni storici: nel 1241 d.c., alcuni monaci del priorato di Saint Vivant deliberarono di vendere il "Cros des Cloux", una lotto di terreno che rappresentava il lato ovest delle vigne del "Cloux de Saint-Vivant", che, un secolo addietro, era stato oggetto di donazione ad opera dei Duchi di Borgogna; fu proprio questo lieu-dit, nel 1760, a prendere il nome di Romanée-Conti, quando M. Louis-François de Bourbon, principe di Conti, acquistò un piccolo appezzamento della parcella della Romanée; sin dalla fine del XVIII secolo, si rinvengono numerosi documenti che attestano la strabiliante qualità dei vini provenienti da questa parcella.
Bottiglie prodotte. I dati ufficiali ci riferiscono che, almeno per quello che riguarda il III millennio, i quantitativi sono stati i seguenti: nel 2011 furono prodotte 5673 bottiglie, nel 2010 furono 4636, nel 2009 furono 6465, nel 2008 furono 3151, nel 2007 furono 4088, nel 2006 furono 5546, nel 2005 furono 5489, nel 2004 furono 5663, nel 2003 furono 3575, nel 2002 furono 5548, nel 2001 furono 6407 e nel 2000 furono 6286.
LA ROMANEE: (0.85 ha): è un piccolissimo cru in monopolio del Comte Liger-Belair. I documenti ufficiali fanno risalire al 1651 la sua prima menzione. Louis Liger-Belair, nel 1826, unificò ulteriori sei piccole parcelle adiacenti, in un'unico lotto di terreno. L'appezzamento si trova sopra quello della Romanée-Conti, su una pendenza superiore di circa il 12% e su altezze maggiori ( circa 280 metri). Il terreno non è dissimile tra loro: qui vi sono quote inferiori di argilla e c'è maggiore ricchiezza di scheletro, essendo presenti ghiaia e sassi negli strati superficiali; allo scopo di arginare i fenomeni di erosione lil vigneto è stato innsestato in senso perpendicolare rispetto alle pendenze. Il vino si caratterizza per un'ottima consistenza ed eleganza che lo rende apprezzabile anche nella sua fase più giovanile; l'affinamento lungo gli permette poi di evolvere esprimendo tutto il suo potenziale, davvero aggraziato; in bocca è decisamente morbido, e palesa un raffinatissimo estratto ed un tannino struturato ma di grande setosità.
LA TACHE: (6.062 ha): si tratta di una parcella che oggi è interamente in monopolio del Domaine Romanée-Conti. La parcella, sino alla rivoluzione francese, fu di proprietà dei monaci di Saint Denis de Nuits, allora in stretta connessione con la diocesi di Autun. A seguito dei noti espropri che ne seguirono, ai nuovi acquirenti del vigneto storico, che all'epoca si estendeva per circa 1.5 ha, fu consentito, dal tribunale locale, di addizionare la parte più cospicua dell'adiacente vigneto Gaudichots che era già di loro proprietà. Il nome della parcella, con tutta probabilità, deriva dai celeberrimi tâcheron, i lavoranti salariati delle vigne dell'epoca. Da un punto di vista ampelografico, la parcella si trova su un versante debolmente inclinato, vanta un’esposizione ideale ed un suolo ricco di ciottoli che gli permette un ottimo drenaggio. Il La Tache è un vino che si caratterizza per aromi speziati molto netti, in cui spiccano note di liquirizia ed al palato palesa una idiomatica consistenza, in perfetta aderenza, anche in gioventù, con una struttura untuosa e setosa, che riproducono sensazioni peculiari, che garantisce una longevità imprecisata e che riesce a riprodurre il terroir di appartenenza con una fedeltà ineguagliabile, dando luogo ad un vino dai tratti immediatamente riconoscibili; notoriamente, è considerato il vino meno borgognone e più moderno del domaine della Romanee Conti.
Bottiglie prodotte nel III millennio: nel 2011 furono 18196, nel 2010 furono 15763, nel 2009 furono 21939, nel 2008 furono 11560, nel 2007 furono 16844, nel 2006 furono 22140, nel 2005 furono 21906, nel 2004 furono 17193, nel 2003 furono 10147, nel 2002 furono 17343, nel 2001 furono 19789 e nel 2000 furono 24867.
LA GRANDE RUE: (1.65 ha): qui si coltiva la vita dall'epoca gallo-romana. La sua prima citazione risale al 1450. Subì diversi passaggi di proprietà, finchè fu interamente acquistata , nel 1933, da Henri Lamarche. Negli anni '30 non fu inclusa tra i "Grands Crus". Dopo numerose istanze della famiglia Lamarche, essa ottenne lo status agognato e la prima vendemmia classificata con quel rango qualitativo fu quella del 1991. Il vigneto sè posizionato tra La Tâche e la Romanée, ed è divisa solo da una piccola strada. I vini della parcella si manifestano con un bel colore rosso rubino con raffinate nuances che echeggiano la fragola e la violetta, cui il tempo dona estrema ed ulteriore complessità. E' un vino che non lesina in consistenza e tannini importanti, ma va apprezzato alla distanza, manifestando una certa durezza in gioventù.
RICHEBOURG: (8.03 ha): questo nome dalla cadenza marziale fece la sua comparsa, per la prima volta nei documenti ufficiali, nel 1512; inizialmente, la parcella, totalmente di proprietà del monastero di Saint-Vivant, era nota con il nominativo di La Gueuppe. In seguito fu divisa tra le comunità religiose esistenti, tra le quali spicca l’abbazia di Cîteaux, che ne incrementò la fama in modo determinante. Furono i monaci cistercensi ad occuparsi della lavorazione delle vigne, della raccolta delle uve e delle operazioni di vinificazione, che si svolgevano nelle cantine del Castello di Clos de Vougeot. La parcella fu poi venduta, dopo la Rivoluzione francese, a titolo di bene nazionale e fu acquisita da un ricco uomo d’affari parigino, il quale la spartì con diverse famiglie del luogo; ciò rappresenta il motivo dell’attuale divisione tra circa una dozzina di proprietari. Solo nel 1924 al lieux-dit originario ( di 5.05 ha) fu aggiunto quello immediatamente sottostante, denominato Les Varoilles-sous-Richebourg (2.98 ha), determinando l'attuale estensione della parcella. Nel 1936 fu attribuito a questa denominazione lo status di Grand Cru.La parcella si trova nella zona il più a nord dei Grands Crus di Vosne; le vigne insistono su uno strato di terreno sottile, che non supera i 30 centimetri, di natura argillosa e ricco di detriti sassosi. Le due parcelle che lo compongono sono differenti: Les Véroilles è orientato in gran parte verso est-nord est ed è esposto ai venti che scaturiscono dalla adiacente vallata; ciò produce una maturazione fenolica più ritardata delle uve, ma sempre di grande qualità, ma un po’ meno ricche in zuccheri, se paragonate all'altra area del Richebourg; i vini si caratterizzano per le vive tonalità del loro colore, mentre al naso sprigiona un missaggio esplosivo di note di fragola e violetta ed un mazzo di spezie variegate, avvolte in una intrigante e sontuosa sapidità; in bocca, infine, si manifesta in tutta la sua magnificente opulenza ed il tempo ne libera l'ampiezza di sorso e ne leviga la struttura tannica, rendendola incantevole; è un vino che rapisce per la setosità e saporiosità del suo tannino e della sua materia, rimembrando le vette qualitative Romanée-Conti, ma che possiede l'intrinseca potenza del grandissimo la Tâche.
I maggiori proprietari (in ordine decrescente, per ampiezza di appezzamento posseduto): domaine della Romanee Conti
(3.51 ha, di cui 2.57 ha di Richebourg e 0.94 dell'appezzamento Verroilles); domaine Leroy (0.78 ha, tutti
nell'appezzamento Richebourg); domaine Gros Frère & Soeur (0.69 ha, di cui 0.03 nel Richebourg e 0.66 nel Verroilles);
domaine A-F Gros ( 0.60 ha, di cui 0.14 nel Richebourg e 0.46 nel Verroilles); domaine Anne Gros (0.60 ha, di cui 0.06 nel
Richebourg e 0.55 nel Verroilles); domaine Thibault Liger-Belair (0.52 ha, tutti nel Richebourg); domaine Hudelot Noellat
(0.28 ha, tutti nel Richebourg); domaine Grivot (0.32 ha, tutti nel Richeburg); domaine Mongeard Mugneret (0.31, tutti nel
Richebourg); domaine Mèo Camuzet (0.35 ha, di cui 0.05 nel Richebourg e 0.31 nel Verroilles); domaine Bichot (0.07, tutti
nel Richebourg).
ROMANEE SAINT VIVANT: (9.44 ha). Della presenza di vigne, su quest'area, se ne parla già da autorevoli fonti romane; è certo, però, che furono solo i monaci benedettini dell’abbazia di Saint Vivant che immortalarono la fama di questo storico vigneto. L’abbazia fu fondata nel IX secolo dai monaci, provenienti da Vendée, i quali, in fuga dai Normanni trovarono riparo presso il signore di Vergy, il quale vantava di una costruzione fortificata. Nel XII secolo il monastero ricevette in eredità alcuni lotti di terreno lasciati a sè stessi su Vosne; gli stessi, in seguito, furono ricoltivati, qualche lustro più tardi, e daranno luogo al tanto celebrato attuale Grand Cru. Anche questo latifondo clericale, a seguito della Rivoluzione francese, è stato posto sotto sequestro e riposto in vendita; fu acquistato all’asta da Nicolas-Joseph Marey; in particolare, Il Domaine de la Romanée-Conti se ne accaparrò ben 5 dei 9 ettari, nel 1988, e ne diventò il proprietario più ampio. La parcella si trova sotto quella della Romanée-Conti e del Richebourg; si trova in una posizione di lieve pendenza, ed è esposto ad est; la conformazione del suolo è costituita da roccia di origine marina e, quindi, calcarea, che è sovrastata da uno strato di terre brune, di natura argillosa e piuttosto dense di calcare attivo. Questo grand cru sfodera vini di grande vigore, sempre piuttosto austeri da giovani; essi esprimono tutto il loro massimo potenziale solo distendendosi lungamente in un lungo affinamento. E' noto come un vino dall'animo femminile e, nel consueto gioco metaforico cui si prestano i grand cru della AOC, la tradizione la incarna come una "grande seduttrice", dalle unghie affilate, nonostante la perentoria suadenza e morbidezza delle sue fattezze gusto-olfattive, che la rendono difficilmente non riconoscibile.
I proprietari (in ordine decrescente, per ampiezza di appezzamento posseduto): domaine della Romanee Conti (5.29 ha);
domaine Leroy (0.99 ha); domaine De Corton Grancey, cioè Louis Latour (0.76 ha); domaine Jean Jacques Confuron (0.50
ha); domaine Poisot, cioè Follin-Arbelet (0.49 ha); domaine Hudelot Noellat ( 0.48 ha); domaine Robert Arnoux (0.35
ha); omaine de L'Arlot (0.25 ha); domaine Sylvain Cathiard (0.17 ha); domaine Dujac (0.17 ha).
IL VINO DI VOSNE-ROMANEE ED IL CIBO. ABBINAMENTI CIBO-VINO
Il vino di Vosne-Romanée è prevalentemente ottenuto dal vitigno Pinot Noir. Questi è dotato di caratteristiche assolutamente peculiari, che lo rendono un unicum mondiale: un tannino estremamente fine ed elegante, una freschezza-acidità tartarica di base adeguata a sostenere la struttura raffinata del contesto gustativo ed una propensione del suo dna a proporre aromi di ciliegia, lampone, viola, spezie dolci, effluvi di sottobosco, tartufo e, soprattutto a seguito di un affinamento appropriato, con particolare evidenza in sede di cominciamento del fenomeno di terziarizzazione del vino, note animali e di cuoio.
Proprio grazie a queste sue caratteristiche intrinseche ed uniche, l'abbinamento di questo fenomeno enoico assoluto a tavola richiede, anzi, avoca letteralmente a sé, quindi letteralmente pretende piatti raffinati che non ne valorizzino pienamente la sua complessità ed unicità per come sa manifestarsi precipuamente alla latitudine di questa denominazione.
I MIGLIORI ABBINAMENTI
Va fatta una premessa essenziale. La cucina legata ad un territorio di provenienza, è spesso la madre ispirazionale degli abbinamenti per ciascun vino, la prima ispirazione naturale che detta la strada maestra per centrare il miglior connubio cibo-vino; e questo fenomeno può manifestarsi solo grazie alla propensione di ciascun vitigno ad assumere le sembianze, quindi ad assomigliare all'anima, all'essenza della geografia dei luoghi che lo accoglie e ne permette uno sviluppo armonico, conferendogli in dote le caratteristiche di 'quel luogo'.
Di seguito elenchiamo una serie di abbinamenti che riteniamo di prima fascia, quindi di assoluto livello qualitativo per una esaltazione reciproca tra sostanza enoica e materia vegetale o animale edibile legata intimamente ad un contesto territoriale.
PETTO D'ANATRA SCOTTATO O ARROSTO [⭐⭐⭐⭐⭐ ]
Un classico intramontabile, proposto dalla notte dei tempi, cioè dai primi proficui tentativi di cercare un'armonia celebrativa che sfiorasse l'assoluto qualitativo tra un vino di Vosne-Romanée ed il cibo.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI QUESTO ABBINAMENTO:
- il corredo aromatico di un Vosne-Romanée si sincronizzano alla perfezione con una salsa ai frutti di bosco o di ciliegie a guarnizione del piatto;
- l'acidità del vino è ideale per disinnescare la grassezza della carne d'anatra;
- il ventaglio di speziature orientali che rendono unico questo vino trovano sponda perfetta nelle note selvatiche dell'anatra. In questo caso, un adeguato affinamento in vetro del vino favorirà sempre di più l'avvicinamento sensoriale tra l'elemento liquido e quello materico, rendendo esplosive ed estremamente armoniche le sensazioni palatali dopo l'incontro dei due protagonisti.
SELVAGGINA DA PIUMA [⭐⭐⭐⭐⭐ ]
La carne di piccione, di fagiano o di quaglia sono perfette per l'abbinamento con un vino di Vosne-Romanée.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI QUESTO ABBINAMENTO:
- le conturbanti note speziate del vino si fondono a meraviglia con gli aromi delicati e selvatici di queste carni;
- la struttura di queste carni è retta perfettamente dalla cilindrata di questi vini, soprattutto se i pinot noir provengono da climats di particolare griglia strutturale.
MAIALE ARROSTO ED AGNELLO ALLE ERBE [⭐⭐⭐⭐⭐ ]
La carne piuttosto grassa di maiale adeguatamente trattata e quella più delicata di agnello costituiscono un connubio ecceleso con il vino di Vosne-Romanée.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI QUESTO ABBINAMENTO:
- la carne d'agnello possiede aromi e tendenze selvatiche che incontrano le tendenze evolutive di questo pinot noir; la guarnizione con salvia e timo esalteranno maggiormente la propensione del vino;
- la carne di maiale è piuttosto grassa ma non sovrastante da non essere contrastata dalla freschezza del vino e le guarnizioni di salse di frutti di bosco sono l'ideale per avvicinarlo.
TONNO SCOTTATO E SALMONE [⭐⭐⭐⭐ ]
E' circostanza ben nota agli appassionati che l'abbinamento tra un vino rosso fermo ed un pesce ormai sia sdoganata e non esistano più gli antichi e rigidi dogmi legati alla sommelierie di un tempo. A patto, ovviamente, che la struttura, quindi i corredi tannici di un prodotto enoico e le sue skills complessive, portino a rendere adeguato lo sposalizio con la delicata carne del pesce.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI QUESTO ABBINAMENTO:
- il vino di Vosne-Romanée è uno dei più prospettabili per legarsi armonicamente, per levità dei tannini e bella acidità complessiva ad incontrare la grassezza del salmone e la compattezza ed articolazione masticabile del tonno.
FORMAGGI A CROSTA FIORITA E MORBIDI [⭐⭐⭐⭐ ]
I vini di Vosne-Romanée trovano una corrispondenza d'amorosi sensi ad alta intensità emozionale e gastronomica con questi formaggi, in particolare i celeberi Camembert e brie.
LE RAGIONI DEL SUCCESSO DI QUESTO ABBINAMENTO:
- il vino di Vosne-Romanée propone un corredo tannico di tale delicatezza femminea e morbidezza nella tessitura che incontra magnificamente la cremosità di questi formaggi; inoltre, la tartarica del vino possiede di decibel espressivi ideali per pulire il palato
VOSNE-ROMANEE: CARATTERISTICHE, GRAND CRU, PREMIER CRU E PREZZI
Riceviamo moltissime email di richieste, informazioni, dettagli, consigli su come orientarsi nella giungla dei climats della più prestigiosa delle denominazioni della Borgogna viticola, che si trova nel lembo di terra più storico e blasonato: la Cote d'Or.
Allo scopo di dare riscontro alle maggiori delle vostre domande sulla denominazione di Vosne-Romanée abbiamo raccolto i vostri principali interrogativi ed abbiamo cercato di dare loro una compiuta risposta attraverso risposte succinte ed esaustive
Che cos'è la denominazione Vosne-Romanée?
Vosne-Romanée è una denominazione comunale (AOC) che si trova nella Côte de Nuits, che rappresenta l'area nordista della Cote 'dOr. E' valutata una delle località (village) più prestigiose al mondo per il vitigno Pinot Noir e comprende alcuni dei vigneti più celebri della regione, tra cui numerosi Grand Cru ( otto) e Premier Cru (quindici). I vini di Vosne-Romanée sono apprezzati in tutto il mondo principalmente per l'innata ed inusitata eleganza, la complessità aromatica e la straordinaria capacità di restituire un tenore olfattivo e gusto-olfattivo che porta il vitigno alla sua massima espressività. La denominazione prende il nome dal villaggio di Vosne-Romanée, situato tra Flagey-Echézeaux e Nuits-Saint-Georges.
Dove si trova Vosne-Romanée?
Vosne-Romanée si trova ubicata nella Côte de Nuits, la ligua di terra centro settentrionale della Cote d'Or in Borgogna. Il comune è situato tra Chambolle-Musigny a nord e Nuits-Saint-Georges a sud. I suoli di natura argillo-calcarea (marne a prevalenza dell'una o dell'altra componente, spesso antichissime, a seconda del terroir e climat considerato) e la felice esposizione dei suoi migliori vigneti creano le condizioni ideali per una zona di produzione esclusiva del pinot noir, che risulta tra i più ricercati al mondo.
Perchè Vosne-Romanée è considerata la denominazione più prestigiosa della Borgogna?
Perchè Vosne-Romanée è sede dei più prestigiosi vigneti della Borgogna, tra i quali spicca quello della Romanée-Conti, una vigna in regime di monopolio dell'omonimo domaine, che, incastonata tra altri terroirs di livello mondiale, come La Tache, Richebourg e Romanée-Saint-Vivant, esprime un ventaglio di peculiarità eccezionali, autentico paradigma per il pinot noir nel mondo.
Quali sono i grand cru di Vosne-Romanée?
I grand cru di Vosne-Romanée sono otto, e, tra questi, i più celebri sono La Romanée-Conti, La Tache, il Richebourg, la Romanée-Saint-Vivant, gli Echézeaux ed i Grand Echézeaux. In questi nomi risiedono gli apici delle complessità aromatiche e dei più entusiasmanti centro bocca che risiedono nella gustativa di ciascuno, assieme alla loro limitata disponibilità ed alla celebre costanza qualitativa che permette loro il riconoscimento legislativo di grand cru.
Quali sono i migliori premier cru di Vosne-Romanée?
Tra i migliori premier cru rientrano senza dubbio il mitico Cos Parantoux, gli Aux Malconsorts, i Les Suchots, i Les Beaux Monts, gli Aux Brulées, i Les Petits Monts, gli Aux Rognets e i Les Chaumes. La maggior parte di loro non si trova solo per caso ubicata proprio a ridosso dei grande cru o in stretta adiacenza territoriale con loro.
Quali sono le differenze tra i vini di Vosne-Romanée e quelli di Gevrey-Chambertin?
I vini di Vosne-Romanée sono generalmente associati a vini di grandissima eleganza complessiva, riscontri olfattivi speziati orientali tipici del territorio, note floreali e fruttate che qui assumono sfumature peculiari. Gevrey-Chambertin è generalmente associato, invece, a vini di maggior struttura e potenza espressiva, virilità e temperamento solido in gioventù. Va precisato però che le singole specificità dei terroirs di entrambe le denominazioni possono scostarsi maggiormente delle tipicità riconosciute alle rispettive aoc, denotando caratteri con sfumature diverse, pur mantenendo una personalità di fondo coerente con la denominazione di pertinenza.
Quali sono le differenza tra Vosne-Romanée e Chambolle-Musigny?
I vini di Vosne-Romanée sono generalmente associati a vini di grandissima eleganza complessiva, riscontri olfattivi speziati orientali tipici del territorio, note floreali e fruttate che qui assumono sfumature peculiari. Chambolle-Musigny è generalmente associata a vini femminei, eterei, scarichi di antociani, molto delicati, floreali e setosi. Va precisato che, nelle rispettive denominazioni, esistono climats che confondono i loro caratteri o si approssimano ad entrambe le denominazioni. La magia dei 1247 terroirs della Cote d'Or consiste proprio nel generare un magico puzzle dove ogni lembo di terra possiede proprie specificità che possono collimare esattamente con la denominazione di pertinenza o scostarsene per certe sfaccettature.
Quali componenti aromatiche caratterizzano un Vosne-Romanée?
I Vosne-Romanée, in gioventù, quindi nella loro evoluzione fruttata primaria, spesso esprimono aromi di lampone, ribes nero e rosso, violette e spezie dolci orientali. Le evoluzioni secondarie e poi terziarie portano in dote maggiormente lo spirito sauvage tipico del dna del pinot noir di Borgogna, note di sottobosco, tartufo, incenso e spezie più scure e profonde.
Quanto può invecchiare un Vosne-Romanée?
Molte sono le variabili che incidono sulle maggiori o minori attitudini all'evoluzione in vetro di un Vosne-Romanée. Tra le molte, consideriamo le più macroscopiche: le tipicità del millesimo, la mano del vigneron, la classificazione legislativo-qualitativa del vigneto in questione, la qualità di conservazione della bottiglia. Tutti questi fattori incidono in modo netto sulle capacità evolutive di un pinot noir di queste latitudini. I mutamenti climatici stanno renendo sempre meno presenti le c.d. 'annate classiche', fresche, d'antan, che garantivano minor prontezza iniziale, maggiore acidità tartarica e potenziale allungo nel tempo. Un tempo si consideravano generalmente tempi da barolo per i grand cru, quindi mediamente tra i 10e i 20 anni ed almeno 10 anni per apprezzare le peculiarità di un climat di un premier cru. Ma questi sono solo indicatori generici che si usavano prima.
Quali sono i migliori produttori di Vosne-Romanée?
Stabilire gerarchie storiche ed immutabili non ci compete: esistono domaine storici, con più di quattrocento anni di esperienza viticola ed aziende relativamente moderne, ma con approcci agronomici ed enologici che hanno permesso loro di mettersi in grande evidenza per il grande pubblico internazionale
Perchè i vini di Vosne-Romanée costano cosi tanto?
I prezzi elevati dipendono da una molteplicità di fattori. E' innegabile che questi vini costituiscano delle autentiche commodity nelle loro versioni apicali più ricercata. La forte domanda internazionale non accenna a calare ed il focus sulla Borgogna è sempre alto. Se aggiungiamo l'esiguità dei vini prodotti rapportata alla domanda mondiale (sempre più importante dai paesi asiatici e medio orientali), la storia di certe aziende e dei loro vigneti ed un savoir faire la cui storia nasce dalle attività monastiche in alto medioevo, è facile comprendere come questi pinot noir spuntino prezzi sempre più elevati, trainando inevitabilmente i listini di tutto il resto della Borgogna viticola.
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