il climat dei "les Vergers" è posto ad una altitudine ben visibile su Chassagne ed è raccolto (come i 'Baudines') sempre verso la fine del periodo vendemmiale; questo cru ricorda che questo, originariamente, rappresentava un luogo in cui il terreno era particolarmente adatto alla coltivazione di alberi da frutto, prima di rivelarsi meraviglioso per la vite. La parcella è costituita da due lieux-dits, posti a circa 250 metri d'altitudine, ed esposti magnificamente ad est: “Les Pasquelles” e "Petingeret". In luogo di quest'ultima dicitura, Jean Marc ci riferisce di aver preferito riportare in etichetta il nome più antico del clos, dedicato a “San Marco”, patrono di una delle più rinomate chiese della denominazione, che aggiunge al nome del cru cui appartiene, quindi i “Les Vergers”, quello del lieux-dit in cui si trova il proprio impianto vitato. Pillot ricava da questo storico lembo di terra uno dei più aggraziati paradigmi enoici dell'aoc: il “Clos st Marc”, infatti, si fa portatore di una grazia che fa della cremosa ricchezza il suo leit-motiv e spazia da un olfatto ampio, tipicamente fitto di speziature bionde a saporosi spunti agrumati, i quali, in bocca, traducono la mineralità oceanica del climat in tattile carnosità fruttata. Annata '23 paglierina luminosa; bouquet che dispensa a raggera cenni di iris, di buddleja, pompelmo rosa, ribes rosso e mineralità gessosa e pietra focaia. Bocca dalla consistenza del velluto muscoloso e scevro da qualsiasi cenno di austerità, dal cuore cremoso, dalla freschezza apprezzabile in questa annata, e dal frutto agrumato esplosivo ed avviluppato attorno ad una venatura salina impreziosente. Senza dubbi, questo prodotto continua a persuaderci di valere la qualità di un 'grand cru' e qualcuno potrebbe scorgere addirittura assonanze con celebri riesling. Un bianco da sogno. Apogeo di consumazione [2030-2045]
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