L'ANNATA 2023 IN BORGOGNA
Come da tradizione, in concomitanza con l'uscita in commercio della nuova annata, ci adoperiamo per stendere un rapporto di 'prima osservazione' sul modo di rappresentarsi del millesimo '23 ai nastri di partenza; questo report è fondato su tre parametri ritenuti essenziali: i riscontri emersi da un primo test da botte svolto nell'anno '22, poi da plurimi tasting portati a termine nell'anno successivo, ed, infine, da un ultimo recentissimo sopralluogo compiuto sulle prime bottiglie che ci sono state messe a disposizione; in filigrana, sullo sfondo dei tre momenti evidenziati, consideriamo di grande importanza gli accadimenti che hanno coinvolto l'agronomia della Cote d'Or, scanditi con massima attenzione nella nostra preziosa rubrica che scannerizza, mese per mese (dal risveglio vegetativo alle vendemmie), l'andamento climatico dell'annata. A questo proposito, ricordiamo ancora una volta ai nostri lettori che la nostra lente di ingradimento degli accadimenti occorsi a ciascuna annata è sempre rappresentata dall'appena citata rubrica di “analisi dinamica mensile del millesimo 2023” (link blu cliccabile), che rappresenta il massimo approfondimento di cui siamo capaci. In questo spazio odierno, invece, troverete una rubrica in grado di esprimere un livello di sintesi che riteniamo adeguato a soddisfare la conoscenza sugli aspetti essenziali e cardinali dell'annata, qualora prediligiate maggiore snellezza e sintesi narrativa.
Iniziamo dai prodromi dell'inverno 2022. La stagione invernale, essenziale per un riposo adeguato dei terreni, è stata figlia di una mitezza post autunnale, a sua volta erede di un'estate con poca voglia di schiodarsi dal continente. Dicembre ha prodotto per metà mese il freddo autentico ma poi si è grandemente ridimensionato sul finale, a causa della comparsa di un tiepido ma tenace anticiclone subtropicale. Gennaio si è presentato in fotocopia, ripresentando la medesima alternanza di ambivalenze climatiche: solo nell'ultima decade ha portato una modesta sferzata di neve, sino a quaranta millimetri di precipitato. Febbraio ha rappresentato il tredicesimo mese consecutivo di temperature sopra le medie, portando in dote mitezza, poi forti oscillazioni sotto lo zero, soleggiamento, ma, soprattutto, una penuria di piogge da record. Insomma un ennesimo inverno mite. Marzo, il mese del risveglio vegetativo, è andato in scena con un certo ritardo, su terreni compattati da un freddo secco; si segnala un primo pigro, timido e poco convincente slancio primaverile stagionale solo dopo metà mese, che ha agevolato il lento ridestarsi dei parchi vitati, in un contesto meteo senza sprint convincenti, anzi caratterizzato da un generale andamento lento, tra strascichi di giornate fresche dal sapore ancora invernale e soleggiamenti pallidi. In aprile, autentico mese thrilling nell'ultima decade, il tardivo morbido risveglio vegetativo di quest'annata ha permesso un primo affaccio delle prime gemme (ancora protette dagli involucri verdi) in concomitanza con l'attraversamento di un passaggio non imponente d'aria artica, con solo un paio di notti delicate sotto lo zero, edulcorate fortunatamente da tenui piogge mattutine e venti benevoli che hanno asciugato i bassi strati vicino ai suoli; pertanto, il 'pericolo gelate' (primo nodo stagionale da qualche anno) è stato scontato solo con lievi graffi dai vigneti di Cote d'or. Il meteo, successivamente, ha continuato a proporre un atteggiamento posturale primaverile di indole bradipesca, incerta nel trovare la consueta rampa d'accelerazione dei suoi processi dinamici stagionali. L'impronta di maggio si è rinvenuta in un più deciso e progressivo aumento delle temperature: la bella luce solare prodottasi ha favorito un rigoglioso fenomeno di fioriture (secondo snodo topico stagionale), arrivate, per la verità, con stiracchiata gradualità ma con molta abbondanza (da qui i numerosi grappoli di fine stagione) nell'ultima settimana del mese (per poi allungarsi e terminare nella prima decade di giugno), vidimate da un meteo piuttosto benevolo, suddiviso tra cieli tersi e a volte corrucciati da cumulonembi in transito, mai però particolarmente propensi a contribuire alla pluviometria. Giugno ha esordito raccogliendo il testimone delle floraison, portandole a termine, e proponendo successivamente importanti episodi temporaleschi, utili certamente a favorire le impollinazioni ma anche a determinare qualche focolaio (a causa dell'umidità dopo le piogge alternati a sprazzi di caldo secco), soprattutto in alcune aree della Cote de Beaune, di peronospora ed oidio, per la verità ben gestiti dalla pronta solerzia e dall'estrema perizia ormai maturata dagli attenti vigneron. Segnaliamo un episodio degno di nota: ci riferiamo ad una circoscritta grandinata, di breve durata, sottile e bagnata, con epicentro la nobile triangolazione Vougeot-Vosne-Chambolle. Luglio comincia ad invaiare il giorno undici, portando con sé un soleggiamento convincente, che figlia qualche inevitabile giornata di caldo acerrimo intorno ai trentacinque gradi ma anche un tenore pluviometrico inaspettatamente generoso per la mensilità. Ma gli eventi meteo più significativi sono datati undici e quindi luglio, ed hanno lasciato alcuni geolocalizzati graffi stagionali: sono consistiti nella lenta ascesa dal sud della Francia di una pericolosa perturbazione, che ha scaricato il peggio di sé soprattutto nella bassa borgogna (Beaujolais-Macon-Chalon), ma hanno scodato strali anche in Cote d'or (in realtà più acquazzoni forti che grandine, comunque annacquata). Questo fenomeno ha concentrato il suo potenziale, accanendosi su qualche terroir classificato 1er cru di Meursault ed di St Aubin, per poi risalire lungo la dorsale della Cote d'Or, perdendo progressivamente vigore, trascinandosi in un abbraccio stanco sull'intera Cote de Nuits, sulla quale ha avuto un impatto più deciso in area Nuits St Georges e nei dintorni di Marsannay. In numeri: se nell'epicentro del fenomeno evidenziato in Cote de Beaune qualche vigneron ha lamentato perdite tra il trenta ed il quaranta per cento (graziando quasi interamente Pommard e Volnay, e lambendo di striscio Chassagne e Puligny), sopra la cintura di Nuits St Georges (colpita in qualche cru di pregio) ha mediamente determinato perdite solo in qualche parcella, sino ad un massimo del venti per cento delle rese, in zona Fixin-Marsannay. Agosto, come luglio, ha mostrato, un volto bifronte: sulle invaiature si è espressa una prima settimana in cui le temperature, umidificate da venti da sud, non hanno superato i venticinque gradi; dopo la prima decade l'anticiclone tropicale ha ricucito il filo delle maturazioni fenoliche, grazie ad un'ondata di caldo importante; Il fine mese è ancora stato bagnato da benevole piogge che hanno reso dolce e decisamente fresca la transizione con il mese di vendemmia successivo: per la cronaca i primi grappoli sono stati raccolti (per il cremant de bourgogne e chardonnay) il venticinque agosto. Settembre entra in scena con temperature intorno ai trenta gradi sino al giorno dodici (con punte di trentacinque gradi nella prima settimana), per poi attestarsi sui venticinque costanti, costringendo a vendemmie in sessioni serali o all'alba; se da un lato il caldo ha messo a dura prova le fitte schiere di giovani entusiasti tra i filari più che i parchi vitati in sè, a beneficio delle uve in raccolta, si segnalano ottime escursioni termiche tra notte e giorno e qualche benevolo scroscio di piogge nelle quantità ideali. Sostanzialmente si è raccolto per tutto il mese nel contesto di un ottimo clima, che ha permesso rifiniture ideali delle maturazioni. che a queste latitudini è definito come 'été indien', il caldo settembrino; si è riscontrato quest'anno un grande entusiasmo ed elettricità tra i filari e l'immediata sensazione tra i vigneron di avere a che fare con belle uve sane, grappoli sodi, numerosi, voluminosi ed acini dai diametri promettenti, grazie ad una stagione senza particolari eccessi meteo, soleggiamenti ideali nei momenti topici e precipitazioni sempre nelle quantità opportune al momento giusto. I media locali l'hanno subito battezzata, in tempo di vendemmie, “une année rock-and-roll”.
Passiamo ora ai riscontri qualitativi e qualitativi dell'annata. In primis, una riflessione sulle quantità: dopo la prospera abbondanza dell'anno '22, la 2023 resterà negli annali perchè altrettanto molto generosa: pertanto, possiamo considerare il biennio 2022-2023 dotato di una spiccata somiglianza per quanto concerne questo parametro. In particolare, la '23 ha prodotto nell'intera Francia ben quarantacinque milioni di ettolitri produttivi ed in Borgogna si è registrata la quantità storica di ben 1.9 milioni di ettolitri: basti pensare che per raggiungere simili quantità bisogna risalire addirittura al 1982; inoltre, affinchè tale abbondanza non andasse a discapito della qualità, molti vigneron sono stati costretti a ridurre le produzioni (vendemmie verdi) per restare su livelli di rese per ettaro accettabili (attorno ai 40hl/ha ottimale per i pinot noir e necessariamente superiori quest'anno per gli chardonnay). Sul piano dei prezzi, rispetto all'annata precedente, si riscontra una generale stabilità. E sul piano qualitativo, che connotati presenta e prospetta questo millesimo? Abbiamo riscontrato complessivamente una qualità ottimale dei liquidi, il cui imprinting dell'annata resta senza dubbio sintonizzato sulle frequenze della solarità dei nasi, delle gustative e della gourmandise generale riscontrata nella '22. Va però evidenziato che, grazie al minor calore dell'annata, ci sentiamo di collocarla tra i millesimi 'più classici del nuovo trend climatico' (le vendemmie notturne hanno inciso), anche se la qualità complessiva dei vini della '23 è apparsa meno eterogenea della '22; con questa puntualizzazione intendiamo affermare che la curva del piacere enoico è apparsa meno appiattita su un 'livello qualitativo identitario costante', e ciò perchè le sue escursioni verticali sono apparse più marcate rispetto ad una '22 più costante e leggibile a livello di riscontro qualitativo medio. Ce lo suggeriscono le numerose degustazioni praticate: nella '23 le variabili legate alle denominazioni, ai terroirs ed ai savoir faire in vigna hanno avuto un peso più rilevante per fare le scelte migliori d'importazione tra ciò che ci è sembrato di assoluta eccellenza rispetto a ciò che ci è parso di livello soddisfacente. Intendiamoci: parliamo sempre di due estremi comunque posizionati entrambi in una macroarea di lampante espressività qualitativa; pertanto, ci muoviamo all'interno di un range qualitativo da annata importante. Alla luce di queste riflessioni, possiamo sostenere di trovarci al cospetto di una tipica annata nella quale il nostro ruolo di importatori, con le nostre competenze e sensibilità soggettive, è maggiormente protagonista per determinare scelte d'acquisto oculate, allo scopo di proporvi quelle che per noi hanno rappresentato le autentiche vette qualitative all'interno dei portfoli di ogni domaine in distribuzione. Ma parliamo dei singoli cepages. I pinot noir sono straordinariamente approcciabili come nella '22, ariosi, dalle estrazioni misurate ed estremamente centrati: probabilmente si esprimeranno tutti al meglio nel medio periodo, senza bisogno di affinamenti da maratoneti. Gli chardonnay, non lesinando in freschezza (per chi ha messo a terra timing di raccolta uve perfetti e corrette dinamiche enologiche), sono apparsi molto vivaci ed espressivi in olfazione e particolarmente precisi nelle gustative, cioè focalizzati sui terroirs; ma ci hanno impegnato di più in sede di tasting e di successiva cernita. In buona sostanza, la timbrica dell'annata resta smaccatamente edonistica, sulla falsariga della '22, ma la qualità degli chardonnay è molto più dipesa dalle scelte relative al tempo di raccolta delle uve di ogni singolo vigneron, per cercare adeguate maturità, belle tartariche ed evitare due estremi: o raccolte precoci con vini che tendono alla scarsa verve ed energia, o, al contrario, corredi fruttati che virano già verso premature evoluzioni; in quest'ultimo caso il fatto di aver consentito l'aumento delle rese per ettaro ha aiutato molto ad ottenere vini più slanciati, sottili ed eleganti ed evitare le su citate storture. Le variabili che hanno portato in qualche caso ai due estremi negativi evidenziati (bianchi più ricchi o più diluiti del dovuto) sono state determinate dalle differenze di pluviometria tra le aoc di Cote de Beaune e, soprattutto, come detto, dalle scelte decisive di raccolta delle uve; lassi di tempo soggettivi, demandati alle sensibilità dei vigneron, che hanno prospettato una finestra di maturità ideale da identificare con grande perizia. Non esistiamo a definire questo parametro il vero guanto di sfida stagionale per i vigneron, nonchè “IL” momento cruciale stagionale '23. E proprio di questo fattore abbiamo tenuto gran conto per le nostre scelte d'import per l'anno in corso, mostrando grande attenzione. Per fortuna, i regisseurs dei domaine in portfolio rappresentano aziende storiche, con decadi di esperienze agronomiche sulle spalle, pertanto le scelte d'acquisto non ci hanno messo in crisi. Certi eccessi e problematiche li abbiamo maggiormente riscontrati nelle escursioni degustative esterne al nostro 'cerchio magico', che pratichiamo sempre (ed in sempre maggior numero presso aziende meno sotto l'occhio dei riflettori) e comunque in grande quantità per aumentare il grado di comprensione del millesimo oggetto d'analisi. Un ultimo dato: i rendimenti decisi per ettaro per l'anno 2023 sono stati stabiliti per permettere una forchetta che va da un minimo di 35 hl/ha dei grand cru in rosso sino al massimo dei 75 hl/ha per le appellazioni regionali in bianco.
TUTTI I DIRITTI RISERVATI. VIETATA LA RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE. E' AMMESSO IL SOLO DIRITTO DI CITAZIONE CON INDICAZIONE DEL LINK AL NOSTRO PORTALE. OGNI VIOLAZIONE VERRA' PERSEGUITA NEI TERMINI DI LEGGE
Lo Staff di B.M.A.