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Domaine Jean Chartron. I vini di Jean Chartron. Il domaine ha origini lontane: infatti, il domaine fu originariamente creato nel 1873 da Jean-Edouard Dupard, un bottaio-artigiano, il quale contribuì attivamente dell'aggiunta di "Montrachet" al nome del village, al tempo in cui era anche sindaco di Puligny; all'epoca, il fondatore era solito vendere le uve ai negozianti di Beaune, anche perchè, è sempre bene ricordalo, a quei tempi, l'atavico problema di non poter edificare cave sotterranee a causa della cospicua presenza di falde acquifere era un problema insormontabile, cui oggi si è ovviato con la costruzione di cave moderne, al livello del terreno, adeguatamente raffrescate da impiantistica. Fino al 1989 l'attività del domaine era costituita dalla sola vendita ai negozianti delle proprie uve. Giunto alla quinta generazione, ora l’azienda è condotta dal brillante Jean-Michel, dal 1994. Fino all’estate del 2005 i vini erano ancora prodotti e venduti attraverso il brand “merchants Chartron e Trebuchet". Jean vanta due vigne 1er cru, "Caillerets" (in cui coltiva anche un 1er cru di pinot noir, che produce, per autoconsumo, un paio di barrique l'anno) e "Pucelles" (in proprietà della famiglia dal 1917) ed una grand cru, "Clos du Chevaliers", di grandissimo pregio, in regime di monopole, su Puligny; il focus del suo parco vitato è ancora centrato proprio su questa denominazione, ma recenti acquisizioni nella vicina St Aubin confermano quanto egli creda fermamente in questa denominazione ancora poco sotto i riflettori, in cui la natura dei suoli e sottosuoli non sono anni luce dissimili da quelli di Puligny e gli ettari vitati hanno ancora un costo ragionevole: pertanto, egli stesso è fermamente convinto che St Aubin costituisca, di fatto, il quarto avamposto nobile per la produzione dello chardonnay in Cote d'Or e continuerà ad investire in questa aoc. Il domaine, oggi, vanta un parco vitato di 13 ettari, di età media cinquantennale, e non fa utilizzo della chimica, bandita dagli anni '80: l'approccio si dichiara biologico, di fatto, senza certificazione (dice di non voler comunque sacrificare un'intero raccolto in un'annata sfortunata) e con interventi minimali in vigna, di solo rame e zolfo; quanto alla biodinamica, Jean ritiene si tratti di un approccio fantastico, ma egli non ritiene necessario perseguirla in modo pedissequo o certificarsi, ritenendo sufficiente la massima attenzione nella lavorazione dei suoli ed evitando gli erbicidi. Per quanto attiene all'approccio enologico: le uve entrate en cave vengono sottoposte ad una pressatura soffice, per circa due ore ed a grappolo intero, mediante una pressa pneumatica; successivamente, il mosto giace una dozzina di ore nelle vasche per una macerazione pre-fermentativa a freddo; successivamente viene aspirato e riversato, con le sue fecce fini, in barrique da 228 o 500 lt; la percentuale di legno nuovo utilizzata dipende dalla tipologia di vino: la stella polare è sempre quella di ritrovare pienamente il terroir di pertinenza nel risultato finale, per cui viene posta molta attenzione a questa fase (negli ultimi anni, ndr, la quadratura ideale nel rapporto percentuale di legno nuovo utilizzato è stata addirittura migliorata). L’imbottigliamento avviene dopo nove-dodici mesi di elevage.

Certificazioni

  • Biologico

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